martedì, 20 Ottobre, 2020
Società

Piano sociale. Gazzi (Assistenti Sociali): più fondi e riforma dei servizi. Così possiamo battere emarginazione e nuove povertà

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“Il prossimo Piano Sociale Nazionale non finisca per essere un libro di buone intenzioni che rischiano di restare sulla carta”.

È la richiesta degli Assistenti Sociali che sollecitano di definire “ora i livelli essenziali ai sensi della Legge 328 del 2000. La situazione nei territori italiani è precaria, frammentata e incerta”, scrivono, “Mancano professionisti e servizi sufficienti per contrastare la crisi pandemica, la povertà in aumento, la tutela dell’infanzia, l’assistenza alle persone non autosufficienti e la pianificazione e coprogettazione con Terzo Settore e comunità”. La presa di posizione arriva dall’Ordine degli Assistenti Sociali che scrivono una lettera una a firma del Presidente Gianmario Gazzi indirizzata alla ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali Nunzia Catalfo in vista della prossima Legge di Bilancio. Nel documento inviato al ministro si chiede “un forte cambio di rotta, per chiederle di assumere quelle decisioni importanti che tutti noi attendiamo”.

Gli Assistenti Sociali ricordano inoltre come le difficoltà economiche stiano producendo ulteriori disagi e tensioni.

“La salute non significa soltanto assenza di malattia”, sottolineano nel documento citando la crisi Pandemica, “hanno mostrato tutti i limiti di visione politica e gli errori di gestione che abbiamo commesso nei decenni passati nel campo della Sanità, ma anche delle Politiche Sociali. Errori lontani e più vicini. E così riaffiorano problemi già individuati e non valutati perché sommersi dall’euforia del pensare di aver trovato soluzioni a disagi vecchi come il mondo”. Le premesse ora ci sono per la svolta auspicata dagli Assistenti Sociali che chiedono di definire i livelli essenziali.

“Non posso tacere”, commenta Gazzi, “il problema della precarietà che deriva dalla strutturazione a progetto di gran parte dei servizi e al turn over oramai ingestibile ancor più a fronte di una richiesta di integrazione sociosanitaria esponenziale. Quando parlo di livelli essenziali parlo di questo, perché Lei sa che non tutto il Paese è uguale. Ci sono regioni che devono essere messe in condizione di poter costruire e gestire i servizi sociali, tutte devono poterlo fare. Servono servizi strutturati che garantiscano ai cittadini ed ai professionisti una stabilità necessaria per rendere massima la resa degli interventi. Perché il Paese non riparte se non facendoci carico, tutti insieme, delle fragilità”.

“Nessuno strumento, nemmeno il Reddito di cittadinanza, potrà raggiungere i suoi obiettivi di contrasto alla povertà se assieme ai trasferimenti non ci sono servizi, comunità e reti sociali”, prosegue la lettera inviata al Ministro del Lavoro, “Noi assistenti sociali abbiamo fatto la nostra parte e tramite molti professionisti che lavorano coi progetti del RdC supportiamo centinaia di migliaia di persone. Ma lo abbiamo detto molti mesi fa e torniamo a dirlo ora che i dati lo confermano: c’è una povertà che non deriva dalla mancanza di lavoro e aver pensato di risolvere la prima con il secondo è e resta un errore. Abbiamo necessità di investimenti strutturali per garantire i percorsi per chi è più in difficoltà e non ha la possibilità – temporaneamente o per sempre -, di essere inserito nel mercato del lavoro”, illustra il documento.
Gli Assistenti Sociali per coprire le necessità chiedono un ulteriore stanziamento dal governo di un miliardo di euro, serviranno “per garantire diritti sociali a chi ne è escluso, per garantire i livelli essenziali oramai non procrastinabili”, spiega ancora il Presidente degli Assistenti Sociali, ed elenca così cosa potrebbe essere realizzato: un servizio sociale professionale strutturato con un assistente sociale ogni 3000 abitanti dovunque in Italia; una assistenza domiciliare per anziani, non autosufficienti e minorenni.

“Se si pensa”, conclude Gianmario Gazzi, “che il Ministero della Salute soltanto per rinforzare l’assistenza territoriale ha stanziato 1,2 miliardi di euro, la cifra che le chiedo di investire – e che coprirebbe sia i servizi sociali di tutti gli ambiti che l’aumento delle ore di assistenza a persone non autosufficienti e minorenni è più che ragionevole”.

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