mercoledì, 20 Ottobre, 2021
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Cinema, Tv e calcio, calano pubblicità e incassi

La 76esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, della Biennale di Venezia ha chiuso i battenti lasciandosi dietro di sé le pose sexy di dive, divi, vip sul redcarpet, le scintillanti premiazioni, gli  applausi, le critiche negative e positive. Ma di tutto questo cosa rimarrà nelle sale cinematografiche?

E più in generale come vanno le cose in Italia nel mondo dell’intrattenimento? La risposta, in generale per ogni settore dello spettacolo, è male. Le oscillazioni in negativo sono sempre più pesanti con qualche sorpresa – e che sorpresa – anche gli ascolti delle partite di Serie A hanno subito un calo. Una discesa inaspettata tanto che nella stagione 2018-2019, la prima del ciclo 2018-2021 con la ripartizione della giornata di campionato tra Sky (sette gare in esclusiva) e Dazn (tre gare in esclusiva), la Serie A avrebbe perso circa 700-500 mila abbonati alla pay-tv e il 30% di audience.

Ora in questo contesto di numeri c’è un’altra sorpresa che lascia non pochi dubbi e incertezze sulle percentuali di spettatori persi, considerato che la Lega di Serie A non rende più noti i dati sugli ascolti delle partite di campionato. Un fatto che la dice lunga nel rapporto tra eventi sportivi, quelli più coperti mediatiaticamente, sponsor e spettatori. Nel caso del calcio nel passaggio dal vecchio al nuovo equilibrio televisivo la Serie A, si sono persi per strada tanti tifosi. Alcuni, secondo gli analisti, non guardano proprio più il pallone, altri hanno trovato vie “alternative” come la pirateria dei collegamenti, fenomeno in crescita allarmante che secondo Fapav (Federazione anti-pirateria) in fenomeno che conta 2 milioni di illegali.

Mentre, ci si chiede, la perdita di abbonati della Serie A di Mediaset che fine hanno fatto? Secondo una ricerca Agcm, il 32% ha sottoscritto un’offerta Sky (o NowTv, la sua piattaforma streaming), il 15% Dazn, il 17% entrambi. Poi c’è una grossa fetta, il 36%, che non ha più niente e non vuole vedere più niente. La diminuzione degli spettatori ha creato un calo nella raccolta di pubblicità e quindi un taglio di programmazione. In generale il fenomeno della disaffezione dei telespettatori colpisce un po’ tutti i settori dal calcio, alla programmazione Tv che avendo meno introiti diventa meno interessante e quindi favorisce l’esodo degli spettatori.

Poi c’è un aspetto demografico rilevante, che si esprime in questi numeri: solo il 40% guarda la televisione, tra le ragioni l’invecchiamento dei telespettatori fenomeno che colpisce in particolare la Rai. Un paio di esempi: l’età media del Tg1 è pari a circa 61 anni – mentre quella della serie pomeridiana di Rai 1, Il paradiso delle signore, – tra poche settimane inizierà la nuova serie – arriva a circa 66 anni. La platea televisiva diminuisce e invecchia. Situazione che mette in difficoltà il duopolio Rai e Mediaset che calano in modo drammatico i ricavi pubblicitari (-39 e -26%) insidiate dal fenomeno della “televisione oltre la televisione” ossia le piattaforme web e con loro un settore sempre più in crescita, quelle delle pay tv ossia Sky e Netfkix.

La crisi, ritornando al cinema, investe in pieno le sale e la vendita di biglietti, nel 2018 sono calati spettatori e incassi nelle sale italiane, con l’unica soddisfazione di vedere un maggior pubblico presente per le pellicole nazionali. E’ il responso che emerge dai dati Cinetel, che rappresentano il 92% delle presenze e il 94% degli incassi dell’intero mercato delle sale, così come registrato ufficialmente dalla Siae.

Nel 2018 al box office italiano si sono incassati 555.445.372 euro (-4,98%  rispetto al 2017, il risultato più basso dal 2006) per un numero di presenze in sala pari a 85.903.642 (-6,89%). E’ cresciuto invece il box office della produzione italiana (incluse le co-produzioni) che nel 2018 ha registrato un incasso di 127,8 milioni di euro (+23,86% rispetto all’anno precedente). Se il cinema italiano in qualche modo si difende, quello statunitense che ha perso terreno soldi e spettatori.

Sempre seguendo i dati Cinetel nel 2018 sono stati distribuiti nelle sale italiane 528 nuovi film di prima programmazione (-8 rispetto al 2017) di cui 210 di produzione o co-produzione italiana (-8 rispetto al 2017). Una curiosità per il botteghino l’incasso maggiore del 2018 è stato registrato dal film “Bohemian Rhapsody” con oltre 21 milioni di euro; mentre il film italiano che ha avuto più incassi è, “A casa tutti bene”, di Gabriele Muccino con 9 milioni di euro. Il genere preferito tra i film italiani rimane la commedia che supera il 54% delle presenze degli spettatori, mentre i mesi con più incassi si confermano dicembre e gennaio, il mese peggiore è luglio.

A rialzare le quotazioni del cinema italiano per la fine del 2019 si spera sia la “forte” campagna di comunicazione che ha accompagnato la premiazione dei David di Donatello, che dovrebbe dare i maggiori effetti per il prossimo autunno. Che si arrivi a tirare un bilancio positivo a fine 2019 ci spera anche il presidente Anica, Francesco Rutelli. “Confidiamo che il 2019 dia inizio anche a un ritorno alla crescita delle presenze nelle sale, che sono e restano più che mai in Italia il fenomeno sociale, culturale e di entertainment numero uno per chi esce di casa. È aperta più che mai la sfida per la qualità dei prodotti per incontrare le aspettative di un pubblico giustamente esigente”.

Infine per la cronaca la mostra del Cinema di Venezia ha tributato – tra i premi più prestigiosi – il Leone d’oro per il miglior film a Joker, di Todd Philips; il Gran premio della giuria è stato assegnato a J’accuse, di Roman Polanski; infine un premio prestigioso anche all’Italia, la Coppa Volpi per la miglior interpretazione maschile è andata a Luca Marinelli, per il film Martin Eden.

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