martedì, 20 Ottobre, 2020
Cultura

Don Sturzo e il Mezzogiorno. Il libro di Luigi Giorgi e Nicodemo Oliverio: “Il cattolicesimo politico, la questione meridionale e la riforma agraria”. Un percorso storico sull’impegno cattolico, sulla Dc e il ruolo della sinistra e sugli uomini che cambiarono l’Italia

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“Il cattolicesimo politico, la questione meridionale e la riforma agraria”. La Dc, le sue radici cattoliche popolari, sociali, democratiche, i suoi statisti per impegno civile e politico, non finiscono mai di stupire, soprattutto ad una lettura di documenti e analisi degli eventi e la caratura dei protagonisti della ex Dc e dell’ex PCI, così lontani dai battibecchi della politica attuale. Lo stupore infatti arriva per l’ampiezza e la portata delle riforme messe in campo, per le capacità e tenacia di personaggi chiave, per citarne solo tre: don Sturzo, De Gasperi e Moro; statisti, intellettuali, politici, e uomini di cultura con una grande visione di modernità e di giustizia per una Italia che poté diventare potenza mondiale grazie al loro impegno e sacrificio. Il libro: “Il cattolicesimo politico, la questione meridionale e la riforma agraria”, di Luigi Giorgi e Nicodemo Oliverio, (quest’ultimo ex parlamentare Pd ex presidente commissione agricoltura) – con una preziosa introduzione di Francesco Malgeri e saggi di Luca Bianchi e Federica Sindici – è una testimonianza di questo percorso di rinascita e crescita dell’Italia attraverso il resoconto della riforma agraria che promosse una svolta nella economia Nazionale i cui benefici sono ancora oggi tutti presenti. Riforme per il Mezzogiorno, e quindi don Sturzo, temi e idee ancora oggi di portata eccezionale per il futuro dell’Italia.

“Questo libro di Luigi Giorgi e Nicodemo Oliverio ripropone alla nostra attenzione il tema della questione meridionale”, scrive nella introduzione Francesco Malgeri, professore emerito di Storia contemporanea, “che ha profondamente segnato la vita politica, economica e sociale del nostro paese. Per affrontare questo argomento gli autori prendono le mosse dal pensiero meridionalista di Luigi Sturzo, che maturò a contatto con i problemi della Sicilia di fine secolo, si misurò con l’organizzazione del movimento cattolico e con la realizzazione di opere economiche (banche popolari, casse rurali, cooperative), con l’obiettivo di evitare la proletarizzazione delle masse contadine, cercando di scuotere la proprietà terriera, richiamandola ai suoi doveri, cercando di spingerla sulla via di una imprenditorialità moderna, capace di migliorare sia i sistemi di coltivazione sia i rapporti contrattuali con i contadini”. Un progetto che don Sturzo ha in mente in modo chiaro e che conta di attuare, scrive Malgeri, “Obiettivi prioritari erano per Sturzo la riforma dell’agricoltura, la liquidazione del latifondo e lo sviluppo della piccola proprietà contadina, la trasformazione dei sistemi di produzione, lo sviluppo di un’industria legata alla trasformazione dei prodotti della terra, la ripresa dell’artigianato, delle piccole botteghe, messe in crisi dalla concorrenza delle industrie del Nord”. Sono riforme di portata epocale, che hanno avuto come punti di riferimento quelle radici cattoliche rappresentate da uomini di una lungimiranza e infinita umiltà come don Sturzo.

“Questi obiettivi”, scrive ancora Malgeri, nella introduzione al testo di Luigi Giorgi e Nicodemo Oliverio, “si legano alla diretta esperienza di Sturzo nelle organizzazioni contadine, nelle battaglie contro la mafia, contro lo sfruttamento dei lavoratori, nelle battaglie per una sana amministrazione della vita comunale e in difesa dell’autonomia degli enti locali”.

Abbiamo detto della visione di don Sturzo ma sarebbe riduttivo coglierne solo l’aspetto intellettuale e di uomo di fede, l’impegno e la lungimiranza si erano proiettate verso un futuro che ancora oggi a distanza di oltre un secolo è carico di indicazioni preziose.

