mercoledì, 5 Maggio, 2021
Attualità

Il Mediterraneo torni ad essere “mare nostrum”

Il nostro Paese deve riaffermare il suo protagonismo in politica estera. Nel Mediterraneo il nostro ruolo deve essere incisivo sul piano diplomatico e commerciale. Non possiamo subire atti ostili mentre dobbiamo incentivare la cooperazione economica e sociale. Con la Libia riprendiamo il nostro storico rapporto di amicizia e respingiamo ogni ingerenza esterna.  Sosteniamo la linea Draghi che vuole un’Italia più presente sullo scacchiere strategico e mette in riga chi usa la prepotenza nei rapporti internazionali .

Un ruolo da riconquistare. È l’obiettivo che l’Italia deve darsi nella politica estera. Siamo da troppo tempo fermi, esitanti, mentre il mondo è in una fase di evoluzione tecnologica, economica strabiliante. La pandemia ha mostrato in modo drammaticamente diretto l’interconnessione dei problemi, ma, ha anche reso chiaro, come le potenzialità di ricerca, scienza, tecnologie ed economia, che sanno cooperare per salvare miliardi di persone. Si è riflettuto poco su questo sforzo mondiale di cooperazione e impegno sanitario. Una ragione in più per far tornare a recitare all’Italia il ruolo che gli compete come protagonista mondiale in molti campi, dall’industria manifatturiera alla cultura, dal turismo alla moda.

 

L’ITALIA RIPRENDA A FAR SENTIRE LA SUA VOCE

In campo agroalimentare abbiamo conquistato mercati e il favore dei consumatori con prodotti di eccellenza. In primo luogo bisogna impegnarsi nell’area Mediterraneo, – se il temine leadership appare autoritario allora possiamo pure dire “ricostruire” un ruolo – perché l’Italia ha le carte in regola oggi come ieri per rilanciare accordi, sinergie, collaborazioni che sono state proficue per tutti i partners. Bisogna abbandonare i formalismi, muoversi con impegno diplomatico nel ritrovare i legami giusti con Paesi con i quali i nostri rapporti hanno brillato per collaborazione e scambi commerciali. In questi giorni qualcosa si muove, lo ha fatto, per altra questione ma con tono deciso il premier Mario Draghi che di fronte a quello che oggi passa per “sofa-gate”, – ricordiamo l’antefatto – : la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, in visita istituzionale ad Ankara è stata relegata sul divano perché a lei il Presidente turco, Erdogan non ha riservato una sedia . Il primo ministro Draghi nel criticare questo episodio ha definito Erdogan  un “dittatore”, facendone nascere un caso diplomatico. Può essere una giusta levata di scudi di fronte a un episodio istituzionale scorretto, che però riconsegna all’Italia quel libero esercizio di critica, anche duro e realistico, che finora è mancato.

 

IL RISCHIO LIBIA

Sono passati, infatti, sotto silenzio le troppe mire egemoniche della Turchia e della Russia nel Mediterraneo. Nel caso della Libia così evidenti, al punto che l’immigrazione via mare, come riferiscono le fonti di organizzazioni umanitarie, viene controllata dalla guardia costiera libica con il sostegno di quella Turca. La stessa guerra civile in Libia ha visto  confrontarsi sul suo suolo forze esterne che hanno inasprito il conflitto frantumando le possibilità di pace per le quali l’Italia si era attivamente adoperata. Oggi c’è il rischio che una Libia instabile diventi, in modo conclamato, il teatro di una guerra per procura regionale. Non possiamo permettercelo perché l’Italia ne avrebbe maggiori danni. Riprendere quindi il ruolo di una Italia capace di agire in modo chiaro e determinato nelle aree mediterranee a noi prossime è una necessità. La nostra politica estera deve tornare protagonista, con iniziative di pace, di contenimento dell’immigrazione, di rilancio degli interscambi commerciali. Il nostro interesse geo politico nel Mediterraneo deve essere rinsaldato, le cifre ci dicono che gli interscambi valgono 52 miliardi e che le possibilità di crescita con con tutti i Paesi del nord Africa sono enormi. Così come il nostro ruolo di essere di sostegno a progetti di sviluppo e di cooperazione nei settori delle infrastrutture come in quelle sociali. Dobbiamo ripartire con una Italia forte, determinata a riprendere il ruolo che ha avuto e che potrà riconquistare. Possiamo concludere con le parole del presidente Draghi, quelle pronunciate nel suo discorso di insediamento al Senato. “Senza l’Italia non c’è l’Europa. Ma, fuori dall’Europa c’è meno Italia”. Ora tocca a tutti dimostrare le nostre capacità, il nostro impegno per una Italia più grande e autorevole nel mondo.

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