mercoledì, 23 Settembre, 2020
Politica

L’Italia protagonista e non Cenerentola del Mediterraneo

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L’Italia non ha una politica estera degna di questo nome da più di 20 anni. Non che manchino diplomatici di grande livello ed esperienza. Tutt’altro. Né mancano vertici militari in grado di articolare un rapporto  funzionale tra forze armate e strategie diplomatiche. Manca una visione politica del ruolo che il nostro Paese deve avere nello scacchiere internazionale.

Eppure la collocazione geografica del nostro Paese ci obbligherebbe ad essere il Paese europeo leader nel Mediterraneo e tra i primi attori nello scacchiere mediorientale.

Durante la guerra fredda eravamo la punta estrema del fronte Sud della NATO. Posizione strategica che ci rendeva indispensabile baluardo a difesa dell’Alleanza. Di questo “privilegio” abbiamo fatto uso ed abuso  permettendoci politiche diplomatiche ambigue e molto spregiudicate con vari Paesi arabi e con formazioni terroristiche, anche in disaccordo con il nostro primo alleato, gli USA. La crisi di Sigonella nel 1985 e i successivi accordi segreti con formazioni terroristiche palestinesi per evitare attentati in Italia furono il culmine di questa disinvoltura diplomatica italiana che, a suo modo, era comunque una manifestazione di dinamismo e di capacità negoziale.

L’ultimo barlume di diplomazia mediterranea furono le mosse di Berlusconi per consolidare, nel 2008, con successo i rapporti con Gheddafi. Poi il nulla. Al punto che oggi siamo completamente fuori da ogni partita che si gioca nel Mare Nostrum.

Poco male se nel frattempo esistesse una politica estera dell’Unione Europea in grado di colmare il vuoto lasciato sia dall’inerzia italiana sia da una serie di errori di valutazione di Francia, Gran Bretagna e anche degli Stati Uniti, culminati con l’assassinio del loro ambasciatore a Tripoli Christofer Stevens nel 2012.

L’Europa è incapace di delineare una propria politica internazionale ed è questa una delle sue vergogne peggiori. Non si è mai vista nella storia un’alleanza di Paesi ricchi con 500 milioni di abitanti , al centro del mondo, che rinuncia a giocare un ruolo nello scacchiere internazionale. Nulla è cambiato neanche nei 5 anni in cui il ruolo di “ministro” degli esteri dell’Unione europea è stato ricoperto dall’italiana Federica Mogherini.

A questo punto è lecito chiedersi: perchè l’Italia non smette di farsi considerare la Cenerentola della diplomazia internazionale e si riprende il ruolo che la geografia, la storia e la politica le imporrebbero di avere?

L’Italia non approfitta del vantaggio storico che ha rispetto a Francia e Gran Bretagna, Paesi ex coloniali non molto amati nell’altra sponda del Mediterraneo. Con la Libia Berlusconi aveva regolato bene i conti e sepolto gli antichi rancori con massicci investimenti contornati dal folklore gradito al Colonnello. L’infausta operazione che eliminò Gheddafi, senza aver prima creato una vera alternativa unitaria al regime libico, ha mandato tutto a monte. La sostanziale uscita di scena degli Stati Uniti da quell’area ha lasciato campo libero ai più spregiudicati avventurieri arabi e turchi e spianato il terreno per future espansioni all’abilità della Russia, che si insinua sempre più nell’area mediorientale e mediterranea senza trovare particolari resistenze.

Un’abile politica diplomatica italiana  potrebbe far riconquistare centralità al nostro Paese nel Mediterraneo e costituire un elemento di stabilità. Da sola l’Italia non può farcela. Le mancano risorse economiche e militari indispensabili per supportare un forte dinamismo diplomatico nel Mediterraneo. Per questo occorrerebbe una maggiore cooperazione strategica con gli Stati Uniti che hanno tutto l’interesse a stabilizzare quest’area, per mettere argini all’espansione della Russia e tenere a bada le intemperanze del Sultano di Ankara.

Chi deve fare la prima mossa? Tocca all’Italia intavolare con la dovuta riservatezza e delicatezza un tavolo di discussione con gli Stati Uniti per individuare una strategia comune contrassegnata da un ruolo di primo piano del nostro Paese in sintonia con il governo di Washington.

Anche gli Stati Uniti hanno commesso degli errori in quest’area, ma l’errore più grave sarebbe quello di  rinunciare a giocare da protagonisti in questa partita che è cruciale per i futuri equilibri geopolitici mondiali.

Un patto Italo-americano per una ridefinizione e stabilizzazione  della politica mediterranea è indispensabile ed è utile non solo a Roma e Washington ma a tutta l’Europa e non solo per i problemi legati all’immigrazione clandestina. Servirebbe  anche a rafforzare il ruolo della NATO la cui attenzione è tutta rivolta all’Europa centrale  e a porre qualche punto fermo anche  lungo quelle vie della seta che solcano il Mediterraneo silenziosamente ma in maniera sempre più astuta e organizzata.

L’Italia riprenda con orgoglio la sua migliore tradizione diplomatica, adotti iniziative di stretta cooperazione con gli Stati Uniti e sia il punto di riferimento dei Paesi rivieraschi per una politica di pace e di stabilità, unico argine contro il fondamentalismo islamico e le mire espansionistiche delle altre superpotenze.

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