martedì, 20 Ottobre, 2020
Cacciari Massimo
Attualità

Lockdown a Natale, Cacciari all’attacco: “Ci faranno morire disperati, altro che Covid”

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Si rischia davvero un nuovo lockdown sotto le feste natalizie? Nessuno, né a livello politico, né tantomeno sanitario sembra assumersi la responsabilità di escluderlo, alla luce dell’incremento dei contagi da Covid in Italia. Non lo esclude Andrea Crisanti, autore del tanto discusso piano dei tamponi che il governo a suo dire non avrebbe mai attuato, tanto che nelle ultime ore il medico è arrivato anche a mettere in discussione la competenza dei componenti il Comitato tecnico scientifico, quello che “consiglia” il governo sulle misure da adottare per contenere il virus. “C’è a mio avviso un problema di Cts, non tanto nella composizione quanto nell’assenza – ha detto Crisanti – È possibile che in un comitato tecnico scientifico non ci siano le migliori menti dell’università italiana?”. Intanto le associazioni di categoria sono sul piede di guerra per le paventate chiusure proprio a ridosso del Natale. Lo Speciale ne ha parlato con il filosofo Massimo Cacciari, molto critico con la gestione dell’emergenza da parte del governo.

Professore, si parla di un lockdown sotto Natale. Cosa ne pensa e quanto è davvero alto questo rischio?
“Temo sia inevitabile alla luce dell’aumento dei contagi che stiamo registrando. Mi sembra che sia un’eventualità altamente probabile purtroppo. Dico purtroppo perché, se ciò avverrà, avremo il disastro economico. Se non moriamo di Covid moriremo di fame, questo il vero dramma”.

Crisanti ha criticato il Comitato tecnico scientifico, quello cioè che detta la linea al governo, sostenendo che mancherebbero gli esperti, ovvero “le migliori menti dell’università italiana”. È così?
“Se lo dice lui che è un esperto, chi sono io per dire che sbaglia?”

Lei ha criticato l’utilizzo massiccio delle mascherine e l’obbligo all’aperto. Perché?
“Perché non servono a niente. Se io cammino su un marciapiede completamente vuoto, mi spiega lei a cosa serve la mascherina? Chi infetto se sto da solo, non mi fermo a parlare con nessuno o magari sto portando a spasso il cane di sera? Io non sono contro le mascherine, ma assurdo pensare di fermare il Covid obbligando tutti a coprirsi naso e bocca quando si sta all’aperto e non si sta a contatto con altre persone. Mi sembra veramente che non sanno che pesci pigliare”.

È stato giusto o no prorogare lo stato d’emergenza fino a gennaio?
“Mi pare una decisione motivata dalla paura”

Paura di cosa?
“Paura di non saper gestire la situazione, l’aumento dei contagi e la crisi economica. La verità è che sono intimoriti da ciò che potrà accadere con nuove misure restrittive che andranno a penalizzare l’economia. Per questo ricorrono allo stato d’emergenza. Ma non si governa un Paese con la paura, che poi spesso porta a scelte sbagliate e dannose. L’ho detto e lo ripeto. Non sono un negazionista, ma assurdo pensare che il Covid possa distruggere l’economia di una Nazione. Qui sembra che l’unica priorità sia quella di impedire che la gente muoia di coronavirus. Giusto, ma non è che poi possiamo fregarcene se il Paese va a rotoli, si perdono centinaia di posti di lavoro, le aziende chiudono e settori come il commercio o il turismo falliscono. E non dimentichiamo nemmeno che non esiste soltanto il Covid, ci sono tante altre malattie per cui si muore ogni giorno”.

Secondo lei il governo cosa dovrebbe fare di concreto?
“Innanzitutto dovrebbe essere più chiaro sul quadro normativo, perché in questi mesi non ci abbiamo capito nulla. Abbiamo assistito ad una confusione senza precedenti che poi ha avuto come conseguenza il caos. Non si è capito cosa si poteva e cosa non si poteva fare. Ciò che era consentito e cosa no. Si poteva correre all’aria aperta ma anche no, si deve indossare la mascherina ovunque ma anche no, si può fare la movida ma senza raggrupparsi.  Servono poche regole, chiare e precise che non si prestino ad equivoci o libere interpretazioni. In secondo luogo bisogna lavorare sugli ospedali, potenziare i reparti di terapia intensiva e fare in modo che l’emergenza Covid non vada a penalizzare l’assistenza per altri tipi di malattie gravi e con un rischio di mortalità più elevato”.

(Lo_Speciale)

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