“Il discorso di Sturzo”, ricorda Francesco Malgeri, “si aprì con la chiara e fondamentale affermazione che “la questione del mezzogiorno” era un problema nazionale “in quanto gli effetti dei problemi che la compongono si ripercuotono in tutta la nazione e in quanto è dovere nazionale risolverlo nella sua intera portata”. La grande portata della azione Sturzo si può comprenderla ancora oggi, perché sottolinea ancora Malgeri, “Sturzo intende inserire i problemi del Mezzogiorno nel più ampio quadro dei rapporti internazionali, rendendosi conto che sia per lo sviluppo dell’economia settentrionale nei rapporti economici e commerciali con l’Europa centrale e danubiana, sia per la politica mediterranea del Mezzogiorno, andavano ricercati nuovi indirizzi di politica internazionale. La “posizione centrale” dell’Italia nel Mediterraneo doveva favorire una politica di pacifica espansione verso l’Africa e il Medio Oriente al fine di valorizzare la nostra economia e gli sforzi produttivi delle nostre industrie e dell’agricoltura”.

Il testo Luigi Giorgi e Nicodemo Oliverio è un esemplare affresco, per precisione di documenti, per puntuali riferimenti, per la cura della raccolta e presentazione del materiale storico, politico e istituzionale, che ci permette di consegnare alla storia dell’Italia un passaggio chiave di una transizione economica e sociale dalla arretratezza al benessere diffuso.

“La ricorrenza dei cento anni dell’appello ai “Liberi e forti” di Don Luigi Sturzo e la ripresa del dibattito sul regionalismo rafforzato, mai del tutto sopito, è stata l’occasione per una rilettura degli scritti del sacerdote di Caltagirone e per riproporre le modalità con cui la Democrazia cristiana, guidata da Alcide De Gasperi, affrontò la riforma agraria”, scrivono nella introduzione gli autori, Luigi Giorgi e Nicodemo Oliverio,
“Il nostro elaborato utilizza quindi come prisma di lettura le posizioni del movimento cattolico, dal Partito popolare alla Democrazia cristiana, e vuole fornire uno sguardo d’insieme su come il cattolicesimo politico pose, all’attenzione del Paese, le difficili condizioni del Mezzogiorno e le proposte che portarono avanti per cercare di risolverle, o quantomeno di alleviare le situazioni più difficoltose e drammatiche, segnate dalla povertà e dalla protervia di una organizzazione fondiaria basata sul latifondo e sullo sfruttamento del lavoro dei braccianti”. Il progetto di emancipazione del sud, per don Sturzo è un progetto che lui affronta come parte integrante di se stesso, un obiettivo sociale e di vita che si integrano.

“Uno Sturzo che al ritorno in Italia”, ricordano Luigi Giorgi e Nicodemo Oliverio, “dopo la fine della seconda guerra mondiale, si batté con acume per cercare di rompere il sistema del latifondo presente in molte zone del Sud e per propiziare opere di bonifica e strutturazione industriale del Mezzogiorno attraverso un complessivo ammodernamento di strutture e infrastrutture che non relegassero il Meridione al semplice ruolo agricolo e di mercato per i beni provenienti dal Nord. E pensando ciò Sturzo si spese, oltre che in una critica ad un eccessivo intervento dello Stato in economia, anche nella promozione di una riforma in senso autonomistico e regionalistico di tutta l’impalcatura istituzionale dello Stato, tenendo ferma comunque l’unità nazionale”. La prefazione si chiude con una sottolineatura personale degli autori, una dichiarazione di “umiltà”, (in un mondo di grossolane auto proclamazioni esistono per fortuna persone di talento e serietà come gli autori del libro che sanno dare una lezione di impegno e dedizione verso la storia) che scrivono, “Restiamo fermi nella consapevolezza che il nostro sia soltanto un contributo, un semplice contributo, in una vasta bibliografia oramai consolidata, ma speriamo anche che esso possa servire a chi abbia voglia di continuare su questo percorso e dare testimonianza della difficile e contrastata vicenda delle politiche per il Mezzogiorno, fra polemiche, ritardi, generosità, attenzione e successi, di un Paese, della sua classe dirigente e dei suoi cittadini”. Il testo si avvale di il prezioso contributo con saggi di Luca Bianchi e Federica Sindici.

Il testo: “Il cattolicesimo politico, la questione meridionale e la riforma agraria”; è edito da “Il Pensiero Edizioni”, al prezzo di 25 euro.

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