martedì, 24 Novembre, 2020
Editoriale

Confcommercio, corsa delle imprese per le domande a fondo perduto. Rapporto Censis sui consumi: è crollo per le famiglie

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“I contributi” a fondo perduto per le pmi danneggiate dal coronavirus, previsti dal decreto Rilancio “verranno erogati dall’Agenzia delle Entrate entro una decina di giorni direttamente sul conto corrente dei richiedenti che rientrano nei parametri fissati dal legislatore”. A darne notizia è Confcommercio che in questo periodo è impegnata a dare supporto e indicazioni agli associati. Ad assicurare e confermare la tempistica con la possibilità dei contributi a fondo perduto è il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini.

“La procedura che abbiamo realizzato con Sogei”, spiega, “consentirà di presentare la richiesta on line sul nostro sito Internet oppure tramite il canale Entratel inviando la domanda già precompilata dai software gestionali di cui già si avvalgono i contribuenti e i loro intermediari”.

Ma non c’è stato e non ci sarà nessun cosiddetto click day, infatti, dal primo pomeriggio di lunedì scorso commercianti, artigiani e piccoli imprenditori interessati, ovvero quelli con un fatturato nel mese di aprile 2020 rispetto allo stesso mese dell’anno precedente ridotto di almeno un terzo, potranno richiedere i contributi a fondo perduto introdotti dal decreto rilancio. Le domande possono infatti essere presentate entro 60 giorni a partire da lunedì scorso 15 giugno. Ieri, inoltre a dimostrazione come gli aiuti rappresentano una vera boccata di ossigeno per le imprese commerciali è stato reso noto il rapporto Confcommercio-Censis dove si mettono in evidenza i settori in crisi. Si tratta di dati negativi – e lo saranno a lungo termine – che ribadiscono come a causa della crisi sanitaria e del conseguente lockdown il 42,3% delle famiglie ha visto ridursi l’attività lavorativa e il reddito, il 25,8% ha dovuto sospendere del tutto l’attività e il 23,4% è finito in Cig. I dati contenuti nel rapporto annuale Confcommercio-Censis segnano anche il livello di fiducia, i consumi e l’impatto del Covid-19. Dallo studio emerge inoltre che quasi sei famiglie su dieci temono di perdere il posto di lavoro e che resta molto ampia la fascia di chi, dopo la riapertura del Paese, guarda al futuro con pessimismo: il 52,8% vede “nero” per la propria famiglia, percentuale che sale al 67,5% con riferimento alle prospettive del Paese.

Quanto ai consumi il 23% ha dovuto rinunciare definitivamente all’acquisto di beni durevoli (mobili, elettrodomestici, auto) già programmati e il 48% a qualunque forma di vacanza (week end, ponti, Pasqua, vacanze estive). A quest’ultimo proposito, oltre la metà delle famiglie non ha programmato nulla e circa il 30% rimarrà a casa non avendo disponibilità economica (percentuale che sale al 57% per i livelli socio economici bassi). Solo il 9,4% si permetterà il “lusso” di partire ma con una riduzione di budget e di durata.

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