mercoledì, 21 Ottobre, 2020
Economia

Economia, una Italia divisa in due: una valanga disoccupati e inattivi; e la Borsa che festeggia

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Alle porte una frattura che sarà una imprevedibile tempesta sociale. Da Istat e Inps: dati allarmanti su occupazione e chiusure di attività. Confesercenti e Confindustria: gli aiuti sono urgenti. Rilanciamo la proposta de La Discussione: soldi e sostegni finanziari a chi non ha reddito e alle piccole imprese che sono l’architrave di lavoro e sviluppo.

Tensioni sociali, rischio rivolte, caduta verticale del Prodotto interno lordo, il profondo disagio delle famiglie. Questa la grande zona d’ombra che ogni giorno si allarga alimentata da report negativi e dati Istat su occupazione e crisi economica, dalle richieste sempre più presentati delle associazioni di categoria, dalla Confesercenti a Confindustria, che sollecitano sostegni finanziari, ammortizzatori sociali, fondi in aiuto delle piccole ma anche verso grandi imprese. Al Governo e alle banche – che dovrebbero avere la garanzia dello Stato – chiedono un impegno economico le micro e piccole imprese e il colosso automobilistico Fca. Il timore, ma sarebbe meglio dire la grande paura, che ad ottobre finito il blocco dei licenziamenti, quello degli sfratti, chiusi gli aiuti, e ritornando in buona parte i pagamenti sospesi di tasse e bollette da pagare, ci sarà il crollo dell’occupazione in termini mai visti con la conseguente mancanza di soldi per le famiglie. Una caduta che creerà una frattura sociale tale da inneschare ondate di tensioni. Questa la preoccupazione. Ma chi osserva e vive in Italia è sempre immerso in una doppia realtà. Mentre gli annunci di una prossima povertà si affastellano, accanto a questi ci sono gli entusiasmi mirabolanti di una borsa che è risalita – dopo i flop di aprile – talmente precipitosamente da togliere il fiato per l’entusiasmo degli investitori.

Stando ai numeri sono due realtà parallele che dimostrano – anche se analisti come molti commentatori politici non vedono questo dato di fatto che porterebbe a discutere del serissimo problema della crescita delle disuguaglianze – come nel Paese ci siano due fronti: una massa che comprende molti strati sociali, incluso il ceto medio alle prese con la caduta di reddito e introiti economici e, sull’altro fronte chi ha beni, denaro da investire, stipendi assicurati, entrate che magari sono anche cresciute in questa drammatica emergenza sanitaria ed economica. Uno sguardo ai numeri puoi aiutarci a capire queste due realtà così distanti: dopo l’Inps anche l’Istat evidenzia che c’è un fortissimo impatto sul mercato del lavoro. In un mese, ossia aprile su marzo, l’occupazione ha perso qualcosa 274mila unità, trainata dalla caduta verticale dei lavoratori a termine e degli indipendenti. In altri versi le fasce più deboli del lavoro sono già cadute.

Inoltre, segnale oltremodo preoccupante, hanno perso il posto anche 76mila dipendenti, nonostante il blocco dei licenziamenti in vigore fino a metà agosto, blocco che poteva garantire loro altri tre mesi di impiego e di stipendio. A queste cifre si aggiunge il record di persone inattive che hanno registrato un boom notevole: con un +746mila, sempre in un solo mese. Tra questi, moltissime sono le persone scoraggiate che non cercano più un lavoro. Riassumendo per avere in mente il quadro della situazione: in pochi mesi il numero di occupati è sceso di 226mila unità, il numero di disoccupati è di 497mila, mentre il numero di inattivi è salito di 686mila. Una situazione drammatica che andrà nelle prossime settimane ampliandosi con la chiusura di migliaia di esercizi commerciali mentre, a cui si aggiungerà il mancato traino del turismo con tutte le attività connesse che subiranno una crisi pesantissima. C’è da considerare in chiave sociologica che la scure si è abbattuta su tutte le componenti del mercato del lavoro, uomini, donne, senior e giovani, con una caduta generalizzata della partecipazione al lavoro. Semplicemente perché non si trova. Con questa situazione e con questi numeri è comprensibile che il Governo e le forze politiche di maggioranza e di opposizione siano sotto la massima pressione, le misure del Governo, come di dice ormai a da più parti, ossia sostegni al reddito generalizzati, tra Cig e bonus, a lavoratori dipendenti e autonomi, rischiano di non essere affatto più sufficienti. In questo scenario pensare che ci sia una svolta positiva a breve non è affatto realistico, è impensabile.

