lunedì, 25 Maggio, 2020
Società

A cuore aperto

La corsia d’ospedale riempie i sensi ogni volta che la attraversiamo. Suoni di campanello, odore di disinfettante, camici che passano avanti e indietro, il cotone asettico delle lenzuola e un retrogusto quasi chimico che sembra attaccarsi al palato. È un’esperienza che genera sensazioni e suggestioni di straniamento che sembrano totalizzare le nostre percezioni. Finché non incroci e ti soffermi, occhi negli occhi, di una persona ricoverata che sta soffrendo. Allora cadono tutte le impalcature, le sovrastrutture con cui guardiamo il mondo. In ospedale non si curano solo sintomi, solo patologie, queste sono astrazioni, nel concreto delle corsie esistono le persone, i malati, non le malattie.

In questi anni tante mani di pazienti hanno impugnato una penna e raccontato le trame complesse e meravigliose delle loro vite e tante mani di medici le hanno raccolte, lette e inserite in cartella clinica.

Accanto all’emocromo abbiamo letto i timori, insieme al verbale operatorio abbiamo raccolto i sogni da realizzare per il futuro. In questi anni ho ascoltato tanti medici, tanti infermieri, tanti Direttori dei nostri ospedali. Ho visto medici e pazienti lottare insieme contro la malattia e la morte, li ho visti vincere, alleandosi, dimostrando che la cura può generare guarigioni al di sopra di ogni aspettativa scientifica

E li ho visti non arrendersi, medici e pazienti, anche quando la morte è inevitabilmente sopraggiunta, perché insieme hanno affrontato il peso e il dolore dell’estremo, ignoto passaggio. Non ho mai visto nessuno morire da solo, nessuno senza il calore di una mano da stringere. Ogni persona che ho conosciuto in ospedale aveva una pelle altrui da raccontare, un’impronta impressa per sempre che diceva “non ti dimentico”.

Fino ad oggi. Fino al confine della distanza e dell’impenetrabile solitudine a cui la situazione attuale ci sta costringendo. E mentre barriere, mascherine e cure procedono nella loro battaglia incessante contro il virus, noi continueremo la nostra battaglia di ascolto e presenza, per raccontarvi a cuore aperto le storie della nostra gente. Oltre i numero, oltre i ruoli, oltre le categorie, noi siamo la nostra storia, il nostro cuore.

Articoli correlati

Coronavirus. Anelli: medici pronti per l’emergenza, tanti i volontari e impegno massimo

Maurizio Piccinino

Covid19, riflessioni di un direttore sanitario di una RSA

Antonio Domani

Raddoppiati i pacchi viveri alle famiglie in difficoltà

Carmine Alboretti

Lascia un commento

Questo sito web utilizza i cookies per migliorare l'esperienza di navigazione. Se continui ad utilizzare il sito ne assumiamo che tu sia concorde. Accetta Maggiori Informazioni