mercoledì, 26 Febbraio, 2020
Maltempo
Ambiente

Il 2019 delle calamità

L”Orto d’Italia”, fa la conta dei danni per i campi di carote, patate, finocchi e di tutte le specialità orticole, allagati per il maltempo. Calcolo doloroso per gli agricoltori del Fucino, area che rifornisce con la sua produzione l’intera Penisola, che vedono inghiottiti dal maltempo gli utili della produzione 2019. Una distruzione che riguarda tutte le Regioni che invocano lo stato di calamità.

Angelo Giommo
Angelo Giommo

“Se ammontano a milioni di euro”, dice Angelo Giommo, presidente di Coldiretti L’Aquila, “i danni provocati all’agricoltura dall’ultima violenta ondata di maltempo che ha colpito il centro nord, non se la passa meglio l’Abruzzo con particolare riferimento al Fucino con campi devastati dalle piogge. Nei terreni inondati, con il ritorno del sole l’acqua si sta progressivamente ritirando lasciando uno spettacolo disastroso”.

Almeno il 20% della produzione di patate, carote e finocchi è stata compromessa e gli agricoltori, che iniziano a valutare i danni e gli effetti del nubifragio che ha colpito le zone interne, chiedono di avviare le procedure per la verifica e la richiesta dello stato di calamità.

“Nel Fucino il violento nubifragio, con oltre 100 millimetri di pioggia caduta, ha compromesso parte del raccolto”,  prosegue Angelo Giommo, “sono a repentaglio le produzioni principali di cui i nostri imprenditori vivono: patate, finocchi e carote e tutte le eccellenze dell’orto d’Italia attualmente in campo. E’ stato colpito al cuore un territorio a forte vocazione agricola in momento particolarmente delicato, provocando danni enormi su centinaia di ettari, allagando intere coltivazioni, mettendo a rischio il raccolto di un intero anno”.

Per la Coldiretti l’ultima ondata di maltempo fa salire il conto dei danni provocati nelle campagne da una pazza estate in cui l’Italia è stata colpita da ben 462 tempeste di ghiaccio, acqua e vento, il 75% in più rispetto all’anno scorso, secondo una analisi su dati “Eswd, la banca dati europea sugli eventi estremi”, ricorda l’associazione degli agricoltori. Una anomalia climatica che si è manifestata nel corso di tutto il 2019 che è stata segnato da primi mesi dell’anno particolarmente siccitosi ai quali ha fatto seguito un maggio freddo e bagnato. Un mese di giugno al secondo posto tra i più caldi ed un mese di luglio segnato da tempeste e grandine nella prima metà alle quali sono seguiti giorni di gran caldo.

“Si sta verificando una tendenza alla tropicalizzazione che”, conferma la Coldiretti, “si evidenzia con una più elevata frequenza di manifestazioni violente, grandine di maggiore dimensione, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo che compromettono le coltivazioni nei campi con danni per oltre 14 miliardi di euro in un decennio, tra perdite della produzione agricola nazionale e danni alle strutture e alle infrastrutture nelle campagne”. Negli ultimi tre mesi sull’Italia si sono abbattute in media ben 11 tempeste al giorno.

Solo in Veneto «le semine sono state sospese a maggio o rifatte, gli alberi da frutto in ritardo vegetativo, i campi di mais sembrano risaie, i fossati non si distinguono dalle capezzagne, le frane incombono sui paesi di montagna, i fiumi e canali tracimano, il primo raccolto di fieno maggengo è saltato mettendo in difficoltà anche le aziende zootecniche», dice Daniele Salvagno di Coldiretti Veneto.

Nella regione, l’ultima bufera di acqua e grandine ha visto perdite fino al 70% tra serre, campi di ortaggi e vigneti. In Lazio, nella zona di Fiumicino, il maltempo ha divelto serre e colture. Nella zona di Arezzo e della Valdichiana, in Toscana, sono stati colpiti soprattutto i frutteti: pesche, ma anche melanzane, peperoni e zucchine, tabacco, girasole e mais.

Mentre nelle montagne della Lombardia c’è stata una vera e propria strage di mucche: in 27 sono morte scivolando dentro un burrone per via del sentiero reso sdrucciolevole dalla pioggia.

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