mercoledì, 16 Ottobre 2019
Politica

Dramma della salute

«It’s better die!». È la frase con la quale un taxista statunitense aveva risposto alla domanda di un turista riguardante l’assistenza sanitaria a stelle e strisce. Una risposta che, presto, potremmo sentire anche nel Bel Paese, tenuto conto del incessante sforzo compiuto dalle nostre istituzioni nel tentativo, quasi riuscito nel corso di un ventennio, di mutuare la sanità americana. Proprio in un periodo in cui gli stessi Stati Uniti, a partire dall’Obamacare, stanno cercando di portare avanti un percorso inverso.

L’attuale Governo giallo-rosso eredità una situazione in cui la narrativa dell’esagerazione aveva portato alla tanto delirante quanto inappropriata affermazione di aver sconfitto la povertà. Oggi chi si ammala, ad esempio, di tumore, nonostante una copertura medica garantita dal Sistema sanitario italiano, deve affrontare spese extra quantificate in circa quarantamila euro l’anno. Cifra esorbitante che si aggiunge alla diminuzione delle entrate per via del calo produttivo sul lavoro. Un dramma diffuso da anni oltreoceano al punto da vedere numerosi pazienti rinunciare alle cure oncologiche.

Delineare la politica di un Governo esclusivamente dal colore dei suoi azionisti di maggioranza sarebbe un errore. Una politica sociale non si distingue dall’appartenenza partitica ma dalla volontà dei suoi esecutori di finalizzare il proprio operato al benessere dei cittadini che rappresentano. Un benessere che deve investire soprattutto la salute, quale bene primario di ogni essere umano. Declinare una politica sanitaria in ordine al rendimento economico, ha portato alla parcellizzazione di un sistema sanitario efficiente per lasciare il posto ad una sua regionalizzazione che, di fatto, ha creato malati di serie A e di serie B. Con buona pace di coloro che, nelle parole, si ergono a difensori dei più deboli.

La speranza – perdonatemi il gioco di parole con il nome dell’attuale Ministro – è che l’Italia riscopra quella originalità politica che, negli anni della Prima Repubblica, aveva – aggiungo coraggiosamente – evitato le sirene d’oltreoceano per affermare e far affermare anche in altri Paesi europei, una visione di società compassionevole verso i più deboli senza dimostrarsi intollerante verso le esigenze del capitalismo.

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