mercoledì, 16 Giugno, 2021
Cultura

Dopo Matera, Vibo Valentia. Un’altra “Capitale” per il Sud

Se qualcuno avesse detto a Carlo Levi o a Corrado Alvaro che Matera e Vibo Valentia un giorno sarebbero diventate Capitali, molto probabilmente i due grandi scrittori lo avrebbero preso per pazzo. E invece con la passione e la testardaggine di alcuni sindaci  il sogno si è avverato. Nel 2019 Matera è diventata Capitale europea della cultura, mentre Vibo Valentia, quest’anno, è stata proclamata Capitale italiana del libro.

Un grande antropologo calabrese, il Professor Vito Teti, ha citato di Sciascia: “La povertà è sorella della poesia”. Fu proprio quello stato di povertà che nulla aveva da spartire con la miseria, a ispirare i racconti lucani  di Rocco Scotellaro  e Leonardo Sinisgalli, di Carlo Levi e Mario Trufelli o quelli calabresi di Mario La Cava e di Saverio Strati, prima che la civiltà rurale incominciasse a declinare. E sempre quello stesso mondo ispirò Corrado Alvaro che, nel 1958,  nel libro “Un Treno del Sud”, scriveva “Il calabrese è curioso di conoscere e di sapere, la sua delizia è ascoltare le persone colte che parlano, anche se  a lui non arriva interamente il senso dei grandi e profondi concetti”

Nella scelta della giuria  per Vibo Valentia si fa riferimento alle “iniziative presentate da Vibo che disegnano una prospettiva di rete territoriale e che possono fare da moltiplicatore in un contesto regionale da indici di lettura molto bassi”.

 E così anche il vento del Sud ha ripreso a girare. La pandemia ci ha obbligato a restare  a casa, a stare in famiglia, a rifugiarci nella riflessione e nella lettura. Sapere che nel Mezzogiorno si legge di più fa ben sperare sull’ acquisizione di un pensiero critico e ancor più sulla maturazione del senso civico,  di cui al Sud si sente spesso la mancanza.

Questo riconoscimento per Vibo Valentia (e simbolicamente per tutta la Calabria) avrebbe fatto tanto piacere anche ad un altro grande intellettuale italiano: Umberto Eco. Fu lui a spiegare Il fascino e l’importanza dei libri, quando ripeteva: “Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito…. Perché la lettura è una immortalità all’indietro.”

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