mercoledì, 8 Aprile, 2020
Società

Ricette e farmaci, la burocrazia crea nuovi problemi agli anziani

“Non si stanno favorendo i pazienti che hanno risparmiato di assembrarsi nei nostri ambulatori ma adesso sono costretti a file davanti alle farmacie in barba alle norme sugli assembramenti e con il rischio di contagio”. Ecco come la burocrazia crea problemi anche dove ci si aspettano semplificazioni e garanzie, in questo caso, per la propria e altrui salute. Il caso è quello delle ricette da avere dal medico di famiglia, che si sono “smaterializzate” ma solo in parte, nel senso che alla fine rispunta la carta perché bisogna ristampare la mail che il dottore invia sulla mail o su whatsapp. Insomma un problema in più e non da poco per la popolazione anziana. “È scomparso il promemoria cartaceo per le ricette farmaceutiche”, ricorda il segretario della Fimmg del Veneto, Domenico Crisarà che dalle pagine de il Salvagente, “ma già in alcune regioni come il Veneto e la Pa di Trento questa era una realtà, anzi ancora più avanzata rispetto alla novità prevista dall’ultima ordinanza della Protezione civile. “Sicuramente”, osserva Domenico Crisarà, “è meglio quello che nulla (riferendosi alla nuova ordinanza), ma se si guarda i passaggi, significa che io debbo inviare via mail il numero di “nre” ossia il “numero ricetta elettronica” al paziente, lui che spesso è anziano, se lo deve stampare e portarlo in farmacia, la farmacia deve poi stampare di nuovo la ricetta.

Col sistema nostro, che tra l’altro hanno iniziato anni prima in provincia di Trento, non esiste nessuno di questi passaggi. Il farmacista spara con la pistola sul tesserino sanitario è ha direttamente sul computer tutti i dati che gli servono”. Servirà anche in questo caso fare un cambio di rotta e trovare il modo di ridurre la burocrazia, a sostenerlo trovandosi d’accordo con Domenico Crisarà, è il segretario nazionale della Fimmg, Silvestro Scotti che così commenta. “Il lavoro informatico”, sottolinea Scotti, “che potrebbe trasformare tutta l’Italia in un paese normale in cui il cittadino semplicemente mostrando la propria tessera sanitaria in Farmacia dovrebbe ricevere i propri farmaci è attuabile anche in smart working, non serve altro che aggiornare i programmi di tutti. Come al solito questo è un paese che sceglie la via apparentemente più facile ma che dopo faccia facilmente tornare al punto di prima”.

ancora: “Non si stanno favorendo i pazienti che hanno risparmiato di assembrarsi nei nostri ambulatori ma adesso sono costretti a file davanti alle farmacie in barba alle norme sugli assembramenti e con il rischio di contagio. Qualcuno dovrebbe smetterla di pensare ai suoi piccoli interessi, qualcuno dovrebbe pensare all’interesse del Paese e qualcun’altro dovrebbe smetterla di ascoltare interessi di bottega”.

Ma oltre alle ricette Scotti punta il dito anche sulle lungaggini per i farmaci in Piano terapeutico. “Rimane”, evidenzia segretario nazionale della Fimmg, “dopo l’ultimo provvedimento il mantenimento in cartaceo dei Farmaci in Piano Terapeutico, tutti farmaci per pazienti non fragili di più, di cui una parte, ormai stabile sui profili di sicurezza per i pazienti (li usano da anni, stanno per scadere di brevetto e li chiamano ancora farmaci innovativi)  come da nostra di richiesta che data almeno 3 anni, possono subito passare alla prescrizione diretta da parte dei Medici di Famiglia, che ci vuole, AIFA ha anche già una delibera dai tempi di Mario Melazzini e l’accordo con le Aziende sul contenimento dei costi condizionato proprio alla prescrizione diretta degli MMG, ergo l’AIFA non può lavorare in smart working e immediatamente mettere in atto questa soluzione?, e rispetto a quei farmaci che avranno bisogno di anni di studio e che giustamente (secondo AIFA bisognerebbe capire se secondo la CTS (scienza) o la CPR (economia) dovrà rimanere in DPC perché non può andare in dematerializzata?”.

“Anche questo”, osserva infine Scotti, “discusso e affrontato come possibile, più di un anno da FIMMG in sede MEF e Ragioneria dello Stato che lo davano come utile e possibile e oggi l’ove possibile presente nel DPCM lo rimanda alle Regioni aspettando che battano un colpo?” “Mi pare evidente”, ricorda infine polemico, il segretario nazionale della Fimmg, Silvestro Scotti, “che una parte possa essere risolta da AIFA oggi, anzi ieri e una parte debba essere risolta subito da accordi Stato Regioni e mentre lo smart working riguarda gli italiani lo slow working riguarda il Funzionariato pubblico del Belpaese che evidentemente non offre soluzioni al Governo che va riconosciuto cerca di fare del suo meglio in una situazione complessa resa più complessa dai virus della burocrazia, che potrebbero continuare ad ammalarsi e morire per questo. Grazie ai piccoli poteri, grazie alle piccole mezzemaniche di questo paese”.

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