martedì, 22 Settembre, 2020
Economia

Consumi, rapida discesa per gli acquisti. Confcommercio: dominano incertezza e troppi debiti. Imprese in gravi difficoltà

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La crisi vera deve ancora arrivare, ma sui consumi la mannaia è già calata. A riferire uno scenario che si riempie di numeri non confortanti è la Confcommercio che analizza con timore crescente i dati ISTAT sui consumi. Cifre al ribasso ovunque che fanno presagire una gelata epocale.

“L’emergenza sanitaria”, scrive l’istituto di statistica, “in corso continua ad influenzare negativamente la fiducia: a maggio, per i consumatori l’indice (94,3) raggiunge il valore più basso da dicembre 2013. Per le imprese di registra il valore minimo (51,1) dall’inizio della serie storica, a marzo 2005”. L’Istat inoltre ricorda che la diffusione dei dati sulla fiducia era stata sospesa nel mese di aprile. Il confronto dei numeri di maggio con quelli relativi a marzo segnala flessioni per tutte le componenti del clima di fiducia dei consumatori; la diminuzione è marcata per il clima economico e corrente mentre il clima personale e quello futuro registrano diminuzioni contenute. “Il clima economico passa da 94,4 a 71,9, il clima personale cala da 102,4 a 100,9, il clima corrente cade da 104,8 a 95,0 e il clima futuro decresce solo lievemente, passando da 93,3 a 93,1”.

Quanto alle imprese, le stime degli indici evidenziano una caduta della fiducia, rispetto a marzo 2020, nel settore dei servizi di mercato (l’indice passa da 75,7 a 38,8), del commercio al dettaglio (da 95,6 a 67,8) e delle costruzioni (da 139,0 a 108,4). Nella manifattura, l’indice di fiducia registra una flessione relativamente più contenuta, passando da 87,2 a 71,2, mantenendosi comunque su livelli storicamente bassi.

Di fronte a questo scenario per la Confcommercio, “c’è bisogno di fare di più e meglio sia per gli ingenti danni che l’emergenza ha provocato alle imprese sia per i danni sociali che la perdita di aziende del commercio, del turismo e della ristorazione potrebbe portare come aumento del disagio sociale”.

È il giudizio sul Decreto Rilancio del vicepresidente di Confcommercio, Lino Enrico Stoppani che per sottolineando l’apprezzamento per la soppressione delle clausole di salvaguardia Iva e accise, sollecita che “è il tempo di un progetto di rilancio che agisca sia sulle emergenze sia sulle fragilità strutturali di lungo corso del nostro Paese”. In particolare, per Confcommercio, “è necessario evitare che il fardello dei debiti diventi il macigno dei debiti rafforzando gli interventi a fondo perduto a titolo di ristoro dei danni subiti dalle imprese”, estendendo il riferimento oltre al fatturato del solo mese di aprile e includendo anche i professionisti.

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