sabato, 19 Giugno, 2021
Società

Un algoritmo ucciderà la democrazia?

All’inizio del Terzo millennio l’ingegno umano ci ha regalato Internet e quella che sarebbe diventata l’infosfera: un universo senza frontiere in cui tutti possiamo essere connessi, comunicare con grande velocità e disponibilità di mezzi, accedere a fonti di informazione le più varie (e incontrollate), allacciare rapporti sociali, ricostruire reti di amicizie e poter dire la nostra quando e come ci pare non solo sui sofisticati blog ma anche sugli accessibilissimi e numerosi social network.

Se qualcuno 15 anni fa avesse gridato al rischio per la libertà e la democrazia dovuto alla diffusione di Internet e dei primi social, sarebbe stato rinchiuso in manicomio. Il sentire comune era che stavamo per la prima volta nella storia assaporando una libertà pressoché illimitata, un potere individuale di scegliere cosa cercare in rete, cosa leggere, chi conoscere, con chi dialogare. Il tutto per giunta gratis. Cosa si poteva desiderare di più?

Che fosse così era evidente anche alle dittature e ai regimi autoritari che vogliono sapere cosa fanno i loro cittadini e mettere la mordacchia a chi non recita le litanie del potere e tenta di esprimersi al di fuori dell’ortodossia.

Infatti, per molti anni i regimi illiberali, antidemocratici e violenti hanno cercato di impedire la diffusione dell’uso di Internet tra le loro popolazioni e di bloccare gli accessi a determinati siti o social network.

Negli ultimi anni qualcosa sta radicalmente cambiando. I social network e i motori di ricerca sono sempre meno una porta aperta a libero accesso e sempre più un gigantesco raccoglitore ed elaboratore dei dati che noi consapevolmente e inconsapevolmente regaliamo loro.

D’altronde non esistono prodotti gratuiti. Se un prodotto ci viene apparentemente regalato vuol dire che il vero prodotto siamo noi che in qualche modo veniamo “venduti” o usati per far guadagnare chi ci mette a disposizione ampi spazi sulla rete.

Ricevere qualche annuncio pubblicitario in cambio del libero accesso a motori di ricerca e social network sarebbe un prezzo ragionevole da pagare se questo meccanismo non fosse di ben altra natura.

Gli enormi profitti per Google e Facebook derivano non solo dalla profilatura che fanno di noi e che consente loro di inviarci pubblicità mirata ai nostri interessi o fornirci una selezione adeguata di pagine da sfogliare. Questo accadeva fino a qualche tempo fa.

Poi gli algoritmi, mostrando la loro straordinaria potenza, hanno fatto venire agli strateghi dell’infosfera altre idee e non sempre gentili nei nostri confronti. Si è diffusa la convinzione che, oltre a servirci il menù che mostriamo di gradire di più, potevano anche influenzare le nostre scelte elaborando i nostri dati sulla base di quel che è più funzionale alle loro strategie di business e cercando, in qualche modo di “cambiarci”. In pratica i nostri dati non vengono più usati per coccolarci ma per manipolarci, non ci mandano biscottini ma messaggi, informazioni, proposte che mirano a farci fare quello che è più utile ai loro obiettivi.

Questo non vale solo per gli adolescenti, i cui gusti e orientamenti sono più facilmente influenzabili, ma anche per chi è già adulto e viene esposto alle decisioni prese dai maghi degli algoritmi.

Da strumento di libertà assoluta l’infosfera con i social network rischia di diventare il luogo del condizionamento subdolo, operato da potenti algoritmi che lavorano non per noi ma per far aumentare i profitti delle società che ci sembrano così gentili perché ci offrono gratis i loro servizi.

Applicando tutto questo alla politica la conseguenza è terribile. Se i social network possono manipolare le nostre idee, le reti di amicizie, quelli che consideriamo opinion leader, i contenuti che dobbiamo leggere, essi diventano lo strumento più utile che una dittatura possa desiderare. Chi controlla questi algoritmi può gestire le campagne elettorali come meglio crede e “a nostra insaputa” farci arrivare solo i messaggi che servono ad influenzare nella direzione voluta il nostro voto. Nati per consentirci la massima libertà possibile si stanno trasformando in pericolosi nemici della nostra autonomia, insidiosi e sofisticati “persuasori occulti” che usano algoritmi per imbrigliare le nostre menti. Un bel regalo a chi vuol uccidere la democrazia, avvelenandola lentamente e dolcemente senza bisogno di ricorrere alla forza manifesta.

Siamo ancora in tempo per contrastare con regole severe questa degenerazione dell’infosfera. Ma bisogna fare presto soprattutto per proteggere la generazione Z che rischia di crescere in uno stato di alienazione e inconsapevolezza di ciò che a sue spese decidono i signori degli algoritmi.

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