sabato, 11 Luglio, 2020
Esteri

La Cina è lontana

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Sessanta anni fa la Cina era un Paese poverissimo. Il reddito pro-capite annuo era di 130 dollari.

Nel 1980, 20 anni dopo, la Cina era salita di un importante gradino nella scala delle categorie della Banca Mondiale ed era diventato un Paese povero.

Oggi la metà circa del miliardo e 400 milioni di cinesi è uscita dalla povertà e la Cina è diventata la prima economia mondiale con circa 60 milioni di ricchissimi miliardari.

Tutto è dipeso dall’ingresso di Pechino nell’Organizzazione mondiale del Commercio l’11 Dicembre del 2001. Una data storica che ha segnato il più grande cambiamento nello scenario non solo economico dopo la fine della guerra fredda.

Nei 15 anni di negoziato, prima dell’ingresso della Cina negli scambi regolamentati del mondo sviluppato, non fu dato alcun peso alla struttura politica e all’organizzazione del potere di Pechino.

Tutto l’interesse fu concentrato sulle grandi opportunità che si aprivano negli scambi commerciali, nella possibilità di delocalizzare in Cina produzioni traendo vantaggio dal bassissimo costo del lavoro.

Ricordo ancora i primi dibattiti nei vari circoli economici in cui solo pochissimi facevano capire che la Cina non si sarebbe limitata fornire manodopera a basso costo o a produrre in proprio beni scadenti ma che presto si sarebbe proiettata in settori di avanguardia nella tecnologia e nell’innovazione.

Quando arrivò in Italia nel 2005 Huawei pochi conoscevano l’azienda fondata nel 1987 da Ren Zenghfei e nessuno immaginava che sarebbe diventata non solo il colosso degli smartphone ma il leader mondiale nelle infrastrutture di telecomunicazione e oggi dominus incontrastato del sistema 5G da cui dipende gran parte del futuro dell’era digitale.

L’ingresso nel WTO fu salutato, diplomaticamente, come un’operazione win-win in cui non si sarebbero creati squilibri. Per molti anni nei Paesi sviluppati dell’Occidente si pensò addirittura che fosse stato un buon a affare a tutto vantaggio nostro e con qualche contentino anche per i cinesi.

Le cose sono andate diversamente.

Oggi si può affermare con serenità che la Cina ha saputo gestire il primo ventennio di economia di mercato con grande abilità, intelligenza, lungimiranza e visione strategica e non solo economica.

Il mondo occidentale ha fatto un grande regalo a Pechino consentendo a quel paese di beneficiare delle regole del commercio libero senza chiedere garanzie sulla democrazia, sulla libertà sulla fine del totalitarismo.

I governanti cinesi, applicando la logica confuciana che non è proprio quella aristotelica, hanno dimostrato che quello che era impensabile si poteva realizzare: l’economia di mercato che abbiamo sempre saputo essere strettamente legata alla democrazia e alla libertà invece è riuscita non solo a coesistere con l’ultimo grande regime totalitario ma ne ha tratto anche enormi benefici.

Sicché la Cina somma ai vantaggi del capitalismo quelli del dispotismo orientale, del regime del partito unico che tutto comanda ma che lascia prosperare l’iniziativa privata. I russi non sono mai riusciti in questo miracolo. L’Occidente ha, con superficialità, lasciato crescere un gigante economico senza porre condizioni politiche e senza esigere la fine del totalitarismo e l’apertura alla democrazia, anche se con tempi e modalità graduali che tenessero conto delle specificità della storia cinese. Chi sostiene che non si può gestire democraticamente un Paese di 1400 milioni di persone dimentica che l’india è un paese democratico e pluralistico e conta solo 300 milioni di abitanti in meno.

Oggi la Cina può permettersi di sopprimere le libertà a Hong Kong, di violare il trattato sull’autonomia dell’ex colonia inglese, può minacciare Taiwan, può spadroneggiare nei mari che la circondano con disinvoltura e senza che ci siano reazioni o ritorsioni da parte di quel mondo che regalato alla Cina la sua opportunità più grande di sviluppo accettandola senza condizione nel commercio mondiale.

Abbiamo fatto un capolavoro e solo adesso qualcuno comincia a rendersi conto che chi ha guadagnato di più dall’ingresso di Pechino nel WTO non sono stati coloro che hanno pensato di sfruttare la manodopera cinese e quelli che hanno cercato di invadere quel mercato

I veri vincitori sono stati i cinesi guidati da una classe dirigente saggia e per niente improvvisata.

Abbiamo aiutato un Paese totalitario a diventare una superpotenza economica e strategica mondiale. Una vastissima presenza economica, e non solo, consente alla Cina di essere punto di riferimento di molti Paesi africani. La Cina possiede partecipazioni rilevanti in molte aziende di primo piano europee e ha costruito con la Belt and Road Iniziative un reticolo di alleanze che le consentirà di controllare il trasporto via terra e via mare lungo linee di scambio e rotte strategiche.

La Cina è lontana dal nostro modello di società libera e democratica, continua a comportarsi con spietato disprezzo del dissenso e a reprimere con durezza qualsiasi forma di critica. Non aver posto condizioni politiche all’accesso della Cina all’economia di mercato potrebbe rivelarsi il più grande suicidio dell’Occidente.

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