mercoledì, 2 Dicembre, 2020
Politica

Roma, Calenda e il vicolo cieco del Pd. Perché il leader di Azione potrebbe spuntarla

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Ci mancava pure Carlo Calenda candidato sindaco di Roma. L’ex ministro, leader del movimento politico Azione ha annunciato ai microfoni del programma di Fabio Fazio la volontà di scendere in campo alle amministrative della primavera 2021 per guidare il Campidoglio. E naturalmente la notizia non ha fatto che creare ancora maggiore scompiglio nel Partito democratico, già alle prese con la difficile partita della tenuta del governo.

L’annuncio di Calenda è stato accolto favorevolmente da Italia Viva e Più Europa e molto freddamente dai dem che hanno subito accusato il leader di Azione di voler dividere il campo del centrosinistra. Un campo che però è tutto da ricostruire. La discesa in campo di Calenda appare a tutti gli effetti come una risposta al tentativo del Pd di costruire a Roma un’alleanza con i 5 Stelle, naturalmente con quello che ad oggi appare un’inevitabile passo indietro di Virginia Raggi. Che al momento ha però manifestato l’intenzione di ricandidarsi nonostante fra i grillini non goda di unanimità. Soprattutto l’ala governativa è contraria ad un secondo mandato della sindaca uscente che di fatto renderebbe impossibile la ricerca di un’intesa con gli alleati della maggioranza. E molti sperano in un intervento di Beppe Grillo per convincere Virginia a ritirarsi dalla corsa.

Il Pd inoltre si trova sprovvisto di un nome forte da mettere in campo visti i dinieghi arrivati dai big: da Gentilni a Sassoli fino allo stesso Zingaretti è stato un continuo chiamarsi fuori. Ne ha quindi approfittato Calenda che ha deciso di mettersi in gioco chiedendo l’apopoggio dei dem. I quali hanno risposto invitando lo stesso a sottoporsi alle primarie, che alla fine è sempre lo stratagemma con cui nel Pd cercano di tirarsi fuori dai guai.

Il Pd ha l’esigenza di non rompere il campo cosiddetto progressista,  ma appoggiare Calenda significherebbe automaticamente sbattere le porte in faccia al M5S. Perché tutti sanno che il leader di Azione ha lasciato il Pd proprio per protesta contro la nascita del governo giallorosso e si è detto indisponibile a qualsiasi accordo con i grillini, verso i quali si dichiara avversario tanto quanto lo è di Salvini.

Francesco Storace, politico di lungo corso, una vita da parlamentare, cinque anni da governatore del Lazio, un anno da ministro della Salute, oggi vicedirettore de Il Tempo non ha dubbi: “Alla fine probabilmente – scrive Storace – Calenda sarà proprio il candidato del Pd che, volente o nolente, se lo dovrà caricareperché Nicola Zingaretti vuol chiudere la pratica Roma. E in fondo se perde Calenda non è uno di noi, confidano negli ambienti vicini al segretario, anche se la voglia di assessorati e poltrone della Capitale è enorme. Sta al centrodestra trovare la candidatura adatta. L’auspicio è che si muovano in fretta, perché è bene non lasciare tempo eccessivo all’avversario”.

Sarà davvero così? Come detto il Pd non ha nomi di peso da spendere su Roma, visto che il più gettonato sembra essere quello di Monica Cirinnà fedelissima di Zingaretti e pupilla di Goffredo Bettini, braccio destro del segretario. E sembra al momento molto difficile trovare un candidato condiviso con i grillini che certamente non possono scaricare Virginia Raggi se si ostinerà a rimanere in campo. Un rebus che sta tornando a rovinare i sonni a Zingaretti, proprio ora che i risultati delle ultime elezioni regionali e amministrative lo avevano blindato alla guida del partito. 

(Lo_Speciale)

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