martedì, 30 Novembre, 2021
Società

La Commissione. Nelle Rsa più morti non solo per Covid ma per solitudini e distacchi emotivi. Da uno studio la riforma delle Residenze sanitarie per anziani

L’Anno che ci lascia sarà ricordato come quello dell’isolamento. Della separazione non solo fisica, ma soprattutto emotiva e psicologica. La malattia e l’isolamento nelle Residenza sanitaria assistenziale, (Rsa),
hanno giocato un ruolo drammatico provocando un terzo di morti in più. È il dato definito “sorprendente” attestato ora dalla letteratura scientifica, temi che sono alla base di un documento elaborato dalla: “Commissione per la riforma della assistenza sanitaria e sociosanitaria della popolazione anziana”, voluta dal ministero della Salute e presieduta dall’arcivescovo Vincenzo Paglia. Nel documento si pone in evidenza che le morti in strutture di Residenza sanitaria assistenziale, non sono state causate solo da contagi e Covid ma anche da ciò che esso ha comportato, ossia isolamento, mancanza di contatti affettivi e di parentela. Una solitudine che ha innescato altre patologie che hanno aggravato una situazione di fragilità.

“C’è una vastissima letteratura scientifica che attesta l’incidenza della solitudine in numerose patologie”, spiega il professor Leonardo Palombi, docente di igiene ed epidemiologia all’Università di Tor Vergata, vicepresidente della Commissione, “nel documento abbiamo indicato che l’aumento della mortalità potrebbe essere stimato nel 25-30% ma ci sono studi che parlano anche del 70%, e questo non ci deve stupire”. Inoltre la solitudine porta ad una rinuncia di interessi e aspettative positive.

“La solitudine è un fattore più negativo del fumo di sigaretta, soprattutto in alcune patologie psichiche”, prosegue il professor Leonardo Palombi, “come la demenza senile, ma anche in quelle cardiovascolari”. Il documento analizza in modo sintetico la situazione degli anziani nelle Rsa per arrivare ad auspicare la diffusione “di apposite indicazioni volte a raccomandare la programmazione delle visite dei familiari secondo un criterio composito che tenga conto sia della necessità di ridurre i rischi di contagio sia dell’insopprimibile bisogno di relazione delle persone anziane”, si fa presente nel documento, “in analogia con quanto già elaborato dall’Istituto Superiore di Sanità stesso per altre persone fragili, con l’obiettivo di promuovere il benessere psicosociale degli ospiti e di assicurare un livello minimo di contatti, in presenza e in remoto, in tutte le strutture residenziali”. Su questo mix di rilievi e approfondimenti nasce il nuovo progetto di ridare spazio nei luoghi di assistenza o presenza degli anziani di tener conto delle esigenze di protezione da contagi, “con l’altrettanto inderogabile esigenza di garantire reti di rapporti sociali ed affettivi”. Il documento della Commissione inquadra innanzi tutto il dato statistico innescato da una pandemia che “ha colpito assai duramente gli ospiti delle strutture residenziali, Rsa e case di riposo in particolare”.

Su 1.356 Rsa pubbliche e convenzionate (circa 97.000 ospiti) “9.154 residenti sono deceduti tra il 1 Febbraio ed il 5 maggio. I pazienti con sintomi simil influenzali o positivi al Covid”, si calcola nello studio, “sono stati in totale 3.772, dunque con un tasso di mortalità specifico superiore al 3% in soli 4 mesi. Non è dato sapere quanta parte dei restanti decessi possa essere associata a conseguenze legate all’isolamento”. Ma, si sottolinea, accanto agli effetti del virus, è “plausibile che il prolungato periodo di chiusura delle visite e di ogni forma di contatto, realizzato in gran parte delle strutture residenziali sin dall’inizio della pandemia, abbia causato ulteriori problemi agli ospiti di Rsa e case di riposo”.

E se isolare decine di migliaia di ospiti ha sicuramente ottenuto effetti positivi per quanto riguarda la protezione dalla pandemia, “parimenti le conseguenze di tale isolamento sulla salute fisica e mentale degli ospiti delle strutture sono state rilevanti”. Ora il documento sarà alla base di nuovi programmi di riorganizzazione delle strutture sanitarie dedicate agli anziani alcune cose sono state realizzate con le “stanze degli abbracci”, o con saluti fatti via internet. Nel 2021 si assicura, sarà fatto di più rilanciando l’idea che incontri, visite, e gesti di affetto sono altrettanti umanamente importanti e utili del vaccino.

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