I prossimi mesi saranno cruciali per capire come lo Stato, il governo e i partiti potranno gestire una situazione incandescente, aggravata anche dagli incredibili tentennamenti di parte politica alla accettazione di fondi europei come quelli previsti dal Mes. Dall’altra parte della barricata, ossia dalla parte di chi può permettersi investimenti e acquisti di buoni dello Stato la situazione appare diametralmente opposta, addirittura sfavillante. La scorsa settimana Piazza Affari, è risalita dell’11% dal 21 maggio e del 27% dai minimi di inizio marzo, il Ftse Mib viaggia ben oltre oltre i 19mila punti.

Insomma c’è un clima decisamente diverso dove il denaro torna ad essere investito in attesa di utili. Nel gergo dei commentatori si parla di “rally” e rende bene l’idea, e le aspettative sono per una ripresa a “V” dell’economia. Rapide cadute ma eccezionali risalite, certo i motivi sono complessi e non solo relativi alle questioni di casa nostra: il prezzo del petrolio, le mosse e i dati delle super potenze come Cina e Stati Uniti, influiscono ma sta di fatto che una parte dell’economia italiana e quindi delle persone stanno bene e vorrebbero stare benone. Anche in questo caso sintetizziamo per maggiore comprensione: l’emissione di titoli di Stato italiani (BTP) con scadenza a 5 anni ha raccolto la cifra più alta di sempre, 22,3 miliardi di euro. L’emissione, per essere più precisi si è tenuta nel corso di tre giorni, dal 18 al 21 maggio. Come giornale avevamo osservato che bisognava inventarsi iniziative coraggiose e nuove per dare aiuti a chi non ha reddito. In un editoriale di marzo quando l’emergenza sanitaria era all’apice e la crisi economica economica iniziava a far sentire la sua minaccia, avevano proposto di dare denaro a chi non aveva nessun reddito, a quanti come, ad esempio, le partite Iva rimaste inattive. Bisognava già allora dare aiuti diretti alle piccole imprese dell’artigianato, del commercio, dell’industria. Dopo due mesi le ascoltiamo le stesse invocazioni fatte da Confcommercio, Confindustria, Confartigianato, Cna, Confesercenti; insomma dal mondo produttivo. Oggi aggiungiamo sperando di essere ascoltati: i miliardi dell’Europa, quelli dello Stato siano impiegati per rilanciare l’economia ma partendo dal basso. Abbiamo una economia e una occupazione che si fonda sulle piccole imprese, sulle piccole industrie, sul commercio e artigianato. Agli agricoltori che in questi giorni sono assediati dalla mancanza di manodopera, di raccolti distrutti dagli eventi esterni meteorologici. La finanza e l’economia se questo Paese vuole salvarsi deve guardare a loro, se vuole sperare in una prossima ripresa del lavoro e della occupazione. Il tema di aiutare direttamente le imprese è già oggi cruciale. Se non si mettono in condizione le aziende di resistere e mantenere l’occupazione, sarà un disastro.

I tempi che arriveranno saranno durissimi anche per chi avrà risorse economiche, ricordiamo che diseguaglianze così evidenti creeranno rivalse sociali e ribellioni che poi avranno un prezzo altissimo se non incalcolabile da pagare e per la tenuta dell’intera Nazione.
Il tema di aiutare, e più direttamente, le imprese è oggi cruciale. Se non si mettono in condizione le aziende di resistere e mantenere l’occupazione, è difficile immaginare, a breve, uno scenario migliore.

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