lunedì, 30 Novembre, 2020
Politica

Manovra e Recovery, il “bastone” della Ue e la “carota” di Gentiloni. Cosa ci aspetta

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Se il buongiorno si vede dal mattino c’è davvero poco da stare tranquilli, men che meno allegri.

L’Italia continua ad essere sorvegliata speciale a Bruxelles sia per ciò che riguarda la tenuta dei conti pubblici, nonostante la sospensione temporanea del patto di stabilità per fronteggiare l’emergenza Covid, sia per ciò che riguarda l’accesso ai fondi previsti dal Recovery Fund. L’avvertimento, con tanto di zolletta di zucchero per addolcire la pillola amara, è arrivato non dai Paesi refrattari agli aiuti, bensì dal commissario europeo all’Economia, l’italiano Paolo Gentiloni, il quale a nome della Commissione ha espresso riserve sulla prossima manovra economica che, a detta di Bruxelles, sarebbe priva delle necessarie coperture economiche. Conterrebbe infatti misure non temporanee o non finanziate da coperture pari all’1,1% del pil. 

«Non si tratta di un giudizio negativo nel merito, in questa fase non si richiede nessuna correzione dei conti – fa sapere Gentiloni –  ma dato il livello del debito, è importante che l’Italia, quando prende misure, preservi la sostenibilità di bilancio nel medio termine”.

Della serie: va bene il Covid, va bene che essendo in emergenza si è liberi di sforare i parametri, ma il debito resta e non si può far finta che non ci sia, o che possa essere aumentato senza conseguenze. Repubblica scrive“Gentiloni ha sottolineato che i debiti, anche quelli per Covid, non si cancellano. Ma un problema su come far calare l’indebitamento dei partner Ue esploso con il virus si pone e sarà trattato all’interno della riforma delle regole di Maastricht che l’ex premier presenterà l’anno prossimo: ‘C’è il problema di come rivedere il Patto, nel 2021 ci ritroveremo con un debito Ue superiore al 100% del Pil ed è chiaro che le norme andranno adeguate con maggiore gradualità alla situazione’”.

Insomma l’Italia è avvertita, e se non ci sarà una bocciatura esplicita della manovra Gentiloni lascia comunque intendere che prima o dopo i conti dovranno comunque tornare in ordine, indipendentemente dal fatto che i debiti siano serviti per fronteggiare la pandemia. 

Sempre Repubblica poi denuncia come in Europa stia crescendo la “sfiducia” nei confronti dell’Italia che non starebbe rispettando la tabella di marcia e gli impegni assunti per poter accedere ai fondi del Recovery. “La fiducia che il governo di Roma rispetti la road map inizia a vacillare – scrive il quotidiano diretto da Molinari – Tanto che negli ultimi giorni nella Commissione europea si inizia a fare riferimento a un potenziale ‘caso Italia’, nel caso in cui il governo Conte non dovesse presentare con puntualità il piano nazionale. L’allarme è iniziato a risuonare la scorsa settimana, quando alcuni dei Paesi dell’Unione – l’ultimo è stato la Francia – hanno depositato negli uffici della Commissione i loro progetti”.

L’Italia è in ritardo, anche se il limite non è ancora scaduto, visto che i progetti devono essere presentati entro gennaio: ma i dubbi sulla capacità di farcela crescono di giorno in giorno. All’Italia, secondo gli accordi, andranno 127 miliardi di prestiti e 81 a fondo perduto. Ma è necessario presentare un progetto convincente che giustifichi il trasferimento delle risorse. Entro gennaio dovrà essere presentato un piano generale, una sorta di “impalcatura”. Ma come nella migliore tradizione italiana l’impostazione del piano pare si sia arenata nel governo fra i vari ministri che vorrebbero incassare la torta più grossa dei finanziamenti in arrivo. Che però senza un progetto convincente resteranno bloccati.

Le prossime settimane saranno decisive, ma c’è chi già prevede che la strada per l’Italia sarà tutta in salita. A meno che non prenda in mano le redini una figura di assoluta garanzia per l’Europa. E il governo Draghi sembra sempre di più dietro l’angolo, visto che un’eventuale bocciatura del piano italiano da parte della Commissione con relativo slittamento dello sblocco dei fondi previsti dal Recovery, spingerebbe inevitabilmente Conte fuori da Palazzo Chigi.

(Lo_Speciale)

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