mercoledì, 29 Maggio, 2024
Esteri

A Beirut ucciso numero due di Hamas, Saleh Arouri

Era il fondatore delle brigate Ezzedin al-Qassam. Israele riunisce il gabinetto di guerra

Un’enorme esplosione a Moucharrafié, quartiere della periferia sud di Beirut, ha distrutto uffici di Hamas dove si stava svolgendo una riunione. “Un omicidio mirato” con almeno sei morti e diversi i feriti. Tra le vittime anche Saleh al-Arouri, fondatore delle Brigate Ezzedin al-Qassam. Al-Arouri è il vice del capo dell’Ufficio politico di Hamas, Ismail Haniyeh. Insieme ad al-Arouri sono stati uccisi anche due comandanti delle Brigate al-Qassam e sarebbe stato ucciso anche Kalil Al Hayya, un alto funzionario e gruppo dirigente di Hamas. Israele “pagherà per i suoi crimini, anche per l’uccisione di Saleh al-Arouri”. E’ la risposta e minaccia arrivata da Ihsan Ataya, esponente dell’ufficio politico della Jihad Islamica palestinese e rappresentante del gruppo in Libano, subito dopo l’attacco. A Tel Aviv, intanto, si è riunito il gabinetto di guerra di Israele.

Si cerca comunque di trattare

Proprio ieri, il capo di Hamas, Ismail Haniyeh, in un intervento televisivo aveva detto di essere aperto a un’unica amministrazione palestinese per governare Gaza e la Cisgiordania. “Abbiamo ricevuto numerose proposte riguardanti la situazione interna (palestinese) e siamo aperti all’idea di un governo nazionale per la Cisgiordania e Gaza”. Hamas e la Jihad islamica hanno riferito all’Egitto che non ci saranno negoziati con Israele per un accordo sulla liberazione degli ostaggi, senza un cessate il fuoco a Gaza. Le due organizzazioni chiedono il cessate il fuoco e il ritiro delle forze dell’Idf dalla Striscia di Gaza come precondizione per qualsiasi progresso nei negoziati sul rilascio degli ostaggi. Attraverso i mediatori di Qatar ed Egitto, Hamas ha presentato a Israele la proposta di un nuovo accordo di scambio per gli ostaggi: lo sostiene il sito di notizie statunitense Axios, che cita due funzionari israeliani e una fonte informata. Israele ha respinto la proposta, ma una delle fonti israeliane ha fatto notare come l’offerta dimostri che Hamas è pronta a impegnarsi in negoziati per un nuovo accordo, anche se i combattimenti a Gaza continuano. Netanyahu, incontrando alcuni famigliari degli ostaggi, ha assicurato che i negoziati per la loro liberazione “sono ancora in corso, non si sono fermati”. Secondo il premier l’ultimatum di Hamas, nelle ultime settimane, si è “un po’ ammorbidito.”

Israele attacca anche in Siria

Intanto Israele ha confermato anche la paternità di un attacco aereo condotto ieri in Siria. “Nella notte – si legge sul sito delle forze armate – abbiamo attaccato una infrastruttura militare in Siria. Ciò in reazione ai lanci di ieri diretti verso il territorio israeliano.” Lunedì si era infatti avuta notizia di cinque razzi provenienti dalla Siria che erano esplosi in territorio israeliano, in zone aperte, senza provocare vittime e danni. In seguito la Siria aveva denunciato a sua volta un attacco aereo israeliano avvenuto nella zona di Damasco. Ci sono anche 15 i civili palestinesi uccisi in un bombardamento israeliano su una casa a Deir el-Balah, nel centro della Striscia di Gaza. Mentre l’Idf ha anche rivendicato di aver conquistato una roccaforte di Hamas nel centro della zona residenziale di Gaza City. In una nota l’Idf spiega che nel quartiere di Sheikh Radwan le forze speciali hanno preso il controllo del cosiddetto avamposto orientale di Hamas, composto da 37 edifici “nel cuore della popolazione civile”. La roccaforte è circondata da edifici residenziali, una scuola e un ospedale, con una moschea nel complesso utilizzata come punto d’incontro per gli agenti di Hamas.

Gallant: non ci fermiamo

Ha ragione il ministro della Difesa Gallant quanto dice che “la sensazione secondo cui noi staremmo per fermarci non è giusta. Se non prevaliamo in maniera netta non potremmo resistere nel Medio Oriente”. Durante un sopralluogo a Gaza il ministro ha anche spiegato che “la guerra è a Khan Yunis. Stiamo compiendo uno sforzo in diversi passaggi, sia sopra i tunnel sia in profondità. Arriviamo ai capi di Hamas da tutte le direzioni”. L’esercito, infatti, ha ordinato agli abitanti di Nusseirat (nel settore sud della Striscia) di spostarsi ancora più a sud, verso Deir el Ballah, perchè sta estendendo le operazioni.

In Turchia arrestate presunte spie

In Turchia sono state arrestate 33 persone sospettate di “spionaggio” a favore dei servizi segreti israeliani Mossad contro cittadini stranieri. Gli arrestati sono sospettati di avere lavorato per il servizio segreto israeliano con l’obiettivo di identificare, sorvegliare e rapire cittadini stranieri residenti in Turchia. Le operazioni per catturare i sospetti si sono svolte in otto diversi quartieri di Istanbul, le forze dell’ordine stanno ancora cercando 13 persone per cui è stato emesso un mandato di arresto.

Hamas “sfrutta” i civili

Ieri l’esercito ha reso noto che l’interrogatorio dei terroristi nell’ambito di un’indagine dell’Unità 504 ha messo in luce le tattiche utilizzate da Hamas per sfruttare i civili di Gaza. Due terroristi di diverse fazioni di Gaza – Hamas e la Jihad islamica palestinese – hanno rivelato dettagli sulle minacce di Hamas ai residenti di Gaza per soddisfare le esigenze delle organizzazioni terroristiche. Zohadi Ali Zahadi Shahin, un terrorista di Hamas del battaglione Shati, ha ammesso durante l’indagine che Hamas non solo ha fermato i gazesi in fuga verso Sud, in direzione di Rafah, ma li ha trasferiti a Nord, all’ospedale Shifa. Lì, i civili sono stati tenuti mentre i terroristi di Hamas aspettavano nascosti sotto l’ospedale.

Morto Zvi Zamir

Zvi Zamir, uno dei più celebri dirigenti del Mossad, è morto oggi all’età di 98 anni. Lo ha reso noto l’ufficio del premier Benjamin Netanyahu con un messaggio di cordoglio in cui rileva che sotto la sua guida, negli anni 1968-74, “il Mossad ha svolto operazioni ardite per raccogliere informazioni di intelligence e per sventare attentati. Sotto la guida di Zamir – afferma ancora l’ufficio di Netanyahu – il Mossad fu sottoposto a cambiamenti profondi che si avvertono ancora oggi.”

Corte internazionale di Giustizia

Israele si presenterà davanti alla Corte internazionale di giustizia dell’Aia per difendersi dalle accuse di genocidio mosse la settimana scorsa dal Sudafrica per la guerra nella Striscia di Gaza. La decisione è stata presa durante un incontro presieduto dal primo ministro Benjamin Netanyahu e ha fatto seguito a consultazioni con il Ministero della Giustizia, le Forze di difesa israeliane (Idf) e il Consiglio di sicurezza nazionale. Israele “non boicotterà” i procedimenti avviati dal Sudafrica presso la Corte internazionale di giustizia, ha detto il consigliere per la sicurezza nazionale Tzachi Hanegbi citato dal sito di notizie israeliano Ynet. Lo Stato ebraico è “un firmatario di lunga data della Convenzione sul genocidio”, ha ricordato Hanegbi. “Parteciperemo e confuteremo questa assurda accusa che equivale a una diffamazione di sangue.”

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