mercoledì, 22 Settembre, 2021
Politica

Andrea Rotondo (Confartigianato Roma): Governo Draghi, scelte difficili. Lavoro, Ristori e riforma del fisco sono le priorità. Serve il rilancio del Paese e affrontare la fine della pandemia

Il Governo Draghi è ormai composto, i progetti prioritari sono legati a sostenibilità e capacità di generare lavoro e utili. A sostegno di Draghi in molti pensano che il Paese, avrà una svolta positiva.

Abbiamo chiesto al Presidente Andrea Rotondo, della Confartigianato Roma cosa si aspetta dal nuovo esecutivo e quali progetti chiederà per Roma. Prima questione. Il governo Draghi ha ottenuto la fiducia. Inizia un cammino. Lei dottor Rotondo, cosa vede nell’immediato?
“Questo Governo dovrà affrontare subito temi e scadenze da far tremare i polsi. Il 27 febbraio vanno pagati gli stipendi di Alitalia. Il 28 scade la sospensione di 34 milioni di cartelle e 16 milioni di avvisi fiscali.  Entro il 10 aprile andrà presentato alle Camere il Def. È necessario accelerare la campagna vaccinale, rimettere mano ai ristori ed intervenire sul Recovery Plan. Il problema del Recovery non sta nella ripartizione delle risorse fra le priorità programmatiche, quanto nelle riforme di accompagnamento solo accennate e nell’assenza degli obiettivi operativi.  Il 31 marzo termina il blocco dei licenziamenti e sarà necessaria la proroga della cassa integrazione d’emergenza, visto che a fine marzo finiranno per molte aziende le 12 settimane concesse dalla legge di Bilancio. Infine, occorre un’azione di riforma degli ammortizzatori sociali e delle politiche attive del lavoro. Gran parte dei 500 milioni, previsti nella legge di Bilancio, sono destinati all’estensione dell’assegno di ricollocazione ai disoccupati e ai cassintegrati ma la norma esclude le agenzie per il lavoro private. Sarà necessario ridiscutere il reddito di cittadinanza, affrontare le problematiche di chi è stato più colpito dalla crisi pandemica, cioè giovani e donne e ridurre il costo del lavoro.
Al nuovo esecutivo chiediamo un programma finalizzato a superare efficacemente l’emergenza sanitaria e l’immediato rilancio della competitività del nostro sistema imprenditoriale partendo da fisco, pubblica amministrazione e investimenti infrastrutturali.
In riferimento alla nostra Capitale, continuiamo a governare Roma come se fosse uno dei tanti Comuni italiani, quando dovrebbe avere un inquadramento istituzionale diverso iniziando dal dare attuazione alla legge di Roma Capitale (legge 42/2009), che garantisce alla città poteri speciali su commercio, turismo e urbanistica.

