martedì, 13 Aprile, 2021
Economia

Crollo di famiglie e imprese, fermiamo la tempesta perfetta. Lavoro nero e precariato serve un piano di emergenza e di aiuti

Lo tsunami del dopo emergenza sanitaria si abbatterà sull’economia. La crisi spazzerà quella sommersa, quella senza tutele, i precari, le piccole imprese degli artigiani, il piccolo commercio e tutti quei settori che erano già ai margini della economia. Un effetto devastante sul precariato che vive una profonda crisi, una solitudine economia dagli esiti imprevedibili. C’è il rischio concreto di una frattura sociale le cui dimensioni sono molto più ampie di quelle che possiamo immaginare.Sarà una questione non solo di ordine pubblico e quindi di problemi relativi alla repressione di atti sconsiderati e criminali, ma il disagio economico riguarderà ampi strati di popolazione, una dimensione che supererà la barriera di quelle fasce in povertà ed esclusione.

Sarà una tracimazione pericolosissima che lambirà aree sociali che erano piccola e media borghesia, già in difficoltà e oggi in ginocchio. Di giovani professionisti, di lavoratori precari, collaboratori di piccole e medie imprese che in queste ore hanno le tasche vuote. Non avere soldi contanti significa non avere nulla da acquistare e da poter mangiare.

Le nubi si addensano per dar vita una tempesta perfetta che dobbiamo scongiurare in ogni modo. Sarà necessario intervenire in tutti i settori. Nessun ambito produttivo è immune dalla crisi economica. Ci sono famiglie e imprese che non potranno onorate pagamenti né ora né tra sei mesi perché se lo Stato rinvia i versamenti delle scadenze fiscali non è affatto detto che tra qualche mese ci saranno soldi per pagare.

Per fare esempi non troppo lontano da noi, la caduta dell’economia coinvolgerà anche numerosissime imprese editoriali che in questi anni hanno visto crescere lettori ma non nella stessa misura il fatturato.

Che hanno sponsor e pubblicità di imprese che in questi giorni hanno già annunciato tagli di investimenti per pubblicità e comunicazione. Finora sempre per rimanere nella nostra categoria già in affanno, ci sarà un effetto tranciante moltiplicatore di tagli. Così, nonostante i fondi Inpgi riservati a chi è assunto o perderà il lavoro, o a tutela dei grandi gruppi editoriali, rimarranno senza incentivi e sostegni economici tanti giornalisti di quelli senza contratto che pure quotidianamente assicurano una informazione attenta e puntuale.

I giornali e l’informazione on line, per lo più piccole imprese sarà decimata perché finora non sono previsti né sostegni alle testate né incentivi per collaboratori. Se c’è da dare un aiuto a queste realtà allora i giornali on line potrebbero veicolare quella comunicazione istituzionale che oggi è solo ad appannaggio di reti televisive pubbliche o private di grandi network. Un aiuto alle realtà editoriali minori, ma oggi non meno importanti, che potrebbe essere una boccata di ossigeno vitale.

Se facciamo una ricognizione più in generale dobbiamo ricordare il problema del lavoro sommerso, ossia quella parte di famiglie del Mezzogiorno la cui fonte di guadagno è nel sbrigare lavori saltuari o continuativi in modo però informale. Voglio ricordare un dato su cui concordano tutti gli istituti statistici europei, ossia che l’Italia ha una sommerso tra i più rilevanti di tutte le economie occidentali, si calcola nella dimensione di due volte più grande di quelle dei principali partner europei: la dimensione dell’economia sommersa è – secondo i dati più recenti – di 12,9% in Italia mentre invece era del 6,8% in Germania e dell’8,3% in Francia. Ciò significa, in particolare al sud che siamo di fronte a centinaia di migliaia di famiglie che da settimane e non hanno nulla per sostenersi, per fare acquisti di beni di prima necessità. Servirà aiutare loro in primo luogo. Un impegno necessario con idee e proposte che devono essere messe in campo subito, senza inciampi burocratici. Ad esempio dando sostegni a chi non ha né redditi di cittadinanza ne cassa integrazione. Si sta valutando in queste ore il “reddito di emergenza” ben venga ma che sia esteso anche a quei lavoratori “invisibili”.

Infatti c’è una parte di famiglie che non ha nessun aiuto e ammortizzatori sociali. I Comuni ora sappiamo indirizzare bene le prime somme e buoni alimentari, sappiamo essere attenti nel salvaguardare chi davvero non ha nulla. Ogni tentazioni di fare diversamente potrebbe innescare una situazione drammatica, forse anche di più di quella sanitaria. Il tempo stringe e le categorie esposte sono tante, non possiamo farci l’illusione rassicurante che il bisogno economico riguarda solo i poveri. Ogni giorno che passa ci sono migliaia di persone che non riusciranno più ad avere soldi per il lavoro fatto, pensiamo agli artigiani, micro e piccole imprese, piccoli lavoratori autonomi. Non intascheranno nulla. Allora se pensiamo di far ripartire l’economia pensiamo anche a dare fondi a chi l’economia la tiene in piedi, ossia il 90% delle piccole imprese che sono l’architrave dell’economia nazionale. Si è detto che bisogna agire in modo “non convenzionale” che bisogna unire “rigore e solidarietà”, facciamole subito queste scelte.

Prima che Italia chiuda tra disperazione e un futuro da incubo.

Sponsor

Articoli correlati

Coronavirus: 45% italiani non frequenta negozi senza segnaletica chiara

Redazione

Cura Italia, appello di Falco (Corecom) all’Inpgi: Rivalutare istanze respinte

Redazione

Alla fine restò solo

Carlo Pacella

Lascia un commento