giovedì, 5 Agosto, 2021
Politica

I 100 giorni di Draghi un’idea di buongoverno

Vaccinazioni, Pnrr e misure per sostenere lavoro e imprese: questi erano gli impegni urgenti che Draghi ha trovato sul tavolo il 14 febbraio a Palazzo Chigi dopo aver giurato con la sua squadra al Quirinale. In 3 mesi un buon lavoro è stato fatto.

Grandi erano, e ancora sono, le aspettative che circondano Mario Draghi alla guida di un governo atipico né solo tecnico, né solo politico, sorretto da una maggioranza che più complicata di così non si poteva immaginare.

E grande è la soddisfazione che, senza partigianeria, si può manifestare guardando il bilancio positivo dei suoi primi 100 giorni. Caratterizzati da lavoro intenso, tra mille difficoltà dovute ai tempi stretti del varo del Pnrr rivisto e corretto e dalla necessità di accelerare con le vaccinazioni e allentare progressivamente la misure che hanno strozzato l’economia

Draghi ha beneficiato di un clima favorevole perfino troppo gravido di attese. Ma ha scelto la concretezza dell’azione day-by-day, senza delineare scenari epocali. E, soprattutto, poco si è dedicato alla politica delle interminabili mediazioni tra i partiti e ha marciato seguendo una linea precisa: evitare la paralisi decisionale abituale dei non-governi, non lasciarsi né influenzare né intimorire dalle sortite di leader politici a briglia sciolta e insistere nella strategia economica espansiva.

Per far ripartire l’economia ha accelerato sulle vaccinazioni affidandole al Generale Figliuolo e sul Pnrr sottraendolo al consueto assalto alla diligenza che tanti appetiti scatena quando si parla di soldi da spendere. E stavolta sono tantissimi.

Semplificazioni, giustizia e fisco

La prima scadenza è il decreto sulle semplificazioni. Più che l’ennesima e inconcludente riforma della Pubblica Amministrazione il decreto dovrebbe cancellare definitivamente o almeno in alcuni casi nel breve periodo, una marea di procedure e di tempistiche che impediscono gli investimenti pubblici e privato. Un gigantesco colpo di spugna che elimini il feudale sistema di tanti piccoli centri di comando ognuno geloso del proprio potere più che delle competenze e ciascuno in grado di fermare per anni l’impiego di risorse. Poi toccherà al fisco e alla giustizia, due temi enormi sui quali Draghi vuole lasciare la sua impronta. Non saranno rose e viole quelle che spunteranno sul suo cammino nei prossimi mesi. Anche perché, oggettivamente, le posizioni dei partiti di maggioranza sono molto divergenti su queste due riforme scottanti.

Luna di miele e luna di fiele

Ma qui Draghi dovrà saper far valere tutta la sua autorevolezza e anche l’abilità di tracciare una rotta praticabile e di non essere costretto a correggerla di continuo rischiando di far sbandare la nave del Governo.

In genere dopo la luna di miele ogni governo affronta la luna di fiele. Draghi ha i nervi saldi e farà del disaccordo tra i partiti l’elemento di forza per indicare una strada che scontenti tutti, dando a ciascuno la possibilità di fare comizi per dire che non era d’accordo. Importante è che il Parlamento approvi riforme vere e non pateracchi.

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