martedì, 21 Settembre, 2021
Cronache marziane

Perché la Brexit

 Tornato da Londra e ripreso il suo posto fra le pagine del volume di Flaiano che lo riguarda, Kurt ha ieri sera fatto capolino per raccontarmi la sua esperienza e conoscere da me le novità di questi giorni – dalle vaccinazioni di massa, alle iniziative del Governo –  e, da buon marziano quale egli è,  ha pure provato a mettere in parallelo le iniziative di Boris Johnson con quelle di Mario Draghi, per capire Chi meglio stia aiutando il proprio paese alla “ripartenza” dalla pandemia.

Prima di raccontargliele, ho voluto conoscere quello che sta accadendo nel Regno Unito, dove non si parla tanto di blocco dei licenziamenti, ma piuttosto di rilancio dei costumi e dove i processi nei tribunali sono più che celeri, anche perché i giudici hanno carriere separate da quelle dei pubblici ministeri e questi ultimi (è bene ricordarlo) hanno competenze anche in materia di questioni civili, soprattutto per quel che riguarda le vicende societarie e fallimentari.

Ho anche chiesto notizie sulla politica fiscale del governo inglese e sempre Kurt mi ha spiegato che lì il problema dell’evasione l’hanno risolto da tempo, anche perché la curva delle aliquote è molto più bassa di quella italiana e non v’è dunque convenienza ad architettare meccanismi illegali per abbattere i tetti reddituali come avviene da noi e in altri paesi del continente.

A sentire il Marziano, viene quasi da chiedersi come sia stato possibile – per la Gran Bretagna – approdare nell’Unione Europea e restarvi per così tanti anni, anche se i cittadini di Sua Maestà britannica non vivono in un’isola felice, ma hanno specifici problemi di convivenza fra di loro (basti pensare ai rapporti fra Inghilterra e Irlanda) : problemi che l’adesione alla UE aveva notevolmente attenuato e che possono oggi essere superati solamente ristabilendo la libertà di circolazione delle persone, come avevano imparato ad apprezzarla prima della Brexit.

Quello che però contraddistingue gli inglesi dai cittadini degli altri Paesi europei è l’effettivo attaccamento alle libertà fondamentali dei singoli: la patria della Magna Charta aveva scoperto, ancora prima di quesrt’utima, l’Habeas Corpus (secondo cui il potere giudiziario non può agire alle spalle del cittadino) e poco tempo dopo i suoi abitanti avevano imposto al Re di giustificarsi di fronte al Parlamento per le spese caricate dalla Corona sulle loro spalle di contribuenti.

Non sono differenze di poco conto e – se pensiamo che, in questo momento, l’attenzione del nostro Governo è rivolta proprio alle riforme della giustizia e del fisco, ma sempre in linea di continuità con istituti e metodologie che hanno dato pessima prova di sé – vorrete convenire che non c’è da essere troppo ottimisti a proposito di quello che sarà il risultato finale di queste ennesime riforme.

Due esempi per tutti? Le perplessità della Maggioranza sulla separazione delle carriere fra inquirenti e giudicanti e il recente sussurro di un nuovo ricorso al “redditometro”, nonostante le criticità indicate in proposito dal Garante della privacy.

Continua dunque a mancare una visione davvero “europea” delle riforme da innestare nel sistema amministrativo per farlo funzionare a ritmi compatibili con quelli degli altri Paesi dell’Unione, anche se è ormai venuto meno l’esempio del Paese più efficiente da questo punto di vista: appunto la Gran Bretagna.

È però singolare che perfino un marziano abbia potuto accorgersi dell’esistenza di un tale divario   fra noi e gli altri, mentre Governo e Parlamento continuano a non tenerne conto: di questo passo, rischiamo di rimanere soli, spingendo altri a seguire l’esempio di Boris Johnson!                                                                                                                                                                     

 

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