Presidente Rotondo lei è a capo di una organizzazione che vede la città di Roma come epicentro di piccole imprese, artigianato, partite Iva, lavoratori autonomi tanti giovani ma anche persone che da una vita lavorano in laboratorio di artigianato. Cosa spera il suo “popolo” di lavoratori e imprenditori dal nuovo Governo?
“Fisco, lavoro e ristori prima di tutto. Siamo ultimi nell’Ue e al 128° posto nel mondo per la pressione del fisco, tempi e procedure per pagare le tasse. Non perdiamo l’occasione per attuare una riforma di sistema intervenendo sull’abrogazione dell’Irap, fisco sulle imprese e detrazioni. Credo che sia finito il tempo delle piccole agevolazioni. Puntiamo su macro interventi come il bonus 110%, magari ancora più semplificato nel suo iter applicativo. Pochi grandi incentivi e diminuzione della tassazione. La riforma dell’Irpef, riguarda oltre 1,5 milioni di imprese individuali e i soci persone fisiche di circa 650.000 società di persone. La Confartigianato è intervenuta recentemente all’Audizione presso le Commissioni Finanze di Camera e Senato sulla riforma dell’Irpef con proposte semplici e di immediata attuazione. Iniziamo con il prevedere il riequilibrio della tassazione IRPEF sui redditi fra i 28.000 e i 55.000 euro, rimodulando le aliquote per questa fascia di reddito. Al primo dei due scaglioni andrebbe applicata un’aliquota inferiore all’attuale 38%, altrimenti lavoro e produttività verranno sempre disincentivati.  L’Introduzione dell’obbligo di fatturazione elettronica e della trasmissione telematica dei corrispettivi ci permette di abrogare adempimenti ormai ridondanti, come lo split payment e il reverse charge. È possibile ridurre dall’8% al 4% la ritenuta applicata sui bonifici che danno diritto a detrazioni d’imposta e innalzare da 5.000 a 50.000 euro il limite che rende obbligatoria l’apposizione del visto di conformità per la compensazione dei crediti IVA.
Per quanto riguarda il lavoro, è necessario investire seriamente sulle politiche attive, sulla formazione professionale e riformare gli ammortizzatori, ampliandone le tutele alle aree escluse e garantendo le specificità settoriali, come l’artigianato, che conta sull’efficienza del proprio Fondo di solidarietà bilaterale.
Durante il recente incontro con il Ministro del Lavoro Orlando, il nostro Presidente nazionale Granelli, ha giustamente posto l’attenzione anche sul rilancio degli istituti professionali e tecnici e il potenziamento dell’apprendistato, sia quello duale di primo livello, che consente di conseguire diplomi e qualifiche professionali unendo istruzione e formazione sul posto di lavoro, sia quello professionalizzante.
Lo sblocco dei licenziamenti, anche graduale, costringerà questo governo a rivedere le nostre politiche attive e quindi, nell’immediato, il ruolo di Anpal e il rapporto tra servizi per il lavoro pubblici e privati. Come detto anche precedenza, in Europa le “buone pratiche” esistono da anni. Basta copiarle e adattarle al nostro contesto.
Infine i ristori. Devono essere proporzionati alle perdite subite dalle imprese. È necessario abbandonare il riferimento ai codici Ateco, che ha penalizzato soprattutto l’artigianato di produzione e magari introdurre il criterio dei costi fissi (affitti, manutenzione, bollette), costi che realmente servono per mantenere in vita le aziende con fatturato in forte riduzione e dipendenti in cassa integrazione”.

Lei è un attento osservatore delle dinamiche socio economiche, la Confartigianato ha presentato idee, progetti e iniziative a tutto campo nel sociale. Ma a suo giudizio quali sono le priorità più stringenti per rilanciare la Capitale e con essa il Paese?
“Comune, Regione e Governo devono costringersi ad avere una prospettiva comune e integrata. La qualità dei tecnici scelti da Draghi nei ruoli chiave dei Ministeri più importanti, speriamo si trasformi in una spinta, magari per una sorta di osmosi, al miglioramento della realtà istituzionale di Roma Capitale.
In riferimento al nostro comparto, gli interventi urgenti sono sul piatto da tempo: macchina amministrativa; tassazione; riqualificazione urbana e insediamenti produttivi; commercio in sede fissa e su area pubblica; artigianato artistico e problematiche della città storica.
Dobbiamo, inoltre, aiutare le nostre micro imprese, che rappresentano più del 90% delle imprese italiane, a rafforzarsi sia finanziariamente, incentivandone la capitalizzazione, sia da un punto di vista dimensionale, senza perdere quella identità artigiana fatta di creatività e ingegno che ci ha sempre contraddistinto in settori quali l’abbigliamento, l’agroalimentare, l’arredamento e la meccanica, per citarne alcuni. Un’identità strettamente collegata all’innovazione ed alla sostenibilità economica, ambientale e sociale.
Confartigianato Roma ha ultimato un piano d’intervento che racchiude le linee strategiche riferite ai macro-temi che impattano sulle nostre categorie. Il piano contiene obiettivi, azioni, strumenti, soggetti abilitatori e periodo di attuazione. Siamo convinti che tra i nostri compiti di rappresentanza ci sia anche quello di offrire al decisore politico locale, strumenti evoluti d’intervento che dettaglino non solo gli obiettivi generali ma anche quelli specifici e operativi. Dobbiamo fare i conti con una città non solo traballante nei suoi servizi essenziali (mobilità, gestione dei rifiuti, verde urbano, urbanistica, turismo) ma sempre meno attrattiva per qualunque realtà imprenditoriale che non porti con sé capitali illeciti. Le sfide di Roma capitale sono quelle del Governo nazionale. O si cambia l’intero paradigma in cui ci si è mossi sino ad ora o rischiamo concretamente di non rialzarci più”.

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