martedì, 11 Agosto, 2020
Società

Parla Roberta Bruzzone: “Un filo rosso unisce i casi Sgarbi-Morelli e i ragazzi della maglietta”

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Ci sono otto persone indagate dalla Procura di Udine in merito alla vicenda del tavolo prenotato in un locale pubblico a nome “centro stupri”, dicitura stampata pure sulle t-shirt di un gruppo di ragazzi che si sono poi ripresi sui social facendo scoppiare uno scandalo. I ragazzi hanno risposto alle critiche social, prima con il ricorso ad insulti sessisti, poi quando si sono resi conto che la situazione stava prendendo una piega seria, hanno chiesto scusa parlando di una “bravata”. Pressappoco negli stessi giorni la dj e speaker radiofonica Ema Stokhoma denunciava di essere stata ripresa di nascosto con un cellulare sotto la gonna nelle parti intime mentre stava facendo le prove di uno spettacolo, e di essersi trovata di fronte alle battute ironiche dei tecnici del sonoro che hanno ridotto il tutto ad una gogliardata. Eppoi ci sono state le polemiche inerenti lo scontro radiofonico fra lo psichiatra Raffaele Morelli e Michela Murgia, con il primo che ha detto alla seconda “zitta e ascolta” e la furibonda lite in Parlamento fra Vittorio Sgarbi e due colleghe donne, fra cui la vicepresidente della Camera Mara Carfagna. Episodi molto diversi fra loro ma che, secondo alcuni, sarebbero comunque legati da un’unica visione “maschilista e sessista”. Ne abbiamo parlato con la psicologa e criminologa Roberta Bruzzone.

Come è possibile che un gruppo di ragazzi possa girare con una maglietta con su scritto “centro stupri” e addirittura prenotare tavoli nei locali proprio fornendo questo nominativo? Cosa c’è dietro simili comportamenti?
“Direi che il gesto di questi ragazzi rappresenta una sorta di bandiera dei loro valori di riferimento, accompagnata da un certo senso di impunità. Parlerei di effettiva prepotenza e di un desiderio di esercizio del potere sugli altri, in particolare nei confronti del soggetto femminile. Questi comportamenti denotano chiaramente un’immagine dell’altro sesso assolutamente distorta, mortificante, umiliante, una visione scandalosamente sessista”.

Soggetti del genere che si mettono in mostra ostentando la loro appartenenza a questo “centro stupri” sarebbero poi capaci di passare dalle parole ai fatti? Ovvero, sarebbero davvero capaci di  stuprare una ragazza, o il loro è soltanto un comportamento da bulli?
“Questo non possiamo saperlo e non è nemmeno possibile stabilirlo con certezza. Come detto qui emerge chiaramente una visione svalutante della figura femminile, perché come sappiamo lo stupro è un reato orrendo destinato a distruggere completamente la vita della vittima. Capisce bene che presentarsi nei locali come componenti di questo fantomatico centro stupri, equivale già di per sè ad offendere la donna con l’ostentazione di un comportamento degradante e disprezzante. Quando si possiede una simile visione della donna ci si può aspettare di tutto, nulla può essere escluso”.

Loro si sono difesi parlando di una bravata, ma intanto prima di scusarsi pare abbiano replicato alle critiche giunte sui social con il ricorso ad insulti sessisti, oltre che razzisti. Questo che sta a dimostrare?
“E’ evidente che la loro è stata una sorta di sfida. Si sono comportati in quella maniera convinti forse che il loro atteggiamento sarebbe risultato impunito sia a livello penale che nel comune sentire. Ma la cosa davvero preoccupante è che siamo di fronte a ragazzi che sanno perfettamente cosa sia uno stupro e quali conseguenze produce. Per questo dico che non può essere escluso nessun tipo di evoluzione in certi comportamenti. Fossi i genitori di questi ragazzi mi preoccuperei seriamente”.

E come giudicare il comportamento del titolare del locale che ha accettato la prenotazione e messo il cartello con scritto “centro stupri” in bella vista sul tavolo, togliendolo soltanto quando ha capito che la cosa stava circolando sui social?
“C’è alla base di tutto questo una matrice culturale becera e patriarcale, talmente radicata da rendere divertente una cosa del genere. Prendiamo per buona la tesi che il proprietario del locale non sapesse nulla della prenotazione, ma quando questi ragazzi giravano con la maglietta con la scritta sopra, come minimo avrebbe dovuto sbatterli fuori senza se e senza ma. E pare che quello non fosse nemmeno il primo locale dove ostentavano la t-shirt”.

Negli ultimi giorni  c’è stato anche l’episodio di molestie denunciato da Ema Stokhoma che si è vista filmare di nascosto le parti intime, poi lo scontro radiofonico fra Morelli e la Murgia e infine la polemica dei presunti insulti sessisti rivolti da Sgarbi nei confronti della Carfagna e di un’altra parlamentare. Secondo lei tutte queste vicende, anche se molto diverse fra loro, possono essere comunque collegate?
“Assolutamente sì. Esiste un filo rosso che unisce tutti questi episodi. Anche se come ha evidenziato lei si tratta di vicende diverse, ad accomunarle c’è però una comune matrice. Queste manifestazioni comportamentali, per me inaccettabili, sono tutte figlie dello stesso becero sistema patriarcale che vuole la donna sottomessa all’uomo e comunque in una posizione di inferiorità, uno stato che porta a legittimare anche qualsiasi tipo di comportamento nei loro confronti. Il femminile utilizzato unicamente come ornamento da mostrare, nella convinzione che la funzione della donna debba essere essenzialmente quella di piacere. Ciò che fa rabbrividire è però il fatto che esistano ancora moltissime donne pronte ad accettare, tollerare e subire questa degradante condizione. Sapesse quante ragazze dichiarano pubblicamente di desiderare un uomo ricco che le sposi e le faccia fare la bella vita. E in cambio di questo sono pronte a svalutare se stesse”.

(Lo_Speciale)

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