martedì, 27 Febbraio, 2024
Geopolitica

L’Iran destabilizzatore e l’esigenza di una Helsinki del Mediterraneo allargato

Intervista all’Amb. Rocco Cangelosi*

*Ha ricoperto numerosi incarichi nella Carriera Diplomatica fra i quali Direttore Generale della DG integrazione europea, Rappresentante permanente dell’Italia presso la Ue. Consigliere diplomatico del Presidente della Repubblica. Nominato Consigliere di Stato della Repubblica Italiana

Il peso geopolitico dell’Iran è notevolmente cresciuto negli ultimi dieci anni nel Medio Oriente. E l’Occidente sta a guardare?

Il peso internazionale dell’Iran è cresciuto grazie anche a  una situazione geopolitica che si è venuta a determinare nella regione e che ha dato modo a Teheran di sviluppare  relazioni internazionali particolarmente  intense con la Cina la Russia e  la stessa Turchia. Teheran ha svolto un ruolo preponderante  nella regione con il finanziamento di movimenti rivoluzionari o terroristici come gli Houthi, Hezbollah o Hamas  atteaverso i quali è riuscita ad influenzare le politiche degli Stati dell’area mediorientale. Tutto  questo  di fronte a un Occidente talora latitante, che non e’ riuscito a definire l’accordo sul nucleare e  che  è tornato ad occuparsi seriamente della regione mediorientale soltanto dopo l’esecrabile assalto di Hamas del 7 ottobre.

Si ha l’impressione che ci sia una sorta di tacita catena di comando: Cina e Russia, con l’obiettivo di ridimensionare l’Occidente usano l’Iran come fattore di destabilizzazione nell’area mediorientale; l’Iran, a sua volta, utilizza come braccio armato  il terrorismo ora di Hezbollah ora degli Houthi, strizzando l’occhio anche ad Hamas. Il tutto senza che l’Occidente attivi qualche forma di contenimento…

In realtà non sempre Russia, Cina e Iran hanno interessi coincidenti. Pechino, ad esempio,  ha tutto l ‘interesse a vedere  assicurata la libertà  di  navigazione nel Mar Rosso, per le sue esportazioni e i suoi traffici commerciali. D’altro canto, l’Occidente non può agire soltanto come pompiere in quelle zone. Deve farsi promotore di iniziative che portino alla stabilizzazione dell’area. In questo senso erano stati concepiti gli accordi di Abramo che però ignoravano un fattore molto importante  ovvero il problema  palestinese  tornato drammaticamente alla ribalta con i tragici eventi del 7 Ottobre. Fino a quando il problema dei palestinesi non verrà risolto in modo da garantire, da una parte la sicurezza di Israele e dall’altra l’esistenza di uno Stato palestinese con tutte le caratteristiche statuali, ivi compresa un’adeguata continuità territoriale, la Regione continuerà a essere esposta a rischi di instabilità e di conflitti permanenti. La capacità dell’Occidente di contenere le spinte eversive e destabilizzanti dipende dalla sua capacità di stabilizzare il Medio Oriente avviando un piano di pace concreto e credibile.

L’Occidente puntava molto sugli  accordi di Abramo per lanciare un chiaro segnale all’Iran. Ma il regime degli ayatollah ha deciso di forzare il gioco, con quali vantaggi?

Si voleva creare una sorta di alleanza dei Paesi sunniti, una specie di cordone sanitario nei confronti dell‘Iran sciita con l’apporto di Israele.Questo processo è stato drammaticamente interrotto o meglio sospeso con gli avvenimenti  del 7 ottobre. Ma non sono mancati nel frattempo  colpi di scena che dimostrano l’attivismo della diplomazia  iraniana come la ripresa delle relazioni tra Teheran e Riad con la mediazione cinese. Difficile tracciare in quell’area linee nette di divisione.

La complessità dei problemi e degli interessi in gioco rende complicata anche la definizione delle linee delle possibili alleanze.

Certamente l’Iran rappresenta fonte di preoccupazione per i Paesi del Golfo e per Israele, non fosse altro per la minaccia di dotarsi di un armamento nucleare. Ma non c’è una linea netta per distinguere tra amici e nemici. Ci sono delle composizioni inaspettate come la ripresa delle relazioni tra Arabia Saudita e Iran tradizionali nemici anche per mettere fine alla guerra civile nello Yemen. Nondimeno l’Iran continua a essere considerato una persistente minaccia e potrebbe catalizzare la formazione di blocchi contro le sue politiche.

Una strategia coerente dell’Occidente verso l’Iran finora non c’è stata. Potremo continuare così mentre Teheran diventa primo attore del Medio oriente e Cina e Russia manovrano le loro pedine con cinismo e lucidità?

La strategia più valida e coerente con i nostri principi consiste nel promuovere i diritti umani, la democrazia, il diritto internazionale, il ruolo delle Nazioni unite. Queste sono le possibili mosse vincenti dell’Occidente non iniziative avventate che possano sfociare in un conflitto incontrollabile. Pensare ora ad una strategia basata sugli interventi militari sarebbe perdente. Come si potrà porre fine al conflitto di Gaza senza una forza di interposizione multinazionale sotto l’egida onusiana? Come assicurare  la libera navigazione del Mar Rosso senza ricordare gli eventi di Suez nel ‘56 quando fu necessaria un’intesa a livello delle Nazioni unite per ripristinare la legalità internazionale?

A proposito del Mar Rosso è abbastanza singolare il silenzio della Cina che pure avrebbe tutti gli strumenti per fare pressione sull’Iran che a sua volta arma gli Houthi che assaltano le navi commerciali costringendole a circumnavigare l’Africa con aumento dei costi, quindi più inflazione nei Paesi occidentali e rallentamento delle produzioni industriali. Un gioco non molto limpido.

Credo che la Cina non abbia interesse a rallentare il commercio internazionale ne’ a far risalire l’inflazione che indebolisce anche la sua economia dato che una diminuzione della domanda mondiale di beni e servizi colpisce un po’ tutti. In questa situazione non ci sono operazioni che possano essere eterodirette. Il tutto è abbastanza incontrollabile. Per assicurare la libertà di navigazione in una zona così strategica ci vogliono iniziative internazionali che coinvolgano i maggiori players, ivi comprese Cina e Russia. Se vogliamo la pace dobbiamo costruire delle architetture di sicurezza. Questo vale anche per la guerra in Ucraina che potrebbe continuare a lungo senza vincitori né vinti ma con perdite incalcolabili.

Serve un quadro di sicurezza come quello creato a Helsinki, che ha garantito pace in Europa per molti anni. L’idea che fu lanciata all’epoca da Andreotti e De Michelis era quella di una Helsinki del Mediterraneo allargato. Questa sarebbe una strategia vincente per l’Occidente e per un’Europa che deve essere più assertiva e capace di esportare i suoi valori e non solo di creare un mercato unico.

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