lunedì, 17 Maggio, 2021
Lavoro

Difficile mediazione di Orlando tra sindacati e Confindustria: licenziamenti, prudenza. Riformare gli ammortizzatori sociali

Una partita complessa, tra le più importanti che il Governo Draghi dovrà affrontare. In ballo da un lato oltre un milione di lavoratori che sono appesi dal 2020 al blocco dei licenziamenti dall’altro gli industriali che puntano i piedi su eventuali nuove proroghe. I sindacati nella riunione tenuta con il ministro del Lavoro, Orlando sono stati chiari, (e preoccupati): è necessario rinviare almeno a fine autunno, i licenziamenti che scatterebbero il 30 giugno, Eventualità che Confindustria boccia. La svolta per disinnescare le incognite di un percorso accidentato può arrivare dalla radicale riforma degli ammortizzatori sociali, sollecitata sia dai sindacati e sia da Confindustria.

Sindacati da una parte Confindustria dall’altra. Il Governo in mezzo che cerca di mediare. Tra Cigl-Cisl e Uil, che vorrebbero prorogare il blocco, e gli imprenditori che si oppongono sostenendo che, pur rappresentando il lavoro una “emergenza assoluta”, per ridare forza alla crescita – quindi anche alla occupazione – la priorità va data alla liquidità delle imprese, al rafforzamento del loro capitale; al rientro dal deficit.

Il presidente di Confindustria, Bonomi, indica come strada maestra per uscire dalla crisi una governance dei fondi europei, che abbia una “visione industriale strategica”. I sindacati e il Governo, tuttavia, sanno bene che non è il caso di irrigidirsi: far scattare i licenziamenti a fine giugno significa innescare tensioni sociali oggi insostenibili. L’incontro con il ministro Orlando quindi per le confederazioni sindacali è stato “ricognitivo” ed è lo stesso termine usato dal responsabile del Dicastero. “Il tema è come si affrontano le scadenze di luglio e di ottobre del blocco dei licenziamenti. Dobbiamo capire se ci sono strumenti che possiamo mettere in campo per tornare alla normalità”.

 

AMARTIZZATORI SOCIALI E OPZIONI PER LE USCITE

La svolta per disinnescare le incognite di un percorso accidentato può arrivare dalla radicale riforma degli ammortizzatori sociali, sollecitata sia dai sindacati e sia da Confindustria. In questo contesto c’è anche la possibilità – con la fine di quota 100 – di ridefinire tutele ed uscite anticipate dal lavoro, strumenti per approdare alla pensione, ad esempio, benefici per alcune categorie di lavori usuranti, o dando più spazio alle uscite anticipate previste con Ape sociale e Opzione donna. Strumenti che potrebbero essere incentivati in modo da offrire una migliore occasione a chi decide di uscire dal mondo del lavoro.

Il ministro Orlando non a torto predica cautela sui licenziamenti. “Vorrei sciogliere i nodi più urgenti prima di aprire una discussione su questo tema”, spiega evocando una lunga road map: “spero in un passo avanti sugli ammortizzatori sociali, poi apriremo la discussione sulle politiche attive e contemporaneamente di concentriamo sulla gestione del passaggio della fine di giugno”. Dichiarazione dialogante anche da parte dei sindacati. “Abbiamo chiesto al ministro Orlando di prorogare il blocco dei licenziamenti”, commenta il leader Uil, Pierpaolo Bombardieri, “tenuto conto anche del fatto che, probabilmente, lo stato di emergenza sarà prolungato sino al 31 luglio. Su questo punto, abbiamo registrato una posizione contraria di Confindustria”.

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