sabato, 19 Settembre, 2020
Politica

Partiti e democrazia. Finanziare la politica si può

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Facciamo scelte di trasparenza, di impegno e di apertura ai modelli europei: un mix tra pubblico e privato, in base al radicamento nei territori di sezioni e iscritti. Far crescere la democrazia è utile a tutti, altrimenti lobby e interessi scaleranno i partiti e la democrazia. Un dibattito da aprire in modo costruttivo e aperto.

“I fatti hanno la testa dura”. È uno delle espressioni, attribuita a Lenin ormai d’uso comune. Ci serve per iniziare un nostro ragionamento politico sul ruolo della organizzazione dei cittadini attraverso i partiti. Abbiamo preso un avversario di rango come Lenin, ossia esperienze politiche radicalmente diverse rispetto alla nostra storia italiana democratica e Dc, moderati e centristi, contro i regimi dittatoriali e autoritari. Tuttavia “I fatti” hanno davvero una loro durezza e, se parliamo di partiti – associazioni di liberi cittadini che esprimano idee e progetti di portata istituzionale – è necessario parlare anche di chi li finanzia. Noi siamo per l’intervento pubblico, la realtà, infatti, ci dice che è stato un errore togliere a quanti fanno politica un sostegno pubblico, minimo ma certo e necessario. L’errore è credere in modo ambiguo e ipocrita che togliere il finanziamento pubblico significa spazzare corruzioni e sperperi.

L’attualità giudiziaria e di cronaca, invece ci dice il contrario. I versamenti privati, di lobby o di variegati imprenditori sconfinano, se vogliamo essere cauti, in spinte per condizionare le scelte politiche e amministrative a favore dei “donatori” che non certo sono disinteressati alle loro questioni private. Ora parlare di sostegno e denaro pubblico ai partiti non deve essere un tabù ma una riflessione seria, pragmatica e civile. A fare il punto della situazione è stato il convegno tenuto lo scorso anno, sul tema:“Rinforzare la democrazia e vigilare sul finanziamento dei partiti”, promosso dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. L’incontro ha posto al centro i principali orientamenti emersi nella prassi europea in materia di regolamentazione del finanziamento dei partiti politici, con l’obiettivo di far emergere sia le principali sfide legate al ruolo del denaro nella politica, sia le possibili soluzioni per garantire trasparenza e responsabilità in tutti i protagonisti (partiti, cittadini, stampa, associazioni della società civile).

Un utilissimo approfondimento per capire come nei vari passaggi di legge, da quando fu istituito il finanziamento pubblico dei partiti con la legge Piccoli del 1974, con i vari tagli successivi fini alla abolizione attuata dal governo Letta che con il decreto-legge n.149 del 28 dicembre 2013, ha messo al bando i fondi per i partiti. Da quel momento è iniziato il valzer delle Fondazioni quelle legate alla politica ed esponenti politici, che sono progetti in bilico tra cultura e promozione di interessi politici e progetti personali.

Le fondazioni possono ricevere denaro dai privati, o disporne per iniziative personali e di pubblico interesse. Le Fondazioni che hanno spesso punto di riferimento esponenti politici, sono nate come funghi. Il loro ruolo però è quello di un tornaconto di immagine elettorale per il politico, per i finanziatori di interagire con le scelte del loro punto di riferimento. Tutto normale se non fosse che poi le scelte spesso coincidono con quelle dei pochi, che con il denaro o “donazioni” riescono a imporsi. In generale se i benefattori sono imprese, e grandi aziende, o potenti gruppi industriali, hanno la possibilità di scalare i partiti che non avendo più nei territori una filiera di sezioni e militanti, ma solo leader allora siamo al partito personale. Cosa oggi attualissima con tutte le distorsioni che ne conseguono.

Nel contempo la fiducia verso la politica non ha riacquistato certo consensi e fiducia. Quindi con o senza fondi pubblici, i partiti devono fare i conti con la loro credibilità. Sappiamo che riconquistare la fiducia non è semplice, serviranno impegno, soprattutto politici capaci di anteporre i problemi dei cittadini alle loro carriere. Servirà trasparenza dei conti, dei bilanci di ciò che entra nei partiti e come verrà utilizzato il denaro. La posta in gioco è alta, non tanto per le casse dei partiti che dovranno abituarsi a spendere poco e bene, ma sono in gioco le sorti della democrazia perché piaccia o non piaccia, e torniamo ai “fatti che hanno la testa dura” con i partiti i cittadini partecipano alla vita democratica del Paese, possono dare indicazioni, far crescere idee e proposte, portare avanti progetti di cambiamento e di rafforzamento della democrazia. Non sono cose marginali, anzi.

Se siamo vissuti mezzo secolo nella pace e nel benessere lo si deve anche alla formazione e impegno dei partiti. Ora sulle soluzioni su come promuovere un ritorno al finanziamento pubblico possiamo discutere e fare sintesi su una nuova proposta. C’è chi aspira al modello tedesco, ossia un mix di intervento privato e pubblico, con dei paletti e con il massimo della trasparenza. O quello Olandese, dove i partiti prendono soldi pubblici in base agli iscritti. In entrambi i casi c’è l’idea che i partiti devono essere ben radicati nel territorio, tra i cittadini ed essere sotto il vaglio dei militanti.
L’importante, invece, in Italia è aprire un confronto, sereno, costruttivo e leale. È vero che i fatti sono duri, ma per citare il nostro Leonardo Sciascia, la democrazia ha anche la fragilità di un vetro trasparenze. Ci vuole poco, molto poco per mandare in frantumi tutto.

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