lunedì, 30 Novembre, 2020
Politica

Larghe Intese-Pd-5Stallo. Torna il “patto del Nazareno” senza Verdini

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L’avevamo anticipato ieri e oggi sulla stampa è l’argomento-principe. Nelle segreterie, al Quirinale, a Palazzo Chigi, e soprattutto nei corridoi e salotti che contano, si sta parlando, con sempre maggiore insistenza di un nuovo, urgente, “patto del Nazareno”. Parola abusata, sinonimo di inciucio, ma anche di trasversalismo necessario per le “grandi opere”: emergenza politica, istituzionale, economica, pandemica.

Anche se evoca Verdini, il concetto è tornato prepotentemente di moda. Sembra proprio che ci siamo.
A condurre le danze e i giochi è ovviamente il Pd. Non si fida più dei grillini, il rapporto tra loro è ormai ai minimi termini. Zingaretti è stanco di subire gli eventi. Finora ha fatto il pompiere, cercando di razionalizzare il magma-5Stelle-5Stallo; Conte intervenendo agli Stati generali, per salvare capra e cavoli, si è addirittura messo a fare lo psichiatra-pedagogo di Crimi, Di Maio e Di Battista; da una parte, giustificando i loro repentini cambi di rotta (sui temi che li hanno portati a ottenere alle scorse politiche il 30% dei consensi elettorali; temi tutti traditi), dall’altra, invitandoli a “cambiare ulteriormente idea”. Come dire, dovete essere d’accordo con me, per costruire un ponte tra i moderati e i riformisti.

I dem dunque, si stanno guardando intorno. Troppe perturbazioni, interne ed esterne. Dopo la bacchettata della Ue sulla manovra (eccessiva presenza di misure a lunga scadenza), la denuncia sui ritardi dei progetti del Recovery Fund, e l’insanabile frattura sulla gestione politico-sanitaria della pandemia, tra rigoristi e blandi (la guerra del semaforo giallo, arancione, rosso, manca il verde), sono sempre più convinti di lavorare sodo per immaginare nuovi scenari: allargando, ad esempio, a Fi, che da mesi si è dichiarata disponibile a esecutivi emergenziali, con “persone competenti”, evidentemente a disagio dentro un centro-destra a trazione sovranista.

Lo scontro tra Berlusconi e Salvini sulla salvaguardia di Mediaset è stato solo l’ultima di una lunga serie di dispetti e messaggi in codice.
E proprio ieri si è registrato un clamoroso passo in avanti: il Cavaliere si è detto disponibile a votare lo scostamento di bilancio. Cosa che ha mandato su tutte le furie il Capitano.
Ma d’altra parte, Fi non è nuova a questi spostamenti di asse, verso quel centro cui appartiene per Dna: ha votato per la Casellati, per Fico, per Ursula, e sul Mes e il Recovery ha idee nettamente opposte a quelle della Lega.

Se finora l’ipotesi di Larghe Intese ruotava intorno esclusivamente ad un perimetro generale (l’eventuale partecipazione alla scelta del capo dello Stato, si legga tra le righe, gradito a Bruxelles); da oggi la strategia sarà più specifica e pressante. Un governo di tutti, non dispiacerebbe nemmeno a Renzi e a Leu. Dispiacerebbe solo a Salvini e alla Meloni. Un Conte3 o un Draghi1?

(Lo_Speciale)

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