venerdì, 23 Aprile, 2021
Economia

Brexit, agroalimentare: a rischio 3,4 miliardi di esportazioni

Le difficoltà negli scambi commerciali con la Gran Bretagna mettono in pericolo 3,4 miliardi di esportazioni agroalimentari Made in Italy che è l’unico settore cresciuto Oltremanica nel 2020 (+2,3%) nonostante la fase recessiva provocata dalla pandemia.

È l’allarme lanciato dalla Coldiretti in riferimento alle critiche dell’industria del trasporto merci inglese contro il governo britannico per non aver opportunamente valutato le difficoltà che l’accordo ha provocato in termini di ostacoli agli scambi e che ha causato una diminuzione del 68% rispetto al gennaio 2020 delle esportazioni dal Regno Unito verso l’Ue per effetto della Brexit secondo l’Observer. La Gran Bretagna – sottolinea la Coldiretti – si classifica al quarto posto tra i partner commerciali del Belpaese per cibo e bevande dopo Germania, Francia e Stati Uniti.

Dopo il vino, con il prosecco in testa, al secondo posto tra i prodotti agroalimentari italiani più venduti in Gran Bretagna ci sono – continua la Coldiretti – i derivati del pomodoro, ma rilevante è anche il ruolo della pasta, dei formaggi, salumi e dell’olio d’oliva. Importante anche il flusso di Grana Padano e Parmigiano Reggiano. Un flusso commerciale che – sostiene la Coldiretti – rischia di essere messo a rischio dalle tensioni alle frontiere che possono trasformarsi in ritardi, particolarmente dannosi soprattutto per i prodotti deperibili come gli alimentari.

La conferma viene dai casi di confisca da parte di funzionari doganali olandesi di panini al prosciutto e altro cibo a viaggiatori e camionisti provenienti dal Regno Unito sulla base delle norme post-Brexit le quali prevedono che dal 1° gennaio 2021 non è più possibile portare nell’Ue i cosiddetti POAO (prodotti di origine animale) come quelli contenenti carne o latticini sulla base del rispetto delle elevate norme sanitarie e fitosanitarie (SPS) dell’Unione.

Se da un lato i controlli sono fondamentali per garantire la salute pubblica e la salubrità degli alimenti, la mancanza nel trattato sulla Brexit di accordi sull’equivalenza delle norme fitosanitarie per non parlare della tutela delle nuove produzioni a indicazioni geografiche dell’Ue sono aspetti che – conclude la Coldiretti – rischiano di tradursi in pesanti penalizzazioni per l’agroalimentare italiano, che è leader in Europa nella qualità alimentare.

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