martedì, 18 Maggio, 2021
Economia

Industria. +47% il debito delle imprese. Credit crunch, Confindustria chiede il rinvio

Mentre si parla tanto dei miliardi del Recovery Found, mentre si elevano in modo esponenziale le richieste di fondi per coprire ogni settore in crisi, non si parla più del debito – non quello pubblico ma l’indebitamento del sistema produttivo – che sale con una rapidità sconvolgente. Una spirale negativa che ha il potere di trascinare giù economia, progetti e governi. Esagerazioni? Non proprio, basta un solo dato per comprendere la delicatezza di una Italia che già prima della pandemia era assediata da una crisi economica da brivido.

L’accelerazione del 2020 è stata catastrofica. “La somma dei prestiti emergenziali del 2020 e del crollo del cash flow, ha fatto crescere sensibilmente il peso del debito: + 47 miliardi nel solo settore dell’industria”. A sottolinearlo non è certamente un catastrofista, ma un manager realista, Emanuele Orsini, Vice Presidente di Confindustria per il Credito, la Finanza e il Fisco, che lancia l’allarme in modo netto. Il ragionamento segue ciò che è accaduto nei 12 mesi trascorsi dove i prestiti emergenziali con garanzie pubbliche hanno arginato il problema di liquidità che le imprese nel 2020 si sono trovate a fronteggiare in seguito al crollo dei fatturati determinato dalle misure restrittive imposte dalla pandemia. Va ricordato anche che, nella situazione pre-Covid, il debito bancario poteva essere ripagato dalle imprese in modo ragionevolmente rapido grazie al rafforzamento dei bilanci realizzato in Italia nel precedente decennio: 2,2 anni di cash flow nell’industria e 1,9 nei servizi. Ma nel 2020 si è innescato il crollo arrivando alla cifra incredibile di esposizioni debitorie con un più 47 miliardi. L’analisi del Vice Presidente di Confindustria per il Credito, la Finanza e il Fisco, è ampia e fa capo a numeri duri.

Nell’industria, secondo i dati presentati da Orsini, la situazione debitoria è peggiorata in tutti i settori, anche nell’alimentare e chimico-farmaceutico, dove comunque il maggior debito si confronta con risorse interne di poco inferiori ai valori precedenti. All’estremo opposto troviamo comparti come automotive, metallurgia e macchinari, in cui non è “neanche possibile stimare il numero di anni in termini di risorse interne che serviranno per estinguere il debito”, osserva Orsini. Anche nei servizi si registra un indebitamento massiccio e per i settori del commercio, ospitalità e della ristorazione i numeri sono pesantissimi. “Nelle costruzioni”, sottolinea l’esponente di Confindustria, “poi, il peso del debito è più che raddoppiato, da 3 a quasi 7 anni di cash flow. Una situazione che nel tempo rischia di diventare insostenibile”.

Se si pronostica ciò c’è accadrà nel 2021 forse un passo in avanti sarà possibile farlo, il fatturato per gli analisti di Confindustria dovrebbe risalire un po’. Tuttavia, rispetto al 2019 il debito resterebbe più pesante.

Insomma niente risalire miracolose ma solo e ancora un anno pesante. Le attese sono anche legate a ciò che farà il nuovo Governo Draghi. Il cammino per la ripresa sarà lungo e quindi la strada principale rimane il “rafforzare le misure già varate dal Governo all’inizio della crisi mettendo a punto una vera strategia ad ampio spettro, che comprenda interventi di natura fiscale, semplificazioni regolamentari e altre misure volte a favorire l’accesso delle imprese ai mercati finanziari”, ipotizza Orsini. Lo scenario economico è ora legato a doppio filo con quello socio sanitario.

Secondo il Vice Presidente di Confindustria per il Credito, la Finanza e il Fisco, la strada maestra resta la ripartenza dell’economia e i fattori che potranno rilanciarla sono due: una vaccinazione di massa in tempi ragionevoli, che consenta di attenuare le restrizioni che penalizzano consumi e fatturato, procedendo spediti per avere un impatto positivo sul PIL del 2021; il Recovery Plan e gli ingenti investimenti che potrebbe finanziare. Ma i guai non sono nemmeno all’orizzonte, sono ormai nel quotidiano. Per gli industriali le 13nuove regole dell’Eba, in vigore da inizio gennaio, in tema di default, sono non solo oggi fuori luogo ma penalizzano le imprese in un momento delicatissimo. In realtà molto prima dell’entrata in vigore delle regole che prevedono il blocco dei conti in caso di una situazione credito negativo Confindustria aveva avvisato le imprese con una operazione di informazione, ma con l’arrivo della pandemia le cose sono cambiate di molto. “Occorre comprendere”, sollecita infine Orsini, “che regole pensate in uno scenario molto diverso dall’attuale rischiano di ostacolare le possibilità di ripresa dell’economia e quindi è necessaria una revisione o un rinvio”.

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