mercoledì, 2 Dicembre, 2020
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Papa Francesco e i gay, parla Adinolfi: “Spunta le armi non a noi, ma a chi vuole il Ddl Zan”

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L’apertura di Papa Francesco al riconoscimento delle unioni civili e alla legalizzazione delle convivenze fra persone dello stesso sesso contenuta nel documentario di Evgeny Afineevsky presentato alla Festa del cinema di Roma ha provocato un forte dibattito. Il mondo Lgbt ne ha subito approfittato per arruolare il pontefice nella battaglia per l’approvazione del Disegno di legge Zan contro l’omotransfobia osteggiato da molte organizzazioni del mondo cattolico perché considerato lesivo del diritto a difendere la famiglia naturale fondata sul matrimonio. Ma veramente Papa Francesco ha voluto offrire un assist ai promotori del Ddl proprio quando questo si appresta ad approdare in Parlamento? Ne abbiamo parlato con il leader del Popolo della Famiglia Mario Adinolfi, direttore del quotidiano cattolico “La Croce”.

I proponenti il Ddl Zan hanno sostenuto che dopo le parole del papa i cattolici non hanno più armi per opporsi alla legge contro l’omotransfobia. Anche lei si sente disarmato?
“Assolutamente no, anzi se devo dirla tutta mi sento più forte di prima. Rispetto al DDl Zan mi sembra che da oggi sussista una ragione in meno per approvarlo, perché si è reso ancora più evidente come da parte del papa, del Vaticano, della Chiesa cattolica e del mondo cattolico in generale, non esistano ragioni di ostilità preconcetta nei confronti delle persone omosessuali. Quindi la legge Zan è inutile, non serve a niente, non c’è nessun pericolo omofobia da contrastare, e semmai sono i promotori oggi ad avere le armi spuntate”.

Ma le parole di Bergoglio in ogni caso sono o no rivoluzionarie?
“Le parole di Papa Francesco non contraddicono, né modificano, il magistero della Chiesa; e questo non lo dice Mario Adinolfi, lo ha detto padre Antonio Spadaro intervenendo proprio sulle strumentalizzazioni di queste ore. Il papa ha detto che le persone omosessuali non vanno discriminate, vanno accolte nella Chiesa, e se vogliamo essere meticolosi, ha detto in realtà che le famiglie non devono cacciare i figli gay che hanno tutto il diritto di restare nel nucleo familiare ed essere amati. Restare nella famiglia di origine non vuol dire costruirne un’altra. Non solo, Francesco ha ribadito per l’ennesima volta che il matrimonio cristiano è altra cosa rispetto ad un’unione civile, questo indipendentemente dalla necessità di riconoscere diritti alle coppie civili. Ma le unioni civili rimangono ben distinte dal progetto cristiano di famiglia che si costituisce soltanto attraverso il matrimonio fra un uomo ed una donna. Non è che da domani una coppia gay può andare a sposarsi in chiesa. Non capisco proprio dove sia la portata rivoluzionaria di queste parole. Mi sembra evidente che si siano strumentalizzate ad arte delle posizioni già note, nel momento in cui si sta discutendo il Ddl Zan, per poter portare acqua al mulino della propaganda Lgbt”.

La portata rivoluzionaria non sta in fondo nel fatto che Papa Francesco abbia chiesto espressamente il riconoscimento delle unioni civili? Nessun papa lo aveva fatto prima.
“La distinzione fra unione civile e matrimonio l’abbiamo sempre fatta, io stesso nel libro ‘Voglio la Mamma’ sono molto chiaro su questo. Ciò premesso io chiedo l’abolizione della Legge Cirinnà perché altro non è che il grimaldello per ottenere il matrimonio omosessuale ed inserire le coppie gay nel circuito legislativo della famiglia. Per altro proprio ieri la Corte Costituzionale ha stabilito con sentenza che due mamme non possono registrare un bambino all’anagrafe perché è figlio soltanto di chi l’ha partorito. La battaglia che noi del Popolo della Famiglia, e la cultura cristiana in generale, ha portato avanti in tutti questi anni, è legata all’esigenza di difendere l’ordinamento giuridico laddove specifica chiaramente che il matrimonio è soltanto fra un uomo e una donna e che i figli possono essere soltanto figli di una madre e di un padre. E che soltanto con il matrimonio fra uomo e donna si crea l’istituto giuridico della famiglia. Questo concetto è ribadito anche in ambito ecclessiale. Il fatto che il papa lo specifichi  è per me motivo di grande conforto, perché mette a tacere quella parte del mondo cattolico e quei preti, pochi per fortuna, che vorrebbero portare all’altare le coppie gay. Il magistero di Francesco in questi sette anni è stato sempre coerente e lineare. Accogliere le coppie omosessuali è un dovere della Chiesa, che ha sempre distinto il peccato dal peccatore. Ma nell’accogliere il peccatore, non ha legittimato il peccato”.

Insomma, lei non si sente sconfessato nelle sue battaglie pro family?
“Ieri se devo dirla tutta ho tirato fuori le bandiere del PdF perché abbiamo avuto la prova che la nostra cultura politica è quella che ancora regola il nostro Paese. Ieri è stata la giornata dell’orgoglio pidieffino, perché con la sentenza della Consulta abbiamo visto riconfermato il principio giuridico che la famiglia è soltanto quella costituita dal matrimonio fra un uomo e una donna. Questo sia sul piano civile che su quello ecclesiale. La verità è che i media  hanno strumentalizzato le parole del pontefice, che lo ripeto non modificano di una virgola il magistero della Chiesa, per oscurare proprio la sentenza della Consulta. Che esista una lobby mediatica che stabilisce ciò che dobbiamo conoscere e cosa no, deformando per altro un minuto anche confuso del discorso del papa, mi pare sia sotto gli occhi di tutti, e noi a questo gioco non ci presteremo mai”.

(Lo_Speciale)

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