martedì, 26 Maggio, 2020
Economia

Chi nulla ha nulla prende

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Una nostra proposta: fondi a chi non percepisce oggi nessun stipendio o compenso. Impossibile analizzare milioni di richieste.

I più fragili andranno a terra in frantumi, mentre le realtà consolidate ne usciranno più forti e vincenti. E ciò che accadrà tra breve quando l’Italia si troverà ad essere finanziariamente divisa da barricate, tra chi sarà in ginocchio, senza nulla ed escluso da tutto e, chi invece, potrà continuare a produrre ed avere nuove soddisfazioni economiche. Oggi il dibattito è tutto concentrato sul fare presto, sulla capacità dell’Europa di essere solidale e all’altezza della sua missione, mentre in molti, un po’ per propaganda, un po’ per consolazione parlano di “Paese Unito” di Nazione forte e coesa. Finora certo l’Italia ha dato prova di grande unita, ma sarà davvero così tra qualche settimana? Si pensa davvero che i soldi arriveranno a tutti, e soprattutto, a chi ha una vera necessità e in tempi brevi?

Noi siamo tra quelli che pur nutrendo fiducia nelle Istituzioni, temiamo che la situazione economica volgerà al peggio, perché tra il dire e il fare, ci sono passaggi burocratici, incertezze, divisioni ed egoismi, che formeranno un collo di bottiglia che per molti settori professionali, così come per ampie fasce di popolazione, sarà una tale strettoia da essere impossibile da superare.

Gli esempi di chi resterà drammaticamente tagliato fuori dai benefici economici non mancano: il vastissimo mondo delle partite Iva, gli ampi settori produttivi, ossia l’architrave della nostra economia, che va dalle micro imprese artigiane, alle cooperative, alle piccole e medie imprese, fino al mondo del turismo, che colpito in pieno nella stagione primaverile già ha perso centinaia di milioni.

Su questo percorso così accidentato si incontra di tutto, pensiamo a chi è uscito dalla disoccupazione e non ha più un posto e un reddito, oppure, quanti non potranno godere di ammortizzatori sociali perché non hanno un lavoro fisso ma solo saltuario (non era purtroppo la parola d’ordine magica di molti economisti e politici “flessibilità” ma oggi chi è flessibile ossia precarissimo è rimasto a terra), o ancora non avrà nulla chi oggi è schiacciato dalle incongruenze burocratiche, fino ad arrivare ai lavoratori in nero, che certo resta una piaga ma dietro a questa realtà invisibile, ci sono persone, famiglie, storie di emarginazione. Insomma un mondo che non avrà sostegni e che rischia di essere lasciato cadere, il che significa trovarsi a fare i conti con una frattura socio economico dalla portata e reazioni imprevedibili. Finora gli annunci sono tutti legati alla “solidarietà” e al “fare presto”, ma se nelle realtà economiche consolidate queste parole hanno un senso, nel rovescio della medaglia, c’è un pericoloso vuoto se non si trova il modo concreto di far arrivare il denaro dove serva.

Il nostro ruolo è quello di informare i cittadini, ma possiamo volentieri dare un suggerimento nel proporre una nostra idea, che può rivelarsi un aiuto vero a quanti hanno bisogno. A nostro giudizio è necessario che lo Stato attraverso le sue articolazioni sociali valuti nei nuclei famigliari o le singole entità, chi non ha reddito, quindi escludendo chi riceve: stipendio, pensione, sussidi statali o privati; ecco tutto il resto, ossia i senza reddito e senza sostegni possono avere il beneficio finanziario statale. È una prassi che si rivela semplice ed efficace perché diretta. Altrimenti ci chiediamo come farà, ad esempio l’INPS a valutare la correttezza di milioni di domande. Dove saranno tutti questi funzionari che con scrupolo verificheranno ogni richiesta.

Rovesciando, invece, il problema, ossia selezionando solo chi è privo di ogni sostegno avremo una visione più chiara, e se vogliamo più giusta. Il nodo, anche nell’emergenza rimane se si vogliono fare le cose in modo rapido e senza burocrazia, allora il paese vivrà una stagione di coesione e ci auguriamo di cuore di crescita, altrimenti si rischiano le barricate. Bisogna oggi fare attenzione perché chi non ha voce e non ha più nulla da perdere potrebbe innescare un contagio sociale di ribellione su cui il Paese rischia di fare conti dolorosi.

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