mercoledì, 2 Dicembre, 2020
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Apertura gay. Papa Francesco tra Family Day e lobby Lgbt

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Papa Francesco sa o non sa quello che vuole? Il risultato è che costringe comunque la Chiesa, il popolo dei credenti, e i suoi numerosi interpreti di destra e di sinistra, di comodo e non, a correre ai ripari.

Entriamo nel dettaglio. Se sa quello che vuole, possiamo dire che, l’ennesima apertura ai gay, è perfettamente in linea col suo pontificato. Da una parte, alla vigilia dell’approvazione della legge Zan (colpisce la concomitanza), persiste nel demolire il mondo tradizionalista e conservatore cattolico, ritenuto dogmatico e autoreferenziale (ma che ha partorito il Family Day), aprendosi all’inclusione e al recupero di tanti, troppi cittadini, che negli ultimi decenni hanno lasciato, abbandonato, la fede.

La sua comunicazione, infatti, sta seguendo scientificamente una linea retta: su dieci dichiarazioni, esternazioni, due sono di stampo valoriale, rassicurante, dottrinario (no-aborto, no-eutanasia, no-gender, famiglia naturale), e otto sono di stampo esistenziale, sociale, umanitario (l’ambiente, la corruzione, i diritti civili, la pace).

È il modello dell’“ospedale da campo”. La sua speranza è traghettare un cattolicesimo ormai esanime, svuotato, in una nuova dimensione terrena per poi educare, condurre ad un’altra dimensione, più alta. Dal basso verso l’alto. L’opposto di quello che la Chiesa ha fatto finora: dall’alto verso il basso.

Certo, la gradualità della sua comunicazione si presta a vuoti preoccupanti, che necessitano sempre di correzioni aggiuntive e completamenti lessicali. Ad esempio, il famoso “chi sono io per giudicare”, subito strumentalizzato dal mainstream laicista, era preceduto e seguito, è bene ricordarlo, da affermazioni toste, da precondizioni basilari, come “se i gay si comportano bene”, e sappiamo cosa voglia dire, i famosi atti disordinati, concetto che vale pure per gli eterosessuali – “se cercano Dio” e “se non fanno lobby massoniche”.

Questa volta il tema affrontato sono le unioni civili, la loro legittimità legislativa, e il diritto di ogni gay ad avere una famiglia. Resta da capire se si tratta della famiglia d’origine, il che è sacrosanto (non vanno demonizzati, allontanati, ma accolti, amati, “in quanto figli di Dio”), o della loro futura famiglia. Il che porterebbe inesorabilmente ad altre future, conseguenziali aperture, sui matrimoni gay, le adozioni gay e l’utero in affitto.

Sarà possibile tutto questo? Fino a quando dovremo sorbirci gli interpreti che in modo rituale e stucchevole, si mettono a disquisire sulla differenza tra famiglia e matrimonio, tentando di salvare capra e cavoli?

Se, al contrario, papa Francesco non sa quello che vuole (e non lo crediamo), inquieta e allarma la percezione che in qualsiasi caso alimenta e asseconda, presso l’opinione pubblica mondiale.

Andiamo al sodo: parla di un tema quello delle unioni civili, totalmente superato e risolto dagli ordinamenti laici statuali. Quindi, una sottolineatura inutile. Ripete concetti ovvi, naturalmente facendo esultare la lobby culturale, politica e mediatica Lgbt. E ribadiamolo: le smentite, sono notizie date due volte. Sembra la reiterazione dello schema applicato dopo le note interviste rilasciate a Scalfari, il guru del laicismo nazionale: il papa sapeva o non sapeva quello che faceva? E la tempistica (la legge Zan), induce a più di qualche sospetto “pedagogico”.

La sensazione che si ha è che, invece, molto più mestamente, si tratti di una mega-operazione mediatica per pubblicizzare il nuovo documentario sulla sua vita. E che domani, passate le polemiche, ognuno se la racconterà come vuole.

Ma in tempi di pandemia, con un bisogno profondo di religione vera (che dia a tutti una visione trascendente della realtà e che aiuti gli uomini ad affrontare i limiti, la malattia, la morte), e visto che siamo in presenza della nuova imperante, atea, materialista, “religione del corpo” (la mistica della salute, unica verità accettata), magari ci si aspettava dal Pontefice un’altra presenza, un altro intervento. Più che spostare il tiro sui gay e accettare passivamente tutte le restrizioni ideologiche del “regime Covid”.

Perché, il messaggio che passa, è che se manca la religione nella società, rischia di mancare pure la Chiesa.

E se sul versante laicista ci sono tanti realisti più del re, in grado di manipolare il pensiero del papa (che purtroppo si presta alla manipolazione, cosa che non accadeva con papa Benedetto); che sia venuto il tempo di essere un po’ più credenti e un po’ meno papalini? Invito rivolto ai catto-conservatori e ai catto-progressisti di casa nostra, impegnati in una guerra “guelfi e ghibellini” sterile, astratta e faziosa.

(Lo_Speciale)

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