sabato, 18 Settembre, 2021
Lavoro

Tutti a scuola. Sindacati: 107 mila posti da coprire, basta precariato

Non solo sicurezza e contagi. La scuola vista dalle analisi dei sindacati e associazioni di categoria è un mondo pieno di difficoltà. Affanni , incertezze, riforme solo abbozzate si trascinano da molti anni, in cima ai problemi il record di insegnanti precari. Per fine anno, secondo le proiezioni della Flc-Cgil si arriverà alla punta assoluta di 107 mila posti da coprire e 204 mila supplenze. A sottolineare gli interrogativi su come questo sistema possa reggere sono in molti.

Un nuovo settembre nero per la scuola italiana? I numeri delle cattedre vacanti al 1° settembre 2021 sono impietosi”, scrive la Federazione dei lavoratori della conoscenza della Cgil. Il dubbio dei sindacati è politico e citano i partiti alla ricerca di un loro consenso nel vasto elettorato della scuola

“La politica stenta a trovare la sintesi, il braccio di ferro tra le forze politiche continua a dispetto dei bisogni reali della scuola”, osserva la Flc. Al tema del riordino della scuola se ne sovrappone un altro che è quello del confronto con le organizzazioni sindacali sulla questione della ripresa a settembre che “non decolla”. “Il nodo rimane le assunzioni dei precari, tema su cui si consuma un braccio di ferro teso a guadagnare pezzi di consenso tra i potenziali elettori, neo laureati da un lato, docenti precari dall’altro”, commenta il sindacato. La politica quindi non riesce a guardare lontano. Non solo sulla riforma, l’accesso e smaltimento dei posti dei precari, ma anche sui piani didattici, le riforme mancate hanno innescato un intreccio di norme e limiti lasciando nel guado i precari.

 

FALLIMENTO DELLE POLITICHE DI RECLUTAMENTO

“Il partito del merito finge di non sapere che la scuola si regge sul lavoro di quegli stessi precari che non si vogliono assumere e che l’anno prossimo saranno in cattedra a insegnare ai nostri figli, come lo sono stati quest’anno e negli anni passati”, sottolinea critica la Federazione dei lavoratori della conoscenza,

“Per loro l’accesso ad una formazione metodologica e didattica che gli darebbe l’abilitazione rimane una chimera, mentre trionfa l’idea che le competenze di un docente si misurino in termini di puro nozionismo disciplinare, un assioma ormai superato pressoché in tutta Europa”. Ad aggravare il tutto portando la scuola sull’orlo del disastro è la pandemia. “Già quest’anno, con la seconda ondata di Covid che ha investito il nostro Paese ai primi di ottobre, la scuola ha sperimentato il prezzo delle mancate assunzioni, con più di 200 mila ‘cattedre ballerine’ e operazioni di nomina dei supplenti che si sono protratte fino a gennaio”. Secondo la Cgil il Covid non solo ha sottratto alle nuove generazioni scuola, socialità e apprendimenti, ma ha messo in luce, una “politica con i suoi fallimenti sul reclutamento non è stata da meno, e si può quantificare in non meno di quattro mesi il tempo scuola che tanti alunni e tante classi hanno perduto a causa del boom di cattedre vuote”, osserva con amarezza il sindacato.

Una speranza viene accesa dal tentativo del Ministro Bianchi di fare sintesi, che i sindacati definiscono come “un gesto di concretezza, ma se non avrà il sostegno delle forze parlamentari il prossimo anno vedrà settembre nero per la scuola italiana”. I dati forniti dallo stesso ministero sono chiari, i posti vacanti saranno molti di più dello scorso anno.

Alle cattedre vacanti e ai pensionamenti, che sono comprensivi delle cessazioni d’ufficio per raggiunti limiti di età, vanno aggiunti 5000 posti su sostegno e 1000 posti di scuola dell’infanzia che incrementano l’organico di diritto dal primo settembre del 2021.

Questo porta il totale delle cattedre da coprire a 107.424 e parliamo solo dei posti vacanti.

A questi si aggiungeranno le deroghe su sostegno, che quest’anno hanno raggiunto quota 77.600 e altri 14.142 posti di organico di fatto. Infine i posti COVID, che se verranno riconfermati porteranno le supplenze sino al termine dell’anno a quota 240 mila, toccando un nuovo record negativo per il nostro Paese”. Infine una considerazione resa a malincuore dalla Flc-Cgil.

Così la scuola dell’era Draghi rischia un nuovo record di precarietà”.

 

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