giovedì, 29 Luglio, 2021
Il Cittadino

Leggi ostili e facilitatori

Le cronache romane dell’altro ieri raccontavano di un geometra, che si autodichiarava “il re delle licenze”, il quale si era inventato di sbarcare il lunario, svolgendo in maniera efficiente il proprio lavoro: presentare pratiche per conto di clienti che volevano ottenere le necessarie autorizzazioni amministrative per avviare una attività commerciale.

Sembra pure, secondo le cronache, che “il re delle licenze” non elargisse bustarelle, ma intrattenesse con gli uffici comunali rapporti più che amichevoli, a volte affettuosi: preoccupandosi di trovare un impiego al figlio del funzionario pubblica, una consulenza al cognato di questi; e favori simili.

In cambio di ciò – da quanto mi è sembrato di capire leggendo le cronache – riusciva ad ottenere semplicemente ciò che qualsiasi cittadino dovrebbe facilmente ottenere.

Quello, cioè, che, sulla carta, sembrerebbe “facile”, una cosa che ci spetta di diritto (le cronache parlavano di “corsie preferenziali”, non di altri imbrogli).

Un “facile” da mettere tra virgolette, perché il nostro Stato non laico (e qui ribadisco il mio concetto di “laicità”: non dover chiedere spiegazioni al prete) non concepisce una legge che un cittadino possa comprendere senza la costosa intermediazione di un avvocato o, quantomeno, di un commercialista, né che si possa interloquire con un burocrate senza l’oneroso progetto di un tecnico: anche se il locale prescelto non dovrà essere in nulla modificato rispetto al disegno catastale.

In teoria, difatti, un cittadino che volesse aprire un’attività nel pieno rispetto della legge, – trovato il locale adatto e verificata la sua regolarità urbanistica – dovrebbe limitarsi a raccogliere la documentazione necessaria, presentarla agli uffici competenti per la verifica, ed ottenere, quindi, il permesso richiesto.

Sennonché la verifica potrebbe anche non essere immediata. Il dubbio o la richiesta di chiarimenti (spesso pretestuosa) possono ritardare di mesi se non anni la pratica.

Per meglio spiegarmi riporto dal Corriere della Sera del 16 dicembre 2020 (articolo di Daniela Polizzi): «Apre oggi il nuovo negozio Esselunga a Genova. E non sarà da un punto di vista simbolico un’apertura qualunque visto che ci sono voluti 36 anni di tempo per l’acquisto dello spazio – un ex officina Fiat – del cuore di Albaro a pochi passi dal mare e il taglio del nastro. Era infatti il 1984…».

Intanto chi voleva aprire il negozio per il quale non ha ancora avuto il permesso paga affitto, bollette, e altro. Forse paga anche qualche dipendente: rigorosamente in nero perché l’INPS per la prima assunzione richiede mesi di tempo, prima di registrarla.

Magari quell’aspirante imprenditore non c’è la fa più e apre comunque: sa che certamente avrà la visita dei vigili; magari spera di impietosirli e che chiudano un occhio. In merito qualcosa avevo già detto con “Corruzioncella”, in questa rubrica il 29 novembre 2020. Non è elegante autocitarsi, ma repetita iuvant: «La verità è che piccoli fatti di corruzione sono il pane quotidiano del nostro vivere da “cittadini”, incapaci di esserlo: perché di fronte all’incapacità dello Stato di garantirci i diritti che sulla carta ci riconosce, ci trasformiamo tutti – compreso il sottoscritto, confesso costernato – in “sudditi”. Pronti, di fronte alle difficoltà burocratiche spesso opposte ad arte dal funzionario di turno, a chiedere se si possa “chiudere un occhio” o  cercare piccoli privilegi».

Da qui la ricerca di una  strada alternativa per avere semplicemente ciò che spetta.

È ciò che il funzionario aspetta: un interlocutore a lui noto – come il nostro geometra “re delle licenze” – che quantomeno gli manifesti un po’ di gratitudine. «Ricordati che mi devi un favore», diceva “il padrino” di Mario Puzo.

Un “facilitatore” che ottenga ciò che ciascun cittadino avrebbe diritto di ottenere.

Figura professionale anomala, sempre più presente nei rapporti tra imprenditori e apparati burocratici: ai quali ci si rivolge perfino quando un pagamento dalla P.A. a un privato sia già stato deliberato: perché anche l’erogazione concreta di un pagamento dovuto può essere artatamente ritardato: metodi ce ne sono a bizzeffe.

Con tutta la simpatia che a questo punto mi sento di esprimere al geometra “re delle licenze”, l’augurio che fortemente formulo al neo governo è di arrivare ad una semplificazione burocratica che renda inutile la figura del “facilitatore”.

Basterebbero due norme semplicissime:

  • Art. 1. Nessuna P.A. può richiedere atti e documenti formati da una qualsiasi P.A.
  • Art. 2. Qualsiasi istanza rivolta alla P.A. si intende definitivamente approvata, trascorsi x giorni dalla sua presentazione, se non espressamente rigettata con atto motivato.

Ovviamente norme che comportano precise e dirette assunzioni di responsabilità: che nessuno sarà disposto ad assumersi.

E l’Italia rimarrà imbalsamata da un virus che la assilla impietosamente da sempre e per il quale non c’è vaccino.

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