mercoledì, 19 Gennaio, 2022
Editoriale

L’Aquila: una eternità

Sono passati più di dieci anni dal sisma dell’Aquila, che causò 309 vittime, 1.700 feriti e più di 65.000 sfollati. Il terremoto di magnitudo 5,9 della scala Richter, colpì la città dell’Aquila e ben 56 comuni abruzzesi, danneggiando più di 10 mila edifici lasciando ben 48.818 persone senza un tetto. 

Purtroppo, i lavori procedono lenti e a macchia di leopardo. Ricostruire una città non significa solo procedere alla ristrutturazione degli edifici, ma vuol dire anche organizzare luoghi comuni, per rendere possibile quella socialità minima necessaria per la rinascita della comunità cittadina. 

Il caso più emblematico della lentezza della ricostruzione pubblica all’Aquila, è rappresentato dalle scuole. Nonostante l’erogazione dei fondi, nessuna delle scuole è tornata agibile e gli studenti sono ancora costretti a fare lezione nei moduli ad uso scolastico provvisori. È l’immagine più emblematica della ricostruzione a due velocità: più rapida e trasparente quella privata, più lenta e incapace di districarsi tra i meandri della burocrazia, quella pubblica. 

Oggi il 90% delle abitazioni della città non storica è stato ricostruito, anche se alcune stime ci dicono che la ricostruzione privata sarà completata nel 2022. La ricostruzione pubblica, ovvero quella attinente agli edifici e strutture pubbliche, ha fino ad oggi proceduto più lentamente e verrà completata nel 2025. 

I 19 insediamenti del progetto C.A.S.E  (Complessi Antisismici Sostenibili Ecocompatibili) con i suoi 4.500 alloggi,  costruiti in pochi mesi per una soluzione rapida e temporanea per tutti coloro che erano ormai senza una dimora, cominciano a mostrare i primi problemi. 

La ricostruzione del centro storico è ancora indietro, considerata anche la complessità delle operazioni di ricostruzione di edifici di grande pregio architettonico. Dalle analisi dei costi, eseguiti dagli uffici speciali per la ricostruzione, e per capire quanto sia complesso il lavoro di completamento e di ripristino delle strutture, occorrono ancora 7 miliardi e 300 milioni. Nel frattempo, i dati dell’ISTAT registrano una perdita di circa 11 mila posti di lavoro.

Purtroppo, i guai non vengono mai da soli, infatti oltre a quanto già esposto, e dopo aver speso circa 17,4 miliardi di euro per i danni subiti a causa del sisma, paradossalmente la Commissione Europea, per procedura di infrazione per aiuti di Stato, (decisione del 14 agosto 2015) ci chiede anche la restituzione, entro la fine del 2019, di circa 100 milioni di euro per contributi legati al terremoto. 

È vero che all’Aquila tanto è stato fatto, ma anche vero che ancora molto è rimasto da fare. Pertanto, sentiamo l’esigenza di ricordare ai nostri amministratori che il nostro Paese, pur essendo attanagliato da tanti problemi, ha il dovere morale di dare continuità e priorità agli impegni intrapresi. I nostri concittadini ci chiedono rispetto e noi non possiamo che esprimere la nostra solidarietà. 

La solidarietà è un sentimento di fraternità che nasce dalla consapevolezza di un’appartenenza comune e dalla condivisione, e trova espressione in comportamenti di reciproco aiuto e di altruismo.

Gli Aquilani stanno cercando di rimettere in piedi i pezzi delle loro coscienze oltre ai pezzi della loro città; scuotere gli animi è fondamentale, ma trasformare in realtà il sogno della ricostruzione lo è ancora di più.

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