lunedì, 30 Novembre, 2020
Esteri

Europa-Usa: la prima mossa tocca all’Italia

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I leader europei hanno salutato con entusiasmo l’affermazione elettorale di Joe Biden, nonostante Donald Trump non abbia ancora concesso la vittoria e nel pieno di iniziative legali incrociate che rendono infuocata la complessa gestione della “transizione” dei poteri a Washington.

Che Trump non avesse molte simpatie verso l’Europa in genere, e verso Germania e Francia in particolare, è risaputo, ed è, quindi, comprensibile la fretta con le capitali europee vogliono voltare pagina nei rapporti tra le sponde dell’Atlantico.

L’errore che non deve commettere il Vecchio Continente è pensare che tutto dipenda solo da cosa farà chi siederà nella sala ovale della Casa Bianca.

Perché l’America cambi registro serve un’iniziativa che deve partire proprio dall’Unione Europea e non solo da mosse che vengono decise a Berlino o a Parigi.

I quattro anni trascorsi hanno visto troppe incertezze nelle decisioni delle cancellerie europee e una sostanziale inconsistenza della politica estera comune dell’Unione che continua ad essere fatta solo di riti senza una vera e propria identità.

L’Europa, invece, dovrebbe dotarsi di una strategia precisa che si sostanzia nel ruolo che essa vuole giocare sullo scacchiere internazionale.

L’Unione europea vuole ridursi ad una sorta di “espressione geografica” ed economica senza alcuna visione e senza sapere dove andare? Vuole continuare a barcamenarsi di qua e di là finendo per cedere alle tentazioni delle suggestioni cinesi? Davvero Francia e Germania pensano di potersi muovere individualmente al di fuori di una politica comune più ampia e meno nazionalista?

Finora l’assenza di una strategia unica dell’Unione nei rapporti con le grandi potenze non ha portato nulla di buono. L’Europa non conta nulla come soggetto internazionale: ha assistito impotente alla realizzazione di gran parte della Belt and Road Initiative nei porti del Mediterraneo e solo da poco si è accorta del disastro che questo stava comportando per i traffici marittimi; ha lasciato che un Paese come la Turchia si espandesse nel Mediterraneo senza battere ciglio.

La recente decisione di Erdogan di prender di fatto il controllo della Guardia costiera libica è solo l’ultimo atto di una escalation del sultano di Ankara che, di fatto, ha ora ha totalmente nelle sue mani le chiavi dell’immigrazione clandestina che attraversa l’ex Mare nostrum.

Eppure l’Europa avrebbe potuto approfittare della totale assenza degli Usa in quest’area per giocare da protagonista e ritagliarsi uno spazio strategico rilevante.

In attesa che dalla Casa Bianca venga qualche segnale di novità sostanziale e non formale, tocca all’Europa fare la prima mossa.

Questo non significa che la Germania e la Francia, da sole o d’intesa, si debbano muovere per definire una nuova agenda euro-americana. L’Unione nel suo insieme deve definire la linea dei nuovi rapporti con l’amministrazione americana.

E l’Italia, che da decenni è la Cenerentola della politica internazionale tra le grandi potenze, potrebbe farsi carico di lanciare un tavolo comune in sede europea per concordare un’unica via di dialogo e collaborazione tra Europa e Stati Uniti. L’Italia, tra l’altro, nel nuovo anno presiederà il G20 e, forte di questa posizione, potrebbe diventare protagonista delle nuove relazioni politiche ed economiche euro-atlantiche.

La nostra diplomazia, con la sua elevata competenza, è in grado di poter svolgere questo ruolo. Ma è il Presidente del Consiglio che deve fare la scelta: tirar fuori l’Italia dal cono d’ombra in cui si è cacciata, rendere il nostro Paese artefice di una forte iniziativa europea per nuovi rapporti con Washington.

Non si tratta solo di superare le guerre commerciali e rafforzare la cooperazione. L’Italia deve battersi per una visione di lungo respiro con un patto politico strategico che faccia di Europa e Usa, insieme, i protagonisti della scena mondiale, con la loro storia di libertà, democrazia e benessere economico-sociale.

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