venerdì, 25 Settembre, 2020
Politica

Nella maggioranza la quiete prima della tempesta?

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Dopo il no di Renzi alle due mozioni di sfiducia individuale contro il ministro di Giustizia Bonafede un’improvvisa bonaccia sembra essere tornata nelle acque in cui da settembre Giuseppe Conte guida la sua barca.

C’è stata una trattativa tra Conte e Renzi? Probabilmente si. Ma poteva anche non essere necessaria. In fondo, Italia Viva sapeva benissimo che se avesse votato per le dimissioni di Bonafede il Governo sarebbe caduto con l’ipotesi di elezioni anticipate dietro l’angolo. E Renzi si sarebbe assunto una grave responsabilità: far precipitare il Paese in una crisi al buio nel bel mezzo di una pandemia e mentre bisogna serrare i ranghi per salvare l’economia e battagliare in Europa per ottenere aiuti consistenti.

Né Conte né Renzi hanno voluto forzare il gioco e alla fine, in qualche modo, si sono accordati. Si dà per scontato che nelle prossime settimane Italia Viva avrà una maggiore “visibilità” politica sia nelle Commissioni parlamentari sia in alcuni Ministeri.

Tutto questo rafforza Conte, nel breve periodo. Il Presidente del Consiglio ricompattando i rapporti con Renzi disinnesca temporaneamente una mina vagante e spegne uno dei tanti roghi che minacciano di far divampare un incendio nella coalizione.

Conte con deve tenere a bada solo le fibrillazioni improvvise di Renzi. Ci sono i mal di pancia sempre più diffusi tra i 5 stelle che, periodicamente, fanno salire la temperatura nella maggioranza. E i malumori del Movimento sono più frastagliati e più difficili da imbrigliare. In fondo Italia Viva è solo Renzi. E avere un unico interlocutore con cui accordarsi è sempre meglio che avere a che fare con una galassia di fazioni interne ad un Movimento che non ha ancora un capo politico dopo le dimissioni 4 mesi fa di Luigi di Maio e nell’assenza totale del nume tutelare, Beppe Grillo.

Conte ha capito che il pericolo maggiore per lui non era costituito da un irrealizzabile governissimo ma dall’ipotesi di un governo guidato da un tecnico di alto profilo con solidi legami europei.

Un governissimo con tutti dentro è impensabile fino a quando Salvini sarà il capo della Lega e Giorgia Meloni registrerà una crescita continua nei consensi, quasi quadruplicati nel giro di due anni.

Un governo di coalizione giallo-rosso aperto a Berlusconi è altrettanto inconcepibile per il veto che i 5 Stelle metterebbero contro il nemico di sempre.

Una coalizione come quella attuale, ma guidata da una personalità di maggior spessore internazionale poteva essere una strada più praticabile. Ma Conte è corso ai ripari, ha concesso a Renzi quel che poteva promettergli senza irritare troppo gli altri alleati e ora pensa di avere davanti mesi di relativa tranquillità.

Tutto risolto? Non proprio. In politica, come spesso nella vita, i patti vengono rispettati fino a quando fa comodo: una volta ottenuti alcuni risultati ognuno poi si sente libero di violarli. E’ un malcostume ma purtroppo funziona così.

Le occasioni per riaprire i fronti polemici nella maggioranza non mancano. Da subito ci sarà da decidere se chiedere di accedere al prestito al tasso dello 0,1% per acquisire 37 miliardi dal famigerato MES risparmiando 7 miliardi di interessi in 10 anni. E si sa che i 5 stelle su questo tema rischiano nuove lacerazioni mentre Renzi e il Pd non hanno dubbi.  Ma poi ci saranno da adottare molte altre decisioni sull’intervento dello Stato in molte crisi aziendali, sull’utilizzazione dei tanti miliardi stanziati per far ripartire l’economia, sulla riapertura di cantieri e su una serie di moratorie regolamentari soprattutto in tema di appalti pubblici

Sullo sfondo rimane la questione più grave che riguarda il Recovery Fund: che fare se si dovesse rivelare un mezzo flop, con l’ombra di vigilanze rafforzate sui conti pubblici italiani?  Ci sono poi questioni di politica internazionale delicate, come i rapporti con la Cina, la Russia, l’instabilità nel Mediterraneo.

il PD finora non ha creato problemi a Conte ma dalla sua base da tempo si chiedono segnali di discontinuità rispetto ad una linea giustizialista e ai residui di populismo che ancora appannano la visuale di tante scelte del Governo.

Conte, dopo tre mesi passati sulle barricate del virus e qualche eccesso di presenzialismo, può forse concedersi alcune settimane di tranquillità.

Ma non si illuda: la bonaccia potrebbe preludere ad una tempesta improvvisa e stavolta i venti impetuosi potrebbero soffiare non solo dalle stanze della politica ma dalla carne viva della società italiana che comincia solo adesso a misurare l’impatto devastante della recessione e dei suoi altissimi costi sociali.

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