martedì, 18 Maggio, 2021
Attualità

Un bilancio di guerra

Nell’industria il 45% delle imprese sono fragili o a rischio di sopravvivenza, l’export in due settori di punta, quali il tessile e l’abbigliamento è diminuito del 19,5%, i viaggi per lavoro si sono ridotti a circa il 78 %, la crisi del commercio e del turismo è visibile ad occhio nudo e nell’occupazione si sono persi 945.000 posti di lavoro, mentre gli inattivi, quelli cioè che hanno perso ogni speranza e fiducia nel futuro, ha toccato quota 717.000.

Quello tracciato dall’ISTAT è anche un bollettino delle sconfitte e dei traumi che il sistema Italia ha registrato in conseguenza del diffondersi della pandemia. Senza valutare i drammi e le sofferenze, anche psicologiche, dettate da forme di clausura e estraneazione dalla vita sociale.

Un bilancio che ricorda quello del tempo di guerra e che viene aggravato  dall’attenuarsi, fino allo sfinimento, della capacità di reazione civile- quasi patriottica- alla sfida che un morbo sconosciuto e subdolo suscitò tra l’inverno e la primavera dello scorso anno. Si è persa traccia di quei primi mesi e, nella crisi di fiducia, riaffiorano prepotenti i particolarismi corporativi e i localismi, con il risultato di rendere ancora più faticosa la lotta a un morbo crudele.

Eppure, finalmente, ci sono vaccini che potranno segnare una svolta generalizzata e positiva: non aiutano però un’opinione pubblica che ha un disperato bisogno di certezze i distinguo e le riserve su questo o quel vaccino, come, proprio oggi, è avvenuto negli Stati Uniti, da parte dell’autorità federale FDA che pur ne aveva controllato la realizzazione e autorizzato la diffusione, nè aiutano i protagonismi eccessivi di autorità regionali e locali.

Qui si ripropone il tema della demagogia farlocca e del lassismo istituzionale che ha consentito alle Regioni di porsi quasi quali Stati autonomi, ben oltre i limiti imposti nella Costituzione, con la complicità di tanti media che hanno ribattezzato come governatori, sul modello statunitense, coloro che sono semplicemente Presidenti.

Se dalla pandemia potremmo trarre, a cominciare da Governo e Parlamento, gli stimoli giusti per affrontare questo nodo, sulla cui complessità la sinistra ha colpe gravi, allora tante confusioni e isterismi localistici potranno essere eliminati dal nostro orizzonte, specialmente da quello dei giovani.

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