mercoledì, 4 Agosto, 2021
Attualità

La pandemia e i valori compromessi

Oggi, conosceremo le nuove norme decise dal Governo per fronteggiare l’impennata della pandemia: un fatto che riguarda, in forme ancora più gravi delle nostre, la quasi generalità del nostro continente e tanta parte del pianeta. Nell’attesa quindi di conoscere quali siano le restrizioni, dettate dal nuovo dpcm, cui dovremo adattarci e che, nell’attesa di un vaccino, sono ancora più o meno analoghe a quelle adottate nei secoli scorsi per la peste, c’è da constatare come l’annunciata strategia di contenimento si costruisca nel segno di contrasti fra Governo, Regioni e poteri locali, di faticose compromissioni e di analoghe divisioni fra le forze politiche.

Ma a segnare in termini ancora più gravi, oscuri e pericolosi questa nuova fase della lotta alla pandemia stanno una caduta dei principi morali che dovrebbero ispirare chiunque abbia responsabilità e l’emersione di una condizione di grande sofferenza del sistema sanitario, che si rivela ben lontano dalle qualità di efficienza e organizzazione vantate fino a ieri.

Proprio ieri il Presidente della Liguria, Toti, è finito nel ciclone di forti polemiche per aver sostenuto, e poi parzialmente corretto, che la morte degli anziani andrebbe valutata considerando che si tratterebbe di soggetti al di fuori di attività produttive.

Affermazioni, queste, per la verità precedute da altre e di altri soggetti nei mesi scorsi, più o meno analoghe e di procedure devastanti in alcuni Paesi del Nord Europa.

Tutte conseguenza di un imbarbarimento esasperato dalla pandemia e di una valutazione della persona come semplice merce, quindi destinata ad essere scartata quando non più utile, come ha più volte denunciato con solitario coraggio Papa Francesco.

Sarà il caso di rammentare come precursori di questa civiltà mortifera dell’utilitarismo siano stati pensatori positivisti del secolo XIX e, poi, i compiaciuti carnefici di Hitler, che attuarono non solo lo sterminio di popoli, ma anche, nella stessa Germania, quello di cittadini segnati da varie forme di menomazione e, quindi, non produttivi.

Le scene delle code di ambulanze dove sono costretti i malati in attesa di ricovero, le bolge di tanti pronto soccorso, la promiscuità fra infermi di Covid e no, in vari ospedali, la necessità di accantonare le cure per ammalati afflitti da altre patologie gravi, dai tumori al cuore, stanno ponendo drammaticamente in luce quanto abbiano pesato i tagli degli scorsi anni alla sanità pubblica e pesino le omissioni nel ricorso ai fondi europei del MES.

Un altro dato che emerge in questo periodo così difficile è il limite del regionalismo, della furbizia dei comportamenti quando si è pronti ad invocare poteri nel tempo della bonaccia, ma rinunciarvi per caricare l’intero peso delle responsabilità sul tanto criticato stato centrale.

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