lunedì, 17 Maggio, 2021
Politica

Noi e i dittatori. A testa alta insieme, Europa e Usa

Con Patrick Zaki cittadino italiano finiscano le umiliazioni che abbiamo subito dall’Egitto. L’Italia alzi la voce e svegli l’Europa sul rispetto delle libertà e della democrazia. A cominciare dagli abusi in Ungheria e Polonia senza dimenticare i soprusi contro Navalny. Nei confronti dei dittatori non ci si può comportare da pecorelle. Se cediamo a ricatti economici aumentiamo il potere di quei regimi e ne diventiamo succubi anche in termini di dignità oltre che di geopolitica.

Si profila una nuova crisi diplomatica, dopo quella con la Turchia? Stavolta potrebbe toccare all’Egitto, dal quale ancora aspettiamo giustizia per il brutale assassinio di Giulio Regeni.

Il Governo, come chiesto all’unanimità dal Parlamento, dovrà concedere la cittadinanza italiana a Patrick Zaki, lo studente dell’Università di Bologna ingiustamente detenuto nelle carceri egiziane. E il despota del Cairo, il generale Al Sisi stavolta non potrà far finta di niente.

Abbiamo già subito per 5 anni l’umiliazione di continue prese in giro da parte delle autorità egiziane che, a parole, hanno assicurato collaborazione con la nostra magistratura ma, nei fatti, hanno solo messo il bastone tra le ruote alle indagini anche in presenza di schiaccianti testimonianze contro agenti dei servizi segreti del Cairo.

L’Italia , col governo Draghi, darà la sveglia ad un’Europa sonnacchiosa e spesso ignava che chiude un occhio e socchiude l’altro in tema di rispetto della democrazia e dei diritti umani? Ce lo auguriamo.

Nei confronti dei dittatori non ci si può comportare da pecorelle. Se siamo convinti che la democrazia è un sistema superiore alle autocrazie allora dobbiamo avere il coraggio di dimostrarlo e di fronteggiare i regimi dispotici a testa alta.

 

DEMOCRAZIE IN MINORANZA

La democrazia non va di moda nel nostro mondo. Su 7 miliardi di persone solo 400 milioni vivono in Paesi che possono dirsi democrazie complete. Il resto si divide tra democrazie imperfette , dove ci sono limiti alla libertà di stampa e alla partecipazione, regimi ibridi, in cui le elezioni non sono libere, la magistratura non è indipendente e l’opposizione subisce angherie e regimi autoritari dove il pluralismo è assente, le libertà sono violate e i media controllati dallo Stato.

Purtroppo negli ultimi anni il numero delle democrazie complete è diminuito mentre l’autoritarismo si sta diffondendo sempre più, anche nel seno dell’Unione Europea, con Stati come l’Ungheria e la Polonia che tuttora non vengono adeguatamente sanzionati per le loro decisioni illiberali e antidemocratiche. Se le democrazie piegano la testa o fanno finta di non vedere per convenienze economiche, prima o poi le dittature -comunque siano camuffate-prenderanno il sopravvento. La storia ci ha già dato durissime lezioni nel secolo scorso.

 

SVEGLIARE L’EUROPA

Bene ha fatto Draghi dunque a chiamare col nome che merita il despota del Bosforo e bene farà a tenere la barra dritta per respingere qualsiasi tentativo di Erdogan di estromettere l’Italia dalla Libia. Oggi si definiscono con un eufemismo l’eufemismo “democrature” quei regimi  che in varia misura sono invece dispotici, autocratici, tirannici e dittatoriali. Con questi Stati dobbiamo saper trattare, marcando la nostra diversità, protestando fermamente contro gli abusi, impedendo quando ci è possibile che si consumino crimini-come potrebbe succedere  nuovamente nel caso di Navalny, l’oppositore di Putin, sopravvissuto ad un avvelenamento e ora sottoposto in carcere ad angherie disumane che possono minacciare la sua esistenza. Se cediamo a ricatti economici aumentiamo il potere di quei regimi e ne diventiamo succubi anche in termini di dignità oltre che di geopolitica.

L’Italia deve alzare la voce in Europa e richiamare quei Paesi che la democrazia sanno apprezzarla, in primis Francia, Germania e Spagna, a fare fronte comune contro i dittatori e dittatorelli che ci assediano e dei quali non dobbiamo aver paura. È bene che l’Europa si trasformi in una vera fortezza non solo economica ma anche politica e, perché no, militare e che faccia fronte comune con gli Stati Uniti per difendere la libertà e la democrazia dai nuovi nemici.

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