giovedì, 6 Maggio, 2021
Politica

La Repubblica delle banane

Non si renderebbe nessun servigio al Paese mantenendo il governo minorato nella questione morale”. Erano le parole che il nostro fondatore Alcide De Gasperi pronunciò in occasione della sentenza nei confronti di Campilli e Vanoni, che fu di assoluzione piena perché in un momento complesso, come quello che stava vivendo il Paese, non ci si poteva permettere un processo sommario sulla pubblica piazza per una questione morale.

54 anni fa nasceva il finanziamento illecito ai partiti, tutto iniziò con lo scandalo Trabucchi ex ministro delle finanze. Era il 1965  e Trabucchi si difese proprio pronunciando la famosa frase “Era solo un illecito finanziamento per il partito”. L’ex Ministro fu tirato in ballo per una storia di tangenti, ottenute in cambio del via libera alle licenze ‘irregolari’ concesse a due aziende per l’importazione di tabacchi messicani.

E fu proprio Trabucchi che ci fece diventare la Repubblica delle banane. Infatti fu coinvolto nel 1964 in un altro scandalo, quello delle banane, e non finirà davanti alla Corte costituzionale, salvandosi nel luglio del ’65 anche nel voto a Camere riunite. 

Ma la storia sarebbe lunga se volessimo partire dalla prima grande tangentopoli della nostra storia degli anni cinquanta legata allo scandalo dell’istituto nazionale gestione imposte di consumo che vide implicati quasi tutti i partiti del cosiddetto arco parlamentare. 

E proprio in quegli anni  Luigi Sturzo si fece promotore al Senato del primo disegna di legge per il finanziamento pubblico dei partiti, ma si aspettò fino al 1974 perché il parlamento diede il via libera con la legge Piccoli.

E poi c’è la storia del “banchiere di Dio” o “facchino della carità” di Giovan Battista Giuffrè che mise a rischio il governo guidato da Amintore Fanfani.

La Legge sul Finanziamento Pubblico ai partiti avrebbe potuto e dovuto rappresentare una soluzione definitiva al problema delle tangenti. Passarono soltanto due anni e l’Italia fu travolta dall’ennesimo scandalo, l’affaire Lockheed. Ed è in quell’occasione che Aldo Moro pronunciò alla Camera la famosa frase in difesa della classe politica: “Onorevoli colleghi che ci avete preannunciato il processo nelle piazze, vi diciamo che noi non ci faremo processare”.

Soltanto nel corso degli ultimi 20 anni, circa 2,7 miliardi di euro sono stati erogati sotto forma di rimborsi pubblici tra voto per le politiche, le europee e le regionali.

E non vogliamo parlare della tangentopoli di Antonio Di Pietro.

Nel 2006 abbiamo la novità delle novità: l’erogazione del rimborso è dovuta per tutti e cinque gli anni di legislatura anche se la legislatura si conclude prima del tempo. Guarda caso, nel 2008 il governo guidato da Romano Prodi  –  l’Unione – implode dopo appena due anni di vita.

Il Governo Letta ha abolito il finanziamento pubblico ai partiti “Abbiamo mantenuto la promessa” ha annunciato il presidente del Consiglio. Gli italiani però negli anni hanno imparato a diffidare di annunci come questo.

Ed oggi è il momento di Matteo Salvini, ma Giuseppe Conte sul caso Lega-Russia ha “fiducia in Matteo Salvini”, anche se, avverte, “la magistratura deve fare il suo corso”.

Da questo colonne vorremmo rilanciare il dibattito sul finanziamento pubblico ai partiti. Siamo così sicuri che non si possa fare una legge moderna e civile? O devono essere i grillini (ammesso che si possano chiamare ancora così) a dettarci la linea della questione morale.

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