domenica, 7 Marzo, 2021
Società

Scuola, “No alla DAD” studenti in presidio davanti al Miur

Prima si sono ritrovati davanti alle loro scuole, poi si sono riuniti tutti insieme sotto al ministero dell’Istruzione per far sentire, ancora una volta, la loro voce. Gli studenti romani degli istituti di scuola secondaria, così come quelli di tutta Italia, questa mattina sono tornati a protestare e a chiedere di essere ascoltati e di tornare a fare lezione in presenza. Arrivano alla spicciolata, non sono neanche troppo coordinati tra loro, ma tutti puntano il dito contro il governo e la ministra Azzolina. “Contro il governo dei padroni, Azzolina dimissioni” cantano con i cori che partono da diversi megafoni, “Se ci bloccano il futuro, noi blocchiamo la città gridano più volte e ancora: “Contro la scuola dei padroni 10, 100, 1000 occupazioni” ma anche slogan sempreverdi: “Se non cambierà, lotta dura sarà”.

Portano tanti striscioni e cartelloni (“Mesi di promesse e non è cambiato niente”, “Il futuro? In sicurezza e in presenza” “Ci siamo fatti sentire, ora ci dovete ascoltare”), giovani e giovanissimi che cercano anche di rispettare le regole del distanziamento, anche se lo spazio davanti al ministero, tra la strada è la corsia preferenziale dei tram di viale Trastevere e quello che è. “Siamo qui perché la situazione scolastica ha dei colpevoli – dice al megafono una studentessa -. Sono la ministra Azzolina, il governo e Nicola Zingaretti (che ha spostato il rientro al 18 gennaio, ndr) senza offrirci nessun tipo di tutela, stanno giocando con il nostro diritto all’istruzione. Hanno strutturato un vero e proprio teatrino ma noi questo non lo accettiamo”.

“Questa pandemia ha solo reso evidenti i problemi strutturali che c’erano da anni – dice un altro dei ragazzi presenti sempre al microfono -. La didattica a distanza non può e non deve sostituirsi alla scuola in presenza, la scuola e altro, la scuola è rapporto umano. Abbiamo il diritto a vivere la nostra scuola, abbiamo il diritto di vivere con i nostri compagni di classe. Non si può creare uguaglianza senza la nostra scuola. Noi vogliamo le nostre scuole aperte e vogliamo rientrarci in sicurezza”.

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