giovedì, 9 Dicembre, 2021
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Eolico: il vento imbrigliato dalla burocrazia

“Decarbonizzare” è il mantra che sta accompagnando il processo di transizione ecologica nel nostro Paese ma lo Stato se da una parte sembrerebbe concedere alla eco-sostenibilità delle elettriche, dall’altra toglie.

 

Secondo lo Studio Anev/Elemens “Nuovi scenari di decarbonizzazione per l’Italia. Il EU Green Deal e gli effetti sulle rinnovabili elettriche al 2030”, i principali soggetti avversi al rilascio del parere ambientale favorevole per l’eolico sono proprio il Mibact e le regioni, che danno particolare rilievo all’aspetto paesaggistico del progetto in termini di impatto visivo.

L’Anev, l’associazione di protezione ambientale che rappresenta il comparto eolico nazionale in Italia e all’estero, insiste sulla necessità di una conversione culturale per la quale siano gli stessi enti locali, se non i singoli cittadini, a richiedere la presenza delle pale eoliche sui propri territori invece che essere soggetti ostativi. È bene ricordare che quando si parla di rinnovabili non si fa riferimento solo ai vantaggi per l’ambiente e la salute collettiva, ma anche a comparti produttivi ad alta ricaduta economico-occupazionale. Il totale del valore aggiunto solo dell’eolico è pari a 3,5 miliardi di euro e il gettito fiscale pari a 1,1 miliardi di euro, anche grazie al numero di imprese attive nella componentistica delle turbine. I nuovi impianti contribuiscono per ben 2,9 miliardi, mentre il repowering contribuisce per 1,8 miliardi di euro complessivi.

Il problema risiede sempre nella farraginosità e lunghezza degli iter autorizzativi, che risentono anche delle differenze di visione tra regione e regione. Spesso, poi, manca la preparazione necessaria a seguire i complessi processi burocratici. Per le varie autorizzazioni possono occorrere anche sette anni. E questo scoraggia gli investitori, soprattutto stranieri. In questo senso il Decreto Sostegni bis un passo in avanti sembra averlo fatto, modificando il ruolo del ministero. Ma secondo gli addetti ai lavori manca ancora quella semplificazione necessaria a tutta l’architettura delle autorizzazioni, che ancora si rifa’ a linee guida del 2017 considerate già obsolete.

Per poter rispettare gli obiettivi posti dalle Ue per il 2030, l’Italia dovrebbe quintuplicare la sua produzione di energia da rinnovabili e i fondi, sia pubblici sia privati, sembrerebbero non rappresentare il problema. Non mancano neanche le competenze tecnologiche e le capacità produttive tanto da poter aspirare al podio europeo. ”I numeri di Elemens sono l’ennesima conferma che dovremmo correre. E invece siamo fermi”, ha sottolineato Francesco Ferrante, vicepresidente di Kyoto Club. ”Negli anni il settore eolico ha spesso dovuto intraprendere battaglie legali per poter svolgere il proprio lavoro – ha aggiunto Simone Togni, presidente Anev -, con la conseguenza di vedere gli iter autorizzativi rallentati e facendo perdere al Paese il ritorno economico, occupazionale e ambientale. Il Green deal Eu pone degli obiettivi chiari, che il Governo non faccia perdere all’Italia questa grande opportunità”.

 

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