lunedì, 30 Novembre, 2020
Società

Controlli a tappeto nelle palestre. Sos degli operatori: “In due giorni incassi dimezzati”

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Nelle ultime ore i carabinieri del Nas hanno effettuato controlli in diverse palestre e piscine, sia a Roma che in altre città, per verificare il rispetto dei protocolli di sicurezza anti-Covid, condizione essenziale per mantenere aperte le attività.

Nonostante il Comitato tecnico scientifico e i consulenti del ministero della Salute avessero proposto la chiusura degli impianti sportivi, il governo su richiesta delle regioni e grazie alla mediazione del ministro dello Sport Vincenzo Spadafora, ha deciso di concedere una settimana di tempo a palestre e piscine per adeguarsi alle misure di sicurezza, con la minaccia di chiusura totale nel caso in cui fosse riscontrato in più casi il mancato rispetto delle regole.

Una decisione che, comunque la si pensi, è stata giudicata da più parti di cattivissimo gusto, visto che terrà col fiato sospeso per sette giorni gli operatori del settore, molti dei quali hanno speso ingenti risorse in questi mesi per poter mettere i propri impianti a norma. Il sospetto è che si voglia chiudere le palestre sulla base del fatto che alcune non sarebbero sicure, facendo quindi ricadere la responsabilità del lockdown sui titolari. 

Sembra che dai primi accertamenti non sarebbero state riscontrate irregolarità nelle strutture ispezionate fatto questo che per ora porterebbe ad escludere misure restrittive. Ma molto dipenderà dall’andamento dei contagi da qui ai prossimi giorni. Il ministro Spadafora sembra tranquillizzare il mondo dello sport: “Questo mondo si è attrezzato ma ha investito soldi per riaprire, non bisogna penalizzarlo: non esistono evidenze scientifiche di contagi all’interno delle palestre”. Ma poi aggiunge: “L’evoluzione della crisi ci porta però a cambiare le scelte. Se da qui ai prossimi giorni la situazione peggiorerà, saremo costretti a mettere in discussione quanto deciso nelle scorse settimane”.

Insomma, tutto potrebbe cambiare nel giro di pochi giorni o anche di ore. Ma a quel punto, se davvero la curva dei contagi dovesse salire in maniera esponenziale, non sarebbe più soltanto un problema delle palestre e delle piscine, che comunque non sono risultate essere fonte di nuovi focolai, ma di tutti i luoghi di aggregazione, dalle scuole ai ristoranti fino ai bar. Chi potrebbe dirsi al sicuro.

Intanto sui social molti operatori del settore lamentano già come da giorni le palestre siano vuote, con una riduzione consistente delle presenze e degli incassi. Colpa anche della comunicazione del premier giudicata “eccessivamente allarmistica” e che ha portato a demonizzare un intero settore. Quasi fossero appunto le palestre il principale veicolo di trasmissione del Covid.

E c’è chi arriva anche a sostenere che, qualsiasi decisione prenderà il governo, molte palestre saranno comunque costrette a chiudere perché non lavoreranno praticamente più. Come denunciato da Valeria che su Twitter denuncia: “È martedì e in sala c’è meno della metà della gente che c’è di solito. Aggiungerei il fatto che tutto questo terrorismo porterà questa settimana a incassi zero vs. spese fisse. Nonché l’incubo chiusura sopra la testa”.

(Lo_Speciale)

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