sabato, 15 Maggio, 2021
Attualità

Rifiuti italiani in Tunisia. Sequestro e 7 milioni di multa

Da 26 mila euro al giorno di multa, ad una cifra che ora è salita a sette milioni di euro che nessuno vuole pagare.

A tanto ammontano i costi aggiuntivi per il blocco dei rifiuti rimasti in Tunisia e spediti dall’Italia. Si tratta di container pieni di spazzatura provenienti dalla Campania ora stoccati nel porto di Sousse sotto sequestro preventivo.. A prendere posizione è Legambiente con una nota dove si sottolineano le negligenze, i ritardi e le sanzioni economiche che nessuno vuole pagare.

“Intervenire urgentemente per riportare i rifiuti campani trasferiti in Tunisia”, scrive Legambiente, accogliendo il grido di allarme delle associazioni ambientaliste tunisine, “in attesa di rivalersi nei confronti dei responsabili del traffico all’esito del procedimento giudiziario”. La storia è la solita, in Italia i centri di smaltimento sono inspiegabilmente pochi e sono dislocati al nord, a sud si preferisce esportare dove la spazzatura viene accolta. Con costi esorbitanti e problemi di legalità connessi alla gestione, stoccaggio e smaltimento dei rifiuti.

 

CARENZA CRONICA DI SMALTIMENTO

Negli ultimi due anni Romania e Bulgaria, dopo le proteste degli ambientalisti locali, e inchieste giudiziarie sugli effetti dello smaltimento nei forni dei cementifici, hanno bloccato il via vai di navi che partivano dai porti di Salerno e di Ortona in Abruzzo. “L’Italia è un paese esportatore di rifiuti e la Campania è la prima regione del nostro Paese a dover spedire altrove i propri, non avendone chiuso il ciclo di trattamento e smaltimento sul territorio”, commentano Stefano Ciafani, presidente di Legambiente e Mariateresa Imparato, presidente di Legambiente Campania, “un business importante che vede proprio nel trasporto l’affare principale in cui, come da sempre denunciamo, si insidiano più facilmente le ecomafie, a danno dell’ambiente, della salute, dell’economia sana e delle tasche dei cittadini”.

Una vicenda iniziata nell’autunno del 2019 con la firma di un contratto tra un’azienda con sede a Polla in provincia di Salerno e un’azienda tunisina per l’invio di 120mila tonnellate di rifiuti “non pericolosi” in Tunisia. Il primo carico parte dal porto di Salerno a maggio scorso, una volta ottenute le autorizzazioni dalla Regione Campania. “Ma i container, ispezionati dalla Dogana di Sousse”, ricorda Legambiente, “non contengono rifiuti plastici, come denunciato, ma altri scarti di ogni tipo, che proverebbero, senza nessun trattamento preventivo, dalla raccolta differenziata domestica prodotta da sedici comuni del Cilento”. Dopo il blocco sono scattate le indagini per accertare eventuali responsabilità per il traffico di rifiuti dalla Campania verso la Tunisia con Legambiente Campania che ora intende costituirsi parte civile.

 

POSSIBILI RISVOLTI GIUDIZIARI

Un percorso che ha innescato la richiesta di indicazione del procedimento e della persona offesa alle procure della Repubblica presso i tribunali di Salerno e di Potenza. “A riprova della gravità di quanto emerso, il 22 dicembre 2020”, commenta la presidente di Legambiente Campania Mariateresa Imparato, “in Tunisia dodici persone, tra cui il Ministro dell’ambiente Mustapha Laroui, sono state arrestate e altrettante indagate per i medesimi fatti e la Regione Campania ha bloccato le spedizioni e chiesto alle società interessate di riportare i container in Italia, denunciato la vicenda alla Procura della Repubblica di Salerno.  Risultano inoltre ancora in corso indagini anche da parte della Procura della Repubblica di Potenza”.

Nella sua richiesta l’associazione ambientalista ha evidenziato che, secondo le indagini in corso in Tunisia, i rifiuti in questione sarebbero destinati allo smaltimento in discarica o all’incenerimento, dunque, tipologia non idonea all’esportazione tra paesi UE ed extra UE, secondo la convenzione di Basilea e di Bamako, le cui norme dispongono che i movimenti transfrontalieri sono possibili solo ove il rifiuto sia effettivamente destinato al riciclo. “A ricevere i rifiuti in Tunisia, inoltre, sarebbe stata un’azienda fantasma che”, fa presente Legambiente, “in ogni caso, non avrebbe potuto procedere al trattamento finalizzato al riciclaggio dei materiali”

 

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