mercoledì, 27 Maggio, 2020
Politica

Il centrodestra si ricompatta sul 2 giugno: nella Lega esplode la “questione settentrionale”

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Alla fine la manifestazione del 2 giugno sarà unitaria e vedrà la partecipazione di tutto il centrodestra, ma senza simboli di partito.

E’ il leader della Lega Matteo Salvini a confermarlo intervenendo al programma “Pomeriggio 5” di ieri. “Ho sentito Berlusconi, Meloni, ho sentito tutti, è il momento dell’unità come italiani, e dell’unità senza bandiere di partito, come forze politiche che vogliono collaborare per ricostruire il paese”.

Sembrerebbe dunque rientrata la polemica degli ultimi giorni fra Lega e Fratelli d’Italia che avevano organizzato entrambi manifestazioni ma separatamente. Il che aveva fatto sorgere il legittimo sospetto che fra Salvini e Meloni fosse partita ufficialmente la competizione per la giuda del centrodestra, con il Carroccio in calo nei sondaggi e Fdi invece in costante ascesa. Con Forza Italia ridotta ormai a terza gamba, che sembrava in questo frangente, più in linea con la Meloni che con Salvini.

Non solo, era nata anche una polemica sulla primogenitura dell’idea, con i meloniani che avevano accusato i salviniani di “scorrettezza” avendo convocato la piazza dopo che lo avevano già fatto loro. Erano subito partiti i rispettivi ambasciatori per cercare una mediazione che ricomponesse la frattura e impedisse soprattutto che il centrodestra potesse presentarsi in piazza diviso, con due iniziative di fatto contrapposte. Per altro entrambe a Roma e quindi riservate esclusivamente ai militanti della Capitale e del Lazio, considerando il divieto di spostarsi da una regione all’altra del Paese.

Forza Italia era rimasta a guardare, dall’alto del suo ruolo di “opposizione responsabile e costruttiva” che gli è stato riconosciuto in primo luogo dal premier Conte e in un primo tempo contraria a mobilitare la piazza con i possibili rischi legati agli assembramenti. Per superare le diffidenze degli azzurri, che in questo momento non sembrano propensi a mostrarsi al Paese come il partito della protesta, la manifestazione si svolgerà senza simboli di partito come lo stesso Salvini ha confermato: “La proposta che ho fatto – ha detto il leader leghista – è per la data della festa della nostra bandiera, non solo a Roma, ma in tutte le cento province italiane, per un momento di ascolto e idee, con artigiani, imprenditori, pensionati, insegnati, tutti a distanza, con le mascherine. Saremo tutti insieme nel centrodestra? Non avrebbe senso dividersi tra italiani di destra, di sinistra, belli e brutti, bisogna ricostruire il paese”.

Una manifestazione quindi di centrodestra ma aperta a tutti, una manifestazione costruttiva e propositiva. Tuttavia dentro Forza Italia le perplessità non mancano e gli azzurri sono tornati a dividersi fra chi ritiene di dover essere in piazza con il resto del centrodestra e chi invece preferirebbe rimarcare le distanze.

Per il momento la compatezza del centrodestra è stata ritrovata sul voto alla mozione di sfiducia in programma domani contro il ministro della Giustizia Bonafede e sulla decisione di scendere insieme in piazza il 2 giugno. Restano però da definire le modalità di partecipazione sulle quali Salvini, Meloni e Berlusconi, si incontreranno nelle prossime ore per stabilire il tutto.

Va detto che per Salvini non è un momento particolarmente felice perché, oltre ai sondaggi che vedono la Lega perdere punti, c’è il “partito del nord” che è in rivolta e accusa il leader di essersi troppo “nazionalizzato” mettendo da parte la “questione settentrionale” che per i leghisti della prima ora resta invece centrale e prioritaria. 

A guidare la fronda sarebbe spuntato negli ultimi giorni anche l’ex ministro della Giustizia Roberto Castelli che avrebbe evidenziato come al nord la delusione sia molto forte e rischi di non essere più contenibile. Con il governatore del Veneto Luca Zaia che viene sempre più percepito come possibile leader di una nuova “Lega Nord” che abbandoni la strada del sovranismo, per riappropriarsi della storica battaglia federalista. E la Lega in questo momento può permettersi di tutto meno che di andare a traino degli alleati, lasciando campo libero alla Meloni che starebbe acquisendo anche parte del consenso in uscita dal Carroccio.

(Lo_Speciale)

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