venerdì, 3 Dicembre, 2021
Il Cittadino

Banquier servant cercasi

Jean Pierre Mustier, manager francese alla guida con grandi successi imprenditoriali di Unicredit, ha annunciato le sue dimissioni dall’incarico, dichiarandosi in disaccordo sull’acquisizione – non si capisce bene da chi voluta, ma che sembra più una certezza che un progetto – della banca Monte dei Paschi di Siena.

Nell’editoriale col quale inaugura la sua collaborazione con La Discussione, Elena Ruo pone subito un interrogativo diretto: «Chi ha fatto dimettere Jean Pierre Mustier?».

Auspica, quindi, trasparenza su un’operazione che ha bruciato ricchezza (2,5 miliardi in due giorni la perdita di valore delle azioni Unicredit) e che ha fatto perdere al sistema bancario una guida che lo aveva rilanciato in una dimensione internazionale.

Gli fa da contraltare, nella stessa edizione di venerdì 4 novembre 2020, il bel fondo di Giuseppe Mazzei che, con l’articolo di apertura del giornale, incita il governo a non fungere da spettatore, ma di assumere, invece, una posizione che attivamente «difenda il sistema Italia».

Naturalmente della vicenda non so nulla, se non quello che ho letto sui giornali.

Ne parlo perché – sembrandomi evidente il progetto che sottostà all’abbandono del manager francese – mi ha colpito il mistero su chi sia il “mago Merlino” (così Elena Ruo) che quel disegno ha il potere di attuare. Facendomi sorgere l’interrogativo se, anche nel mondo dell’imprenditoria privata, si possa verificare il fenomeno che ha reso impotente ed inefficace molti settori della pubblica amministrazione e dell’azione dello Stato: la ricerca non di un dirigente leale, ma di un servo fedele.

L’ «affaire Mustier» ha, ai miei occhi di “cittadino”, due prospettive: una trasparente, che è il progetto industriale del ceo Unicredit, comunicato agli azionisti e che ha portato al risanamento di una banca sull’orlo di una crisi gravissima, fino al punto di essere l’oggetto del desiderio di grandi gruppi bancari internazionali (pericolo pure questo, con trasparenza, reso pubblico dal Copasir) e di garantire dividendi da record agli investitori.

L’altra prospettiva, più misteriosa, è l’improvviso balenare della possibilità che Unicredit acquisti il Monte dei Paschi di Siena, banca partecipata pubblica – quindi ovviamente in una situazione economica quantomeno precaria – che il Ministero del Tesoro (che era intervenuto, essendo ministro Padoan, con un “soccorso” di 5,3 miliardi) sembra intenda cedere, individuando proprio nella “ricca” banca Unicredit il soggetto acquirente.

Possibilità negata sul nascere e seccamente da Mustier.

Il quale, però, non ha potuto non cogliere segnali misteriosamente dal ciel piovuti.

Quale la designazione proprio dell’ex ministro Padoan come Presidente del CdA, cooptato nello stesso in seguito ad improvvise dimissioni di una consigliera, motivate da generici “impegni professionali”.

Come nota Andrea Greco (Repubblica del 13 ottobre 2020, «Unicredit-Padoan, la banca sceglie un “ex” per trattare con il Tesoro su Mps e riassetto estero») la nomina è una sostanziale bocciatura del progetto di valorizzazione della rete estera, divenendo così primario, attuale ed esecutivo il mai manifestato intento di rilevare MPS, argomento che neppure era all’ordine del giorno; ma solamente ipotesi che aveva determinato, per l’appunto, soltanto “suggestioni”.

L’interrogativo da “cittadino” che mi suscita la vicenda è se stiamo assistendo anche nell’industria privata alla sostituzione della “lealtà” con la “fedeltà”.

Quindi la rimozione di chi intenda che il suo incarico debba essere svolto con lealtà: dovuta in primo luogo verso l’ente amministrato.

La fedeltà che oggi – soprattutto dai politici si richiede ai soggetti “nominati” a qualche incarico – è cosa differente: perché si tratta di una obbedienza a chi quella nomina ha favorito. Insomma uno “yesman” che deve fare non gli interessi dell’ente, ma del potere che lo ha espresso.

Certamente Pier Carlo Padoan, per la sua personalità, storia e prestigio, non potrà mai essere tacciato di ciò.

È certo, però, che la sua designazione mette fine ad ogni dubbio.

Unicredit che, in ossequio a indicazioni della BCE non ha distribuito dividendi nel 2020 ed ha una grande liquidità (che dovrebbe essere destinata al mercato non all’acquisizione di altre banche), è il soggetto designato all’operazione MPS.

Ora, sempre da “cittadino”, mi piacerebbe fosse spiegato con trasparenza – dovuta per legge al mercato azionario – il nuovo piano industriale Unicredit che spieghi la ragione economica dell’acquisizione.

Se non altro per togliere il sospetto che vi sia un potere, un ignoto “mago Merlino”, che, anche nel settore privato, abbia bisogno non di manager, ma di cavalieri serventi.

Anzi di un “banquier servant”.

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