giovedì, 4 Marzo, 2021
Politica

Conte leader di una nuova area di Centro

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L’Onorevole Bruno Tabacci

On. Tabacci, ieri è stata una giornata a dir poco turbolenta forse la più caotica dei 458 giorni di vita di del Conte Bis. Che cosa succede? Se il Governo venisse battuto sulla riforma del MES, sono in molti ormai a considerare un atto dovuto le dimissioni di Conte. Insomma rischiamo di tornare al voto in piena pandemia?
Certamente. Anche le notizie che sono trapelate in queste ore lasciano intendere che un voto negativo sul MES ci porterebbe dritto filato alle elezioni, con l’aggravante di andare a votare con la vecchia legge elettorale. Occorre serietà e responsabilità dobbiamo essere tutti consapevoli che non esiste una maggioranza diversa in Parlamento.

Come mai secondo Lei Berlusconi ha cambiato idea sul MES?
Io avevo molto apprezzato la sponda offerta da Berlusconi al Governo nei giorni scorsi: Berlusconi è un europeista convinto che a differenza dei suoi alleati a Bruxelles sta nel PPE a fianco di Angela Merkel.
Lo trovavo un atto di coerenza. Il cambiamento della posizione potrebbe essere un problema tattico per cercare un ricompattamento di facciata dell’area di centro destra e soprattutto un tributo pagato a Salvini.

A Salvini ma anche a Giorgia Meloni
Si ma chi ha alzato la voce era stato soprattutto Salvini minacciando “d’ora in poi se voterete il MES non sarete più alleati con la LEGA”.

Al di là delle beghe di politica interna non votare il MES implica anche una possibile rottura con Berlino e Parigi.
È chiaro che l’Europa non tollererebbe un passo indietro e sarebbe per noi un autogol, la credibilità dell’Italia subirebbe un colpo inaccettabile. Non si può bloccare una riforma fondamentale per la stabilità economica e finanziaria oltretutto dopo che abbiamo ottenuto le modifiche e le garanzie richieste.
Appare assurdo rinunciare a questo strumento anche alla luce delle vicende causate nell’economia europea e anche italiana a seguito della pandemia. 

Ieri è stata una giornata molto difficile per Conte e la coalizione vive una fase di palese sofferenza con la grave spaccatura tra i 5 Stelle che non si era mai vista in un partito che ha a maggioranza relativa in Parlamento.
I 5 Stelle stanno pagando un prezzo rilevante tipico di un movimento che non è nato su una base programmatica ma sulla base del “vaffa…” una protesta portata alla massima esasperazione “andremo in Parlamento e l’apriremo come una scatola di sardine”. Invece, si sono dovuti scontrare con la dura realtà dell’azione di Governo; hanno fatto una coalizione prima con la destra adesso con il Partito democratico, le hanno provate tutte. La perdita di consenso dei 5 Stelle è fisiologica

I 5 Stelle sanno benissimo che in caso di elezioni anticipate e con il taglio dei parlamentari voluto da loro, gran parte dei loto deputati e senatori non tornerebbe in Parlamento. Hanno calcolato il rischio insito nella lotta intestina?
Quello dei 5 Stelle mi sembra un atteggiamento totalmente irresponsabile.
Il Presidente della Repubblica ha detto più volte che a questa maggioranza non c’è un’alternativa.

I gruppi dirigenti dei 5 Stelle non hanno al loro interno dei contrappesi. Sono un “non partito” come si autodefiniscono, che non ha neppure delle regole interne. Nei momenti di difficoltà, quando le responsabilità di Governo sono preminenti, appare fisiologica una sorta di fuga dalle responsabilità. Dovrebbero pensarci bene i colleghi dei 5 Stelle perché se si sciolgono le Camere non sono in grado neppure di presentare le liste e molti di loro avranno anche il problema di riorganizzarsi la vita

Veniamo al tema che sta molto a cuore alla Discussione di cui abbiamo ampiamente discusso al convegno di ottobre a Saint Vincent “Laudato Si’: La politica cristiana dal bianco al verde”. Dopo vari tentativi naufragati negli anni scorsi, non pensa che questo sia il momento per costruire un nuovo partito di centro al quale siete in molti a guardare con interesse, cattolici e laici. Il 10 dicembre al Senato sarà presentato il gruppo “interpartitico”, al quale hanno aderito parlamentari di vari schieramenti. Il centro prova ad organizzarsi in una nuova DC?
Io sono rimasto democristiano e quindi sono portato a preferire una prospettiva di equilibrio centrale.

Alla base c’è sempre il problema della legge elettorale. Se il Parlamento, come auspico, approverà una legge su base proporzionale prima della conclusione della legislatura come prevede l’accordo che ha portato alla nascita di quest’ultimo Governo, io penso che ci siano le condizioni. Lo spazio per un’area di centro che si distingua dalla destra e dalla sinistra esiste e va rappresentato. Ci incoraggia anche la sconfitta recente dei sovranisti alle elezioni europee. Molti scenari stanno cambiando. Non bisogna, però, mischiare troppo le questioni religiose, anche perché il mondo cattolico a sua volta risente di numerose divisioni interne nelle quali è bene non infilarsi.

Le due encicliche di Papa Francesco LAUDATO SI’ e FRATELLI TUTTI sono state molto apprezzate anche dal mondo laico e soprattutto ambientalista. Quindi il messaggio può essere anche meno confessionale e più aperto, come si dice, a tutti gli uomini di buona volontà
Non c’è dubbio, infatti, io guardo al Papa ma considero anche quanta acrimonia si è determinata nei confronti del Papa da parte di realtà del mondo cattolico anche italiano. Certamente se noi cogliamo gli stimoli che vengono da LAUDATO SI’ che è un inno alla natura e da quella più recente di FRATELLI TUTTI, vediamo come Francesco abbia lanciato un messaggio di grandissima importanza. Certamente nel programma politico va inserito il problema ambientale: o ci riconciliamo con la natura o mettiamo a repentaglio la stessa sopravvivenza dell’uomo.

Potrebbe essere Giuseppe Conte il leader di questa nuova area di centro?
Penso proprio di sì e all’orizzonte non vedo per ora molte altre figure. Credo che Conte abbia dimostrato di aver preso la politica con molta serietà e passione e non ho difficoltà a dire che la scelta operata allora dal gruppo dirigente dei 5 Stelle sul suo nome si è rivelata giusta. Inoltre non credo che Conte, dopo questa esperienza di Governo, intenda tornare alla sua attività professionale di avvocato e professore universitario. 

Provi a dare un Consiglio politico a Giuseppe Conte
Credo che dopo l’approvazione della legge di Bilancio, che ci sarà a breve, dovrà avviare un chiarimento con i partiti della maggioranza anche alla luce di quello che accadrà in Europa per superare l’ultimo anno che abbiamo davanti prima delle elezioni del Presidente della Repubblica a gennaio 2022.

Ci sarà un rimpasto di Governo prima o dopo che scatti il semestre bianco il prossimo agosto?
Sarà il Presidente del Consiglio a valutare. Gli aggiustamenti non si devono fare al buio e non credo che Mattarella lo consentirebbe.

Un flash sul risiko bancario. Le dimissioni di Mustier sono state seguite da un crollo del titolo in Borsa Come giudica la recente tempesta ai vertici di Unicredit?
Le banche sono state aiutate a seguito della grande crisi molti nodi sono venuti al pettine. Senza aiuti e salvataggi sarebbe state peggio. È una vicenda ce si trascina da anni. Mustier probabilmente piaceva agli investitori. Non è detto che chi gli subentrerà non trovi poi il gradimento dei risparmiatori